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Internet, egovernment e smart city: il punto sull’agenda digitale in Emilia-Romagna

Internet, egovernment e smart city: il punto sull’agenda digitale in Emilia-Romagna
4 minuti di lettura

L’ultima edizione dei tradizionali rapporti “Benchmarking della società dell’informazione in Emilia-Romagna” avviene al termine dell’attività del Piano Telematico dell’Emilia-Romagna (PiTER) 2011-2014, ovvero l’Agenda Digitale Regionale, nell’ambito del quale sono stati realizzati 46 progetti ed investiti 87,4 milioni di euro.

Le analisi contenute nel rapporto 2015 sulla società dell’informazione in Emilia-Romagna vogliono essere strumenti utili per un supporto alle decisioni ed uno stimolo ad agire su ambiti che cambiano rapidamente nel tempo.
La pubblicazione, prodotta all’interno della Collana Emilia-Romagna Digitale, si struttura seguendo gli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea e i “diritti di cittadinanza digitale” presenti nelle linee guida del PiTER, che già individuavano nell’accesso alle reti, alla conoscenza ed all’informazione, ai servizi ed ai dati aperti degli ambiti essenziali per lo sviluppo e la competitività a livello regionale. Senza dimenticare l’attenzione sugli aspetti essenziali per il futuro, come ad esempio i territori intelligenti (smart city).

Accesso alle reti e diffusione di Internet

Analizzando il tema dell’accesso alle reti, in Emilia-Romagna raggiunto l’obiettivo della copertura da servizi a banda larga minima di 2 Mb/s su tutto il territorio regionale, gli sforzi si concentrano sulla diffusione dei servizi a banda ultra larga a partire da 30Mb/s. Si tratta di un processo in rapida evoluzione. A dicembre 2014 la popolazione raggiunta da tali servizi si attestava al 30,2% concentrandosi prevalentemente nei capoluoghi di provincia e nell’area metropolitana bolognese.

Un altro obiettivo dell’Agenda Digitale è l‘aumento degli utenti regolari di Internet contestualmente alla riduzione della quota di popolazione che non ha mai utilizzato la rete. Rispetto ad entrambi gli obiettivi, l’Emilia-Romagna è al di sopra della media italiana, ma rimane comunque lontana dagli obiettivi europei.

Nel 2014, infatti, il 65% delle persone tra 16 e 74 anni utilizza regolarmente internet a fronte di un obiettivo del 75%, mentre il 27% della popolazione non ha mai utilizzato Internet, quando l’obiettivo europeo prevede il raggiungimento del 15%. Usare regolarmente Internet non vuole dire saper sfruttare automaticamente tutte le opportunità offerte dalla rete. Infatti, solo il 17% degli internauti si muove utilizzandone tutte le potenzialità quali, ad esempio, la ricerca di informazioni, la possibilità di realizzare acquisti online o di dialogare con la PA.

E-government

Sul fronte dell’e-government, l’utilizzo dei servizi online in Emilia-Romagna rimane lontano dagli obiettivi della Agenda Digitale europea. Dal 2012 aumentano leggermente solo gli utenti che usano il web per inviare moduli compilati della PA (11%). È in crescita il numero di canali attraverso cui la PA diffonde informazioni.

I social media sono ormai ben radicati nella comunicazione delle PA emiliano-romagnole: Facebook viene infatti utilizzato da 213 Enti (pari al 55% circa di quelli considerati) per 332 account complessivi: si tratta in prevalenza di Comuni (203, pari al 60% sul totale di 340 Comuni) e della Regione, mentre è ancora marginale l’utilizzo di questi strumenti da parte delle Unioni (20%, pari a una Unione su 5) e dei Comuni micro (33%, ovvero utilizzato da uno su 3). Twitter è stato utilizzato da 53 Enti (in totale di 69 account) con un numero complessivo di 74.000 follower concentrati in prevalenza su pochi enti, tanto che il 71% degli account ha meno di 1.000 follower. Youtube, infine, è fra i maggiori social media quello meno diffuso con 69 canali riconducibili a 62 Enti.

Con l’obiettivo di mettere a valore il preziosissimo patrimonio informativo pubblico, la Regione Emilia-Romagna ha lanciato nel 2011 il portale dati.emilia-romagna.it, piattaforma predisposta per indicizzare e memorizzare dati di titolarità delle PA, organismi di diritto pubblico ed imprese pubbliche.

A febbraio 2015 risultano pubblicati circa 1.469 dataset relativi in particolar modo a: informazioni geografiche, economia e bilanci della PA, risorse naturali. In Emilia-Romagna sono presenti ben 16 portali open data, di cui uno regionale e dieci comunali (Bologna, Cesena, Faenza, Ferrara, Modena, Piacenza, Ravenna, Reggio-Emilia, Rimini, Zola Predosa), due provinciali (Parma, Forlì-Cesena), quello della Città Metropolitana di Bologna e delle Unioni dei Comuni della Bassa Romagna e Valle del Savio, oltre a quello della società di trasporti pubblici Tper (Trasporto Passeggeri Emilia-Romagna)

Smart city

Il rapporto 2015 misura, a livello sperimentale, quanto sono smart le città dell’Emilia-Romagna. Esistono già numerose misurazioni di smartness relative ai capoluoghi ma poco si sa della smartness delle altre città.

Tenendo conto che il 60% della popolazione emiliano-romagnola non risiede in città capoluogo bensì in provincia, c’è una vastissima area della regione di cui mancava, almeno finora, un quadro conoscitivo su questi aspetti. Per l’analisi si è adottato il metodo di classificazione del Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica (DPS) che meglio sintetizza le caratteristiche multidimensionali della città o territorio “intelligente”.

La distanza nella smartness tra le 21 città “Poli” (che includono anche i capoluoghi) dalle altre è significativa per la maggior parte degli aspetti affrontati, soprattutto per quanto riguarda quelli più innovativi. Fra i dati più rilevanti relativi al 2014 si contano nei Poli l’84% delle start up, il 43% delle imprese innovative, il 62% delle imprese green e il 79% degli spazi di co-working.

TRATTO DA EMILIA-ROMAGNA DIGITALE

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