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Il manager per la transizione digitale tra vizi, virtu’ e…pericoli di fuffa

Il manager per la transizione digitale tra vizi, virtu’ e…pericoli di fuffa
3 minuti di lettura

L’articolo 1 lettera n) della Legge 7 agosto 2015 n. 124 (Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche) prevede che una pubblica amministrazione, attraverso il suo organo politico possa dotarsi di “un responsabile individuato nell’ambito dell’attuale dotazione organica di fatto del medesimo ufficio, dotato di adeguate competenze tecnologiche e manageriali, per la transizione alla modalità operativa digitale e dei conseguenti processi di riorganizzazione finalizzati alla realizzazione di un’amministrazione digitale e aperta, di servizi facilmente utilizzabili e di qualità, attraverso una maggiore efficienza ed economicità“.

Probabilmente la ratio di questa misura (voluta come narrano le cronache da Linda Lanzillotta) si basa sull’idea –corretta- che gli attuali livelli apicali della pubblica amministrazione non abbiano le competenze necessarie per gestire i processi di cambiamento “profondi” e “radicali” che la legge e –spero- i prossimi decreti delegati prevedono.

Il secondo presupposto è che l’organo politico (comuni e regioni, forse la Sanità) riprenda lo scettro organizzativo e gestionale dell’ente e decida di servirsi di questa figura “illuminata”. Ricordo che questa figura deve essere interna alla PA di appartenenza (dello stesso ufficio dice la legge) ed avere “adeguate competenze tecnologiche e manageriali” per poter realizzare ciò che la Legge prevede.

Conosco bene la PA, i suoi vizi, le sue virtù. Mi chiedo dove, tranne alcune lodevoli eccezioni, siano nascoste queste figure. Le attuali figure apicali sono, e non scherzo, ottimi conoscitori del diritto, della legislazione urbanistica e dei LL.PP, paladini della certezza del diritto, audaci sostenitori del primato della forma sul contenuto.

Ne conosco molto pochi – la stragrande maggioranza non sono dirigenti – in possesso di competenze assieme informatiche e organizzative. A questo punto, l’organismo politico, cosa potrà fare? Ricordo che questa figura deve essere interna e dovrà gestire la transizione.

Soprattutto, sbagliando, molti tra gli amministratori –ma non solo- ritengono che la legge Madia (ma anche il DPCM 13 novembre 2014) detti esclusivamente prescrizioni che attengono alla “rivoluzione digitale”, alla trasparenza e agli open data. Cambiamo un pò di software, mettiamo apposto i portali, minimizzano i più.

Michele Vianello + digitale + organizzazione

La Legge Madia, correttamente, è inaugurata da un articolo intitolato “Carta della cittadinanza digitale”. Chi avrà la pazienza di affrontare l’intero corpo della legge e la sua ratio, comprenderà che essa (la legge) è principalmente finalizzata a cambiare i modelli culturali e organizzativi della P.A. non solo per rispondere a un giusto bisogno di “cittadinanza digitale”, ma soprattutto ad affermare un universale “diritto di cittadinanza”.

Il combinato disposto dei provvedimenti previsti per la riforma dei livelli apicali (non ultima l’abolizione della figura del segretario generale), la priorità dei fondamentali su cui si basano i principi di cittadinanza, prefigurano per realizzarsi una cultura gestionale e modelli organizzativi radicalmente diversi, se non opposti, a quelli su cui si é fondata la P.A. fin dall’unità d’Italia.

Della portata di questo processo dubito ci sia piena consapevolezza, in primis tra il personale politico e i pubblici dipendenti. Come si capirà l’estensione e la pervasività nell’uso del digitale é una delle condizioni per cambiare i modelli organizzativi e gestionali. Insomma, il digitale da solo non basta.

Le cosiddette “competenze digitali”, delle quali molto si favoleggia, da sole potrebbero ottenere risultati opposti a quanto il processo di riforma si prefigge.I decreti delegati di prossima emanazione devono risolvere questo pasticcio.

Ciò di cui c’é bisogno non sono tanto “figure divine” che incarnano assieme competenze organizzative e digitali (figure così non ci sono neanche nel mondo privato), quanto piuttosto la creazione e il mantenimento nel tempo di team multidisciplinari in grado di creare coesione e modelli misti.

Questi team non dovranno accompagnare le fasi di transizione. Il modello imperniato sul team multidisciplinare dovrebbe rappresentare il migliore, stabile modo di lavorare nella P.A. Mi auguro sinceramente si possa andare in questa direzione.

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Foto del profilo di Michele Vianello
Ex Direttore Generale di VEGA Parco Scientifico Tecnologico di Venezia, imprime una forte impronta di innovazione IT nel territorio veneziano e veneto, sperimentando e attuando, a favore della crescita tecnologica e della competitività delle imprese, modelli avanzati di sviluppo gestionale e organizzativo “Enterprise 2.0”, nuove modalità di marketing “Web 2.0”, le più avanzate soluzioni tecnologiche e piattaforme di eccellenza. La sua carriera politica ha inizio nel 1997 come Vice Sindaco nella sua città natale: Venezia. Deputato della Repubblica dal 2001 al 2005, rientra a Venezia, braccio destro del Sindaco Cacciari alla guida della città lagunare, fino a ottobre 2009. In quattro anni promuove un cambiamento radicale nell’organizzazione della macchina comunale e nell’interazione tra PA e cittadini, con l’adozione delle filosofie gestionali “Web 2.0” e “Amministrare 2.0”. E’ ideatore delle politiche del Comune di Venezia in materia di banda larga e connettività wi-fi: con il progetto “Cittadinanza digitale” ha reso Venezia la prima città d’Italia completamente digitale, con connessione Internet wi-fi gratuita per tutti i residenti nelle piazze, biblioteche e uffici pubblici; con il portale “Venice Connected”, che intermedia decine di migliaia di ordini, ha contribuito ad innovare la gestione dei flussi turistici della città. Numerose le relazioni, gli scritti e le interviste di natura specialistica rilasciate su riviste e quotidiani. Nel 2010 pubblica il libro “VE 2.0. Cittadini e libertà di accesso alla rete” edito da Marsilio Editori. Ad aprile 2010 è stato insignito del prestigioso premio nazionale “La città dei cittadini – Cineca Award 2010”, quale personalità che si è più distinta in Italia nello sviluppo di progetti che favoriscono la comunicazione tra Istituzioni e cittadini, in particolare nell’erogazione di servizi tramite le nuove tecnologie web.

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