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Processo telematico, dura lex sed lex. Ma la carta resiste

Processo telematico, dura lex sed lex. Ma la carta resiste
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In teoria il processo telematico dovrebbe essere tale sin dall’inizio: è quanto scritto – e in maniera molto chiara – nel decreto legge 83/2015, che ha aperto la strada a depositare con la posta elettronica certificata anche gli atti di citazione e le comparse di costituzione e cioè i primi scritti difensivi delle parti.

Pur non essendo obbligatorio, quindi, anche gli atti introduttivi trovano, per decreto legge, il loro valore legale senza bisogno di una precisa autorizzazione ministeriale. Il decreto legge sul processo telematico, quindi, sarebbe una ‘dura lex sed lex’ che spinge verso la totale informatizzazione. E anche se la carta, ahinoi, è ancora dappertutto, le novità sostanziali sono tante.

Ultime novità

L’articolo 19 del decreto legge 83/2015 inserisce il comma 1-bis all’articolo 16-bis del decreto legge 179/2012. Nell’ambito dei procedimenti civili, contenziosi e di volontaria giurisdizione innanzi ai tribunali e, a decorrere dal 30 giugno 2015, innanzi alle corti d’appello è sempre ammesso il deposito telematico dell’atto introduttivo o del primo atto difensivo e dei documenti che si offrono in comunicazione, da parte del difensore o del dipendente di cui si avvale la PA per stare in giudizio personalmente, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici.

La novità più recente del processo telematico, quindi, risiede nel fatto che la norma riguarda proprio il primo atto difensivo.

Come funziona il processo telematico

Il PCT (processo civile telematico) è stato introdotto dalla Legge di Stabilità 2013 ed è entrato in vigore dallo scorso 30 giugno 2014: secondo le nuove disposizioni, tutti gli atti e documenti devono essere elaborati e trasmessi digitalmente.

Il processo telematico funziona attraverso collegamenti ipertestuali ed elettronici, che servono per la consultazione, invio e deposito di atti, elaborati e contenuti in una sorta di maxi banca dati, chiamata Polisweb e alla quale si accede tramite Punto di Accesso e previa iscrizione.

Esempio classico: un avvocato o un notaio, che deve consultare un att,o accede a Polisweb mediante la propria smart card collegata al pc tramite apposito lettore e digitando il PIN di sblocco card. L’operazione quindi consente l’identificazione dell’avvocato o del notaio e l’accesso al sistema come soggetto autorizzato.

L’accesso a Polisweb consente quindi di poter consultare i registri di cancelleria e nello specifico i dati dei procedimenti in cui risulta coinvolto, esaminare gli atti processuali, verificare scadenze ed adempimenti, monitorare lo scioglimento di una riserva o il deposito di un provvedimento del giudice.

In teoria (dipende dal grado di implementazione) tramite la stessa procedura sarà possibile consultare il fascicolo processuale elettronico e dei provvedimenti del giudice, ed eventualmente scaricare in download la copia di tutto il fascicolo processuale e dei provvedimenti del giudice.

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