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Nove consigli per ottimizzare una attivita’ di storytelling

Nove consigli per ottimizzare una attivita’ di storytelling
2 minuti di lettura

Si parla moltissimo di storytelling, meglio, di web storytelling. Il mondo delle imprese private, ma anche il mondo delle Pubbliche Amministrazioni, vuole utilizzare tecniche di  storytelling per affermare i propri brand o per promuovere i propri servizi.

Spesso, purtroppo, il termine storytelling viene utilizzato a sproposito. Vi offro alcuni consigli che nascono dalla mia esperienza, sia nel mondo delle imprese che in quello delle Pubbliche Amministrazioni, per impostare correttamente una attività di web storytelling. Come sempre mi aiuto con alcune immagini.

Centinaia di milioni di persone ogni giorno postano scritti, fotografie, filmati sulle piattaforme di social networking. Ma ciò non basta per affermare che si sta realizzando una attività di storytelling.

Michele Vianello storytelling

Allo stesso tempo centinaia di milioni di persone condividono o commentano i contenuti postati dai loro “simili”. Questa attività ci ha già fatto fare qualche passo in avanti nella direzione di uno storytelling condiviso. Alcuni contenuti hanno avuto maggiore “engagement”, sono maggiormente graditi. Ma ciò non è ancora storytelling.

Una efficace attività di storytelling presuppone una forte regia, una capacità di condividere e di interessare attorno ad alcuni tempi ben definiti fin dall’inizio. Questa attività è intimamente connessa con un efficace utilizzo delle piattaforme web.

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La delimitazione del campo della narrazione a più mani è la condizione per evitare che si realizzi una cacofonia. L’uso corretto degli hashtag ci consente di realizzare efficacemente una delimitazione di argomenti e di narrazioni.

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Il problema é che oggi il mondo del web si é diviso per tribù, che parlano i loro linguaggi e si occupano dei loro argomenti. È necessario profilare gli individui, é necessario profilare le tribù.

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La contraddizione evidente é che il web e i social network erano nati (soprattutto il web) con l’intendimento di promuovere una sorta di universalità dei messaggi -certo da profilare- ma, che teoricamente potessero raggiungere tutti. I social network, particolarmente Facebook, all’opposto stanno incentivando l’autoreferenzialità e l’incomunicabilità tra le tribù.

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Non esiste più la “mia storia”, si affermano sul web le “nostre storie”. L’unico modo per parlare alle tribù, ingaggiarle per raccontare una storia, é quello di parlare linguaggi comuni e incrociare bisogni reali.

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Il capolavoro vero é quello di togliere le tribù dal loro isolamento e di parlare, diffondendoli, linguaggi universali.

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Ho già avuto modo di sottolineare (6 regole da rispettare per realizzare community smart) come si stiano diffondendo eccessivamente sul web il dialogo e il racconto negativi, critici, offensivi. In questo senso è giunto il momento di diffondere lo storytelling positivo, di affermare valori. Anche l’attività di storytelling sviluppata dal mondo delle imprese può essere ispirata a valori positivi.

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Se tutto ciò é vero (e lo é) l’alfabetizzazione digitale senza finalità civiche può assumere anche connotazioni negative. Tradotto in slogan: attento a chi digitalizzi.

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TRATTO DA MICHELEVIANELLO.NET

Foto del profilo di Michele Vianello
Ex Direttore Generale di VEGA Parco Scientifico Tecnologico di Venezia, imprime una forte impronta di innovazione IT nel territorio veneziano e veneto, sperimentando e attuando, a favore della crescita tecnologica e della competitività delle imprese, modelli avanzati di sviluppo gestionale e organizzativo “Enterprise 2.0”, nuove modalità di marketing “Web 2.0”, le più avanzate soluzioni tecnologiche e piattaforme di eccellenza. La sua carriera politica ha inizio nel 1997 come Vice Sindaco nella sua città natale: Venezia. Deputato della Repubblica dal 2001 al 2005, rientra a Venezia, braccio destro del Sindaco Cacciari alla guida della città lagunare, fino a ottobre 2009. In quattro anni promuove un cambiamento radicale nell’organizzazione della macchina comunale e nell’interazione tra PA e cittadini, con l’adozione delle filosofie gestionali “Web 2.0” e “Amministrare 2.0”. E’ ideatore delle politiche del Comune di Venezia in materia di banda larga e connettività wi-fi: con il progetto “Cittadinanza digitale” ha reso Venezia la prima città d’Italia completamente digitale, con connessione Internet wi-fi gratuita per tutti i residenti nelle piazze, biblioteche e uffici pubblici; con il portale “Venice Connected”, che intermedia decine di migliaia di ordini, ha contribuito ad innovare la gestione dei flussi turistici della città. Numerose le relazioni, gli scritti e le interviste di natura specialistica rilasciate su riviste e quotidiani. Nel 2010 pubblica il libro “VE 2.0. Cittadini e libertà di accesso alla rete” edito da Marsilio Editori. Ad aprile 2010 è stato insignito del prestigioso premio nazionale “La città dei cittadini – Cineca Award 2010”, quale personalità che si è più distinta in Italia nello sviluppo di progetti che favoriscono la comunicazione tra Istituzioni e cittadini, in particolare nell’erogazione di servizi tramite le nuove tecnologie web.

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