Hacking Team: nessuno e’ piu’ al sicuro. Wikileaks pubblica tutto, fuga di notizie iniziata!

Scritto da:     Tags:  , , , ,     Data di inserimento:  10 luglio, 2015  |  Nessun commento
10 luglio, 2015
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Continua a imperversare il caso Hacking Team, la società milanese che si occupa di sorveglianza e che soprattutto vende software-spia a governi di tutto il mondo, colpita da un potentissimo attacco hacker lo scorso 6 luglio. Prima di tutto, le dichiarazioni dell’azienda non lasciano spazio a troppe interpretazioni.

Abbiamo perso la capacità di controllare chi utilizza la nostra tecnologia. Terroristi, estorsori ed altri possono implementarla a volontà. Crediamo sia una situazione estremamente pericolosa, è oramai evidente che esiste una grave minaccia. Stiamo valutando se è possibile contenere i danni“, si legge nell’ultimo comunicato stampa diramato da Hacking Team.

Il carico però ce lo ha messo Wikileaks, la celebre piattaforma di Julian Assange, che ha messo in rete un milione di mail che comprendono, tra gli altri, centinaia di nomi celebri, di politici – anche Matteo Renzi e Silvio Berlusconi – di istituzioni, dai servizi segreti alla polizia, dalla Guardia di finanza ai carabinieri, che ricorrono nelle mail interne di Hacking Team.

Non solo: si legge di politici di tutto il mondo citati con informazioni “particolari” e anticipazioni su interventi a livello internazionale. E ancora di agenzie governative, polizie ufficiali e gruppi paramilitari con cui l’azienda aveva contratti per la fornitura di sistemi di spionaggio. E moltissimi messaggi di posta elettronica riguardanti l’Italia e la politica del nostro Paese. Compresa l’anticipazione di una sentenza della Corte Costituzionale.

Nelle mail si parla del premier Renzi in una serie di corrispondenze che parlano di attualità politica, mentre molta attenzione viene naturalmente riservata alla sicurezza cibernetica ed emergono anche scambi su visite in Sudan, uno degli Stati non democratici cui – secondo le accuse di vari attivisti – Hacking Team avrebbe venduto il suo software spia.

Poi c’è anche la Libia: in una mail dello scorso 25 maggio alcuni esponenti di Hacking Team parlano della possibilità di fare affari in Libia. La sensazione è che nessuno possa sentirsi più al sicuro e che continueremo a vederne – e a leggerne – delle belle. La fuga di notizie è già iniziata e non si fermerà.

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