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Digital Transformation: quando la PA capisce che e’ un’opportunita’

Digital Transformation: quando la PA capisce che e’ un’opportunita’
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Ultimamente si fa un gran parlare di Digital Transformation e di come il digitale sia oggi un’opportunità eccezionale per le aziende che arrancano e che non hanno ancora compreso come le tecnologie e la rete hanno ormai cambiato radicalmente tutti i processi, da quelli produttivi a quelli distributivi, passando per il marketing, l’assistenza ai clienti, ecc. (un bel post sul tema lo scrisse Marco Massarotto l’anno scorso).

Non da meno la Digital Transformation intacca il settore della Pubblica Amministrazione che, specialmente nel nostro paese, sembra non accorgersi che tutti i processi burocratici, ma soprattutto i servizi offerti all’utenza servita, vengono ormai intaccati e stravolti dal digitale, non fosse altro per l’impatto devastante della IT consumerization e dello user empowerment che hanno ridotto i CIO pubblici a figure ormai preistoriche e per certi versi patetiche.

Per fortuna esistono eccellenze, laddove chi governa l’IT nella PA ha capito che la Digital Transformation è utile soprattutto per i settori di produzione tradizionali e ben radicati nel sistema socio-economico di riferimento.

Il Veneto ha scommesso sulla Digital Transformation attraverso una progettualità che prevede il finanziamento di una ventina di FabLab con lo scopo di incentivare la produzione, la ricerca e la co-progettazione incentrata sul digitale per un settore che in questa regione è strategico, ovvero il manifatturiero.

Ieri si è svolta a Venezia la prima riunione dei FabLab assegnatari del finanziamento e si è cominciato subito a fare rete e community attraverso la condivisione di alcune speranze, obbiettivi e traiettorie di sviluppo tipiche proprio della Digital Transformation.

I fabber e i maker convenuti ieri hanno dimostrato subito grande propensione nel distinguersi dal tradizionale FabLab impegnato a costruire oggettistica o a miniaturizzare componentistica. Hanno capito che devono studiare traiettorie innovative di sviluppo che partano dalla tipicità e originalità del FabLab e dalla sua capacità di diventare un centro di ricerca, o meglio un Lab di ricerca e innovazione a disposizione del territorio ma soprattutto delle aziende che con la Digital Transformation ancora non hanno impattato.

In un mondo dove la Sharing Economy sta mettendo in discussione tutto già hanno cominciato a studiare forme di procurement collaborativo, federazione delle identità, del billing e dell’ospitalità degli utenti, forte propensione all’inclusione di scuole, centri di ricerca, aziende e comunità di cittadini.

Il FabLab come nucleo basico ed embrionale di un luogo più esteso che può evolvere in contamination lab, innovation lab o living lab a disposizione di tutti come centro di formazione, hackerspace, gaming space o semplicemnte luogo dove discutere, progettare e provare assieme, magari fra un coderdojo e un hackathon.

… è noto infatti che la percezione del valore potenziale della tecnologia è spesso superiore all’effettiva adozione delle soluzioni e le imprese si trovano a metà del guado: consapevoli dei benefici della sfida digitale, ma poco preparate a gestire il cambiamento culturale e organizzativo necessario per vincerla…‘ (via Italia Oggi). Forse le imprese, e non solo le imprese, hanno bisogno di coaching e i makers potrebbero essere i migliori coach oggi sul mercato.

Ecco, se tutto ciò intaccherà il modo tradizionale e ottuso di vedere il mondo che le aziende ancora perseverano, la Digital Transformation inizierà a produrre i suoi effetti. In pratica sarà sufficiente che un azienda, ma perchè no, anche una Pubblica Amministrazione, adottino un Fab Lab e ciò che oggi sembra irraggiungibile può rivelarsi molto più vicino e facilmente attuabile.

Il progetto finanziato con fondi statali e rientrante in un accordo di programma con l’Agenzia Digitale per l’Italia, può diventare un modello. Basta copiare e migliorare.

Foto del profilo di Gianluigi Cogo
Da anni facilita i processi che sfruttano le nuove tecnologie e diffonde cultura digitale nella Pubblica Amministrazione. In rete dai primissimi anni ‘90, a Venezia fonda la prima rete civica ‘Venice On-Line’ e poi il primo portale cittadino: ‘Venezia.Net’. Verso la fine degli anni ’90, assieme ad altri colleghi, crea il primo network dei Comuni della Provincia di Venezia ‘Polo Est’ e, infine, uno dei primi social network italiani: ‘Networkingitalia.it’. Presso la Regione Veneto (dove ora ha la responsabilità della Community Network inserita nella struttura di e-government) crea la prima rete intranet basata su workspace e dinamiche 2.0. Sviluppa, insieme ad altri colleghi di diverse regioni italiane, Ritef, la ‘rete delle regioni per l’e-learning’ ed è fin dai primi anni 2000 uno dei protagonisti del Cisco Networking Academy in Italia. Attualmente svolge consulenze per Università, Centri di Formazione Pubblici e Privati e Ministeri, per divulgare le dinamiche e i valori della ‘collaborazione e della partecipazione’. E’ docente presso la Facoltà di Informatica dell’Università Ca Foscari di Venezia del corso ‘Social media e smart apps’, Presidente di Assint (Associazione per lo sviluppo dell’innovazione e delle nuove tecnologie), è stato anche Segretario Generale dell’Associazione Italiana per l’Open Government, Componente del Comitato Scientifico della rivista Egov, membro dell’esecutivo dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione, fondatore/animatore della rete degli innovatori della pubblica amministrazione, consulente di FormezPA e molto attivo con il suo blog: http://webeconoscenza.net/. Ha ideato e promosso il primo Barcamp degli innovatori della Pubblica Amministrazione e collabora come docente e curatore scientifico per master e corsi sull’e-government 2.0 e sull’Enterprise 2.0. Scrive su diverse riviste del settore e ha pubblicato i libri: ‘La cittadinanza digitale’ , ‘I siti web delle Pubbliche Amministrazioni’ e ' I Social Network nella PA'.

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