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Trasferimento della Sede legale e Centro degli Interessi

Trasferimento della Sede legale e Centro degli Interessi
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La Corte di Cassazione ha confermato che sussiste la giurisdizione italiana nel caso in cui l’effettivo esercizio dell’attività imprenditoriale non segua il trasferimento della sede sociale all’estero.

Niente di nuovo sotto al sole: le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con sentenza n. 3059 del 17 febbraio 2016 hanno sancito che il semplice trasferimento della sede legale di una società all’estero non è di per sé un atto idoneo ad escludere la giurisdizione italiana, se a ciò non corrisponde anche un reale spostamento dell’attività imprenditoriale, direttiva o amministrativa della società stessa.

Trasferimento della sede legale all’estero

Occorre che – come i consulenti seri vanno da tempo predicando, spesso senza essere ascoltati anche dai propri clienti – l’internazionalizzazione passi attraverso la costituzione di una stabile organizzazione della società nel paese estero nel quale si trasferisce la sede sociale. Per stabile organizzazione si intende una presenza reale sul territorio dove si trasferisce la sede, che abbia un certo grado di permanenza della stessa, in ragione della specifica attività esercitata.

Devono inoltre essere svolte delle reali funzioni quali ad esempio amministrazione o marketing o meglio la stessa attività dell’azienda. La stabile organizzazione deve essere anche in grado di produrre un proprio reddito tale da far presumere che anche il “centro degli interessi” è stato trasferito con il trasferimento della sede legale.

Le Sezioni Unite, riprendendo un costante orientamento in materia (Sez. Un. 3368/2006 e Sez. Un. 15880/2011), hanno ribadito anche la competenza del giudice italiano in relazione ad un’istanza di fallimento presentata nei confronti di una società di capitali, la quale era stata costituita in Italia ma che, al verificarsi della crisi aziendale, aveva trasferito la sede sociale all’estero, senza che a ciò seguisse un effettivo trasferimento dell’esercizio dell’attività d’impresa, nella speranza di sfuggire al controllo della legge fallimentare italiana.

Il principio che determina la reale giurisdizione, con ciò che ne consegue, è quindi da ricercarsi unicamente nell’effettivo “centro degli interessi” e non nel mero indirizzo della sede sociale. Il fatto che il legale rappresentante risieda stabilmente in Italia e che i consigli di amministrazione vengano tenuti in Italia e non nel paese dove ha sede l’azienda sono quindi idonei a presupporre un collegamento significativo tra chi impersona l’organo amministrativo di una società – ovvero chi maggiormente ha operato per la stessa – ed uno Stato, con conseguente applicazione della giurisdizione dello stesso.

Fabio Andrea Ferretti