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Caos Spid: il Tar lo boccia, il Governo non si preoccupa. E’ un’identita’ digitale frastornata

Caos Spid: il Tar lo boccia, il Governo non si preoccupa. E’ un’identita’ digitale frastornata
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Questa identita’ digitale è un po’ in confusione. Quanto meno, è frastornata. Da una parte c’è il Tar che boccia senza mezzi termini il decreto dello scorso dicembre con cui il Governo aveva istituito il sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale di cittadini e imprese, acronimo Spid.

Dall’altro, ci sono le rassicurazioni dell’Agid, provenienti direttamente dal direttore Antonio Samaritani: l’agenda digitale, lo Spid e tutta l’execution non subiranno rallentamenti.

Ma allora, la verità dove sta? Probabilmente nel mezzo. Partiamo dalla sentenza del Tar, che ha accolto le ragioni di Assintel e Assoprovider: secondo loro il sistema di applicazione dello Spid avrebbe impedito alle piccole e medie imprese italiane del comparto ICT di far parte del sistema di identificazione dell’identita’ digitale e sarebbe entrato in contrasto con il Regolamento Europeo in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno.

Il Tar (prima sezione) ha accolto queste ragioni, annullando in sede di merito il decreto ed in particolare l’articolo 10, che stabiliva i requisiti necessari per operare come Identity Provider: tali oneri – come sosteneva l’accusa – costituiscono un ostacolo alla concorrenza, violando i principi di parità di trattamento e di non discriminazione in quanto escludono di fatto tutte le realtà medio piccole.

Quindi, per non fermare il tutto, il Governo ora dovrà correggere il tiro. In un comunicato ufficiale comparso sul sito dell’Agid Antonio Samaritani precisa che che la sentenza “non rallenta il percorso per l’attuazione di Spid. Il provvedimento del tribunale amministrativo infatti annulla unicamente le prescrizioni relative ai requisiti finanziari richiesti ai privati che intendono candidarsi come identity provider. Agid procederà con la pubblicazione dei regolamenti tecnici che definiscono tempistiche e modalità di attuazione del Sistema Pubblico di Identita’ Digitale entro la fine di luglio, così come concordato con il Ministro per la funzione pubblica“.

Da Agid fanno sapere che un avvio è fissato per novembre e nel frattempo continueranno le sperimentazioni con gli attuali identity provider (Telecom Italia, Poste Italiane, Infocert). In questa fase quindi la sentenza del Tar del Lazio non ha un impatto pratico, dato che riguarda i requisiti per diventare identity provider al momento dell’avvio dello Spid.

La sensazione è che comunque spetterà al Ministero della PA trovare una soluzione, prima che termini la sperimentazione. Una ipotesi è un decreto ad hoc contenente nuovi requisiti di capitale sociale, meno restrittivi di quelli (5 milioni di euro) annullati dal Tar. Oppure, in alternativa, la modifica potrebbe rientrare del decreto legge di riforma del Cad, tutt’ora in corso.

Come funzionava (prima del Tar) lo Spid

Lo Spid è un insieme aperto di soggetti pubblici e privati che, previo accreditamento da parte di Agid, gestiscono i servizi di registrazione e di messa a disposizione delle credenziali e degli strumenti di accesso in rete nei riguardi di cittadini e imprese per conto delle pubbliche amministrazioni.

Le identità digitali sono rilasciate, a domanda dell’interessato, dal gestore dell’identità digitale, previa verifica dell’identità del soggetto richiedente e mediante consegna in modalità sicura delle credenziali di accesso.

Con l’istituzione del sistema Spid, le pubbliche amministrazioni devono consentire l’accesso online ai propri servizi solo mediante le carte di autenticazione già previste dalla normativa oppure tramite il sistema Spid.

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