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Carta di identita’ elettronica, ancora tu! Ma non dovevamo vederci piu’?

Carta di identita’ elettronica, ancora tu! Ma non dovevamo vederci piu’?
2 minuti di lettura

Non ce la possiamo fare. Diciotto anni (si, 18, dovevamo ancora vedere l’Euro, l’epopea berlusconiana era appena iniziata e l’Italia doveva ancora perdere i Mondiali francesi ai rigori) di insuccessi, insensatezze, mezze robe, digitalizzazioni dell’esistente senza costrutto non sono bastate.

Quasi 4 lustri dopo il pacchetto Bassanini sulla semplificazione amministrativa datato 15 maggio 1997, siamo ancora qui a rilanciare la carta di identita’ elettronica, quando avevamo capito – male? – che sarebbe stato lo Spid il nostro destino di identità digitale.

Nell’ultimo decreto enti locali, invece, Renzi ha deciso di riprovarci: si stanzieranno 60 milioni di euro per disintegrare il DDU di Monti (carta e codice fiscale assieme, correva l’anno 2012, francamente sarebbe stato più che soddisfacente) e tornare a una carta di identita’ a sé stante.

Fate una cosa, prima di ‘cercare di capire’. Sappiate che la vecchia carta di identita’ elettronica la rilasciarono solo 200 comuni su 8000. Roba da collezione, insomma.

CIE 2015: a volte ritornano

Si chiamerà Carta di Identita’ Elettronica 2015 CIE e avrà la stessa doppia funzione della tessera sanitaria: è infatti sia un documento di riconoscimento sia funge da mezzo di autenticazione per accedere a tutti i servizi online della PA. La domanda è: ma allora perché non usare la tessera sanitaria??

Secondo il Governo la carta di identita’ elettronica costituirebbe un notevole risparmio per le casse dello Stato. I servizi telematici a cui si avrà accesso con il nuovo documento elettronico sono garantiti dal lavoro del cosiddetto ‘progetto POLIS‘, che si è occupato in questi anni di creare un sistema telematico di gestione dei servizi tra il cittadino e i vari organi di pubblica amministrazione.

La carta di identita’ elettronica, ‘fisicamente’ è una tessera composta da policarbonato delle stesse dimensioni di una carta di credito, ed indicherà Nome, Cognome, Dati di Nascita, Residenza, Cittadinanza, Data di Rilascio, Scadenza, Codice Identificativo del Comune e le novità della firma digitale, della fotografia digitalizzata e dell’impronta digitale.

Una volta attivata, la carta permetterà di pagare multe, bollette, bollo auto, tickets sanitari, consentirà la prenotazione di visite a musei o teatri, darà accesso alla propria storia sanitaria. In cantiere c’è anche un progetto per il voto online.

Dove e come richiederla

Qualcuno lo può già fare. Ci sono infatti 156 comuni già abilitati, ma nei prossimi giorni il Ministero dell’Interno provvederà ad attivare il servizio con tutti i restanti comuni. Le modalità di rilascio corrispondono a quelle della carta d’identità cartacea, ossia bisogna passare dall’ufficio anagrafe del comune.

Non è però necessario presentare le fotografie in formato fototessera. Vi saranno rilasciati – per semplificare… – anche diversi codici, modello vecchia carta SIM: PIN, PUK, sblocca-PIN in caso di smarrimento e CIP, per bloccare la carta se rubata.

Ma…lo Spid?

Tutto bello, tutto grande. Ma che fine farà lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale che Poggiani e Madia (e adesso, in teoria, Sammaritani) doveva essere al centro di tutto? Si parlava di PIN unico, di credenziali per permettere al cittadino di accedere ai servizi pubblici oggi fruibili con password e pin diversi (Inps, Agenzia delle Entrate, eccetera).

Entro il 2015 dovrebbero essere rilasciati 3 milioni di Spid. Se tutto va avanti, che senso ha la carta di identita’ elettronica? Mah, boh, mah. Non ce la possiamo fare.

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