Pubblicita’ online: cosa c’e’ in ballo

Scritto da:     Tags:  , ,     Data di inserimento:  26 novembre, 2015  |  Nessun commento
26 novembre, 2015
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Mentre si parla di Android e iPhone; Watch OS e smartwatch; si sta consumando sotto i nostri occhi un conflitto a bassa intensità. Ma solo perché gli utenti non se ne interessano per nulla; anche se un po’ li riguarda. Di che si tratta? Della pubblicita’ online. Quella che appare quando planiamo sui siti web, tutti i siti web. È in quella maniera che i siti si sostengono, o almeno ci provano.

Ma la faccenda ha subìto un’accelerazione quando Apple ha presentato l’API chiamata Content Blocking all’interno della versione 9 di iOS. In questo modo, la società di Tim Cook offre il mezzo per creare delle estensioni in grado di bloccare determinati contenuti. Che possono essere anche immagini (per ottenere una navigazione più veloce).

In realtà utenti e sviluppatori hanno inteso questa estensione come lo strumento “definitivo” per dire addio alla pubblicità. Siccome è inclusa pure in OS X “El Capitan” (la nuova versione del sistema operativo per Mac), il messaggio è chiaro. La piattaforma Apple chiude le porte alla pubblicita’ online. È una buona notizia?
Dipende. Per alcuni non lo è per nulla.

Il punto è che tutto questo non piace. Infatti l’IAB, l’organizzazione che riunisce i principali protagonisti della pubblicità in Internet, cerca di individuare delle strategie per rispondere a ciò che considera una autentica minaccia.

Per esempio: si è pensato di trascinare in tribunale gli sviluppatori di queste estensioni. Con quale accusa? Perché rappresenterebbero delle “interferenze” che impediscono ai siti di mostrare l’intero contenuto delle pagine Web. Per adesso non se ne fa niente, ma chissà…

Un’altra strategia è quella di convincere i 100 siti più popolari al mondo, a bloccare totalmente l’accesso alle loro pagine quando un navigatore Web sfodera un programma che blocca la pubblicità. Pure questa idea è analizzata, e per adesso rimane allo stadio di ipotesi. (Quanti saranno i siti disposti a essere poi “massacrati” sulle reti sociali?).

In Germania si è tentato di proibire Adblock Plus. Risultati zero. I giudici non si sono fatti convincere dall’idea che questa estensione fosse una minaccia alla concorrenza, oltre a mettere in pericolo la possibilità di offrire contenuti gratuiti. E allora?

Allora nelle ultime settimane si è provato a cambiare tattica. L’IAB ha pubblicato un post sul proprio sito, in cui si riconosce di aver commesso qualche errore. Rappresenta il tentativo di recuperare un poco di fiducia da parte degli utenti.

Insomma, sembra dire l’IAB: se non apprezzate la pubblicità sui siti web, un po’ è anche colpa nostra (“Non solo vostra che pretendete di leggere tutto gratis”: ma questo no, non si può scrivere). Dobbiamo ideare pubblicità differenti, più rispettose. Non invasive, né aggressive.

Per anni un po’ tutti hanno creato pubblicità per i siti senza curarsi dell’utente: occorreva monetizzare e basta, e se lo si infastidiva, al diavolo!

E per anni gli utenti hanno ignorato che informare ha comunque dei costi, e hanno trovato “naturale” avere informazioni a zero euro, pretendendo (come sarebbe giusto) la qualità.

Il risultato? Che i piccoli siti, quei pochi che hanno investito sulla qualità, si trovano nei guai. Quelli grandi, spalleggiati dai pubblicitari, piangono; ma possiamo pure scommettere che troveranno la soluzione. E l’informazione di qualità?

Già: c’è lei in ballo, e qualcuno potrebbe osservare che se ne fa talmente poca… Eppure occorre prendere atto che in certi settori i costi ci sono, e che “informare” non è solo riportare una notizia. Ma ben altro. E che la scarsa qualità di tanta informazione, non dovrebbe essere l’alibi per continuare su questa strada. 

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