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Ha ancora senso parlare di social networking?

Ha ancora senso parlare di social networking?
3 minuti di lettura

Esperti, utilizzatori, sedicenti guru, #socialmediacosi: sono in molti a porsi questa domanda. Possibile che piattaforme come Facebook, Twitter, LinkedIn, YouTube, Pinterest, Instagram – ma l’elenco è molto più lungo – si stiano mestamente incamminando lungo il viale del tramonto?

È finita l’era del social networking?

A giudicare dal numero degli utenti sembrerebbe proprio di no. I dati sono in crescita rispetto al 2015, quando, ad esempio, erano poco più di 2 miliardi gli account attivati sui canali social, mentre oggi superano i 2,3 miliardi.
In aprile Mark Zuckerberg ha presentato i dati sull’utilizzo da parte degli utenti del proprio ecosistema: su Facebook ci sono 1,65 miliardi di utenti attivi al mese, WhatsApp ha raggiunto il traguardo di 1 miliardo, a seguire Messenger che sale a 900 milioni e più indietro Instagram con 400 milioni di utenti.

social networking

Perché quindi tanto allarmismo?

Il chiarimento è d’obbligo. L’idea con la quale sono nati i social era quella di facilitare i contatti tra amici, la conoscenza di persone nuove, riscoprire vecchie amicizie, scambiarsi opinioni, fotografie, raccontare i fatti propri e “tenere d’occhio” quelli degli altri. Oggi però tutto questo macrocosmo comunicativo sta cambiando, un po’ per disaffezione di molti, i giovani soprattutto che preferiscono di gran lunga chattare, ma anche perché stanno cambiando i Social stessi, sempre più business oriented e meno foto di gattini per capirsi.

I millennials stando abbandonato realtà come Facebook attratti da app di messaggistica istantanea come Whatsapp e Snapchat in cui, a differenza del classico social network, le conversazioni sono private e immediate. Utilizzare una di queste app equivale a “inviare” un messaggio a qualcuno e non più a “postare” un messaggio che può essere letto anche da estranei, quasi a sottolineare un urgente desiderio di ritorno al privato dopo la sbornia di visibilità mediatica.
Paradossalmente sono più gli adulti che oggi utilizzano i social, genitori, zii e anche nonni dei millennials che, dapprima diffidenti, si sono affacciati sui social fino a diventarne padroni incontrastati.

I social sono sempre più business oriented

Ma la causa principale è, come accennavo sopra, l’avvento dei professionisti del marketing digitale che, intraviste le potenzialità, hanno spinto le aziende ad investire sui Social per amplificare le loro campagne marketing. I numeri sono davvero impressionanti, ne consegue che la strategia dei social si è orientata, senza troppi misteri, alla ricerca dei miliardi di utenti online in ottica business oriented.
Il passaggio è quindi tra il social networking e il social media, intendendo per il primo la condivisione di contenuti personali, mentre il secondo si occupa di contenuti professionali.

La condivisione di social media – video professionali, podcast, articoli, foto – sta gradualmente rimpiazzando la condivisione di contenuti personali, spesso noiosi e molto autoreferenziali, con buona pace di chi ancora pensa ai social come alla piazza virtuale dove mettersi in mostra.

La trasformazione di Facebook

Che Facebook stesse puntando al mercato professionale non è un mistero. Pensiamo innanzitutto alle acquisizioni: WhatsApp, Oculus VR, Ascenta, Moves, Pebbles, Surreal Vision, aziende che hanno poco o nulla a che fare con il caro vecchio social networking. Le nuove funzioni delle pagine, Facebook at Work e l’introduzione degli Instant Articles hanno trasformato Facebook in una realtà fortemente social media. Lo scopo è palese: da un lato attrarre le aziende mettendo a disposizione del digital marketing soluzioni sempre più performanti e dall’altro tenere gli utenti incollati allo schermo del PC o dello smartphone con qualsiasi mezzo disponibile, attraverso contenuti di qualità che per lo più provengono dalle brand page.

Ma non è solo Facebook a decretare la fine del social networking. Basta dare un occhio ad Instagram. L’introduzione dei post sponsorizzati evidenzia la volontà del social di fornire degli strumenti di marketing alle aziende e quella di Zuckerberg di monetizzare l’applicazione.
Le immagini, infatti, in questi anni hanno dimostrato di essere un veicolo d’eccezione tra l’utente e la marca, dimostrandosi un potente strumento di storytelling e di interazione, rendendo così Instagram una piattaforma molto appetibile per i brand.

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