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Facebook e il mistero del filtro arcobaleno: foto gay friendly o nuovo test emozionale?

Facebook e il mistero del filtro arcobaleno: foto gay friendly o nuovo test emozionale?
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Ventisei milioni di arcobaleni, su Facebook, per ‘festeggiare’ la decisione di legalizzare in tutti gli Stati Uniti i matrimoni gay: tantissimi utenti hanno cambiato la propria foto usando il filtro arcobaleno fornito proprio dal social network, ottenendo peraltro in tutto più di mezzo miliardo di ‘like’ e commenti (circa 565 milioni di interazioni).

Qualcuno si è insospettito: perché Facebook si deve schierare così apertamente con la comunità LGBT? Ed ecco, allora, insinuarsi il dubbio della teoria del sospetto. Secondo il magazine Usa The Atlantic, potrebbe infatti essersi trattato di un test sugli utenti al pari di quello sulle emozioni che scatenò tante polemiche.

In parole povere, quella del filtro arcobaleno sarebbe un esperimento, una ricerca di mercato emozionale: vedere quante persone, sotto il sostegno di un potente social network, si sentono libere di esprimere la propria posizione su un argomento da sempre controverso e al centro delle polemiche.

Ovviamente, la replica di Facebook a smentire queste insinuazioni sul Celebrate Pride è stata immediata: un portavoce del social ha anche spiegato che il filtro arcobaleno è stato progettato da due stagisti durante una hackathon interna a Facebook la scorsa settimana. L’idea è piaciuta molto al punto che è stato deciso di rendere il prodotto disponibile anche per il pubblico. Tutto qui, nessun sotterfugio.

Quel che è certo è che, anche se il filtro arcobaleno non è stato un test voluto, in un modo o nell’altro lo è diventato: sapendo come funzionano i social network, è impossibile evitare che certe informazioni non vengano comunque usate, in qualche modo, per creare algoritmi ad hoc tesi a migliorare l’utilizzo dello stesso social invogliando la permanenza e/0 le strategie di marketing? I social fanno questo, volenti o nolenti, aldilà di un filtro arcobaleno gay friendly.

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