Cookie Law specchietto per le allodole: non mi adeguo se chi me lo chiede non e’ a norma!

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  12 giugno, 2015  |  Nessun commento
12 giugno, 2015
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Lo dico così, non per aggiungere parole e confusione alla già abbondantemente chiacchierata e confusa Cookie Law, ma per esprimere, ancora, una certa perplessità verso un legislatore che, ad un esame superficiale ovviamente, appare in confusione: se una norma richiede più interventi chiarificatori significa che è fatta male, significa che non si è lavorato con squadra adeguata e non si è fatta consultazione pubblica di bozze di lavoro.

Mi riesce infatti alquanto strano e doloroso capire come mai, per la succitata legge, entrata forse sì/forse no in vigore da qualche giorno, si sia scatenato il pandemonio, seminato panico, bruciato streghe su roghi virtuali e minacciato di sanzioni immediate tutti, ma proprio tutti !!

Il tutto mentre ci sono leggi molto più importanti, leggi che precludono inclusione e accessibilità alle informazioni, leggi che mirano (diciamolo) non proprio a tutti ma categorie ben precise, per esempio la legge Stanca.

Approvata all’unanimità dal Parlamento, è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 17 gennaio 2004, ed è diventata operativa dopo oltre un anno tramite:

  • Il Decreto Attuativo del Presidente della Repubblica, 1º marzo 2005, n. 75;
  • Il Decreto Ministeriale dell’8 luglio 2005 “Requisiti tecnici e i diversi livelli per l’accessibilità agli strumenti informatici” che stabilisce le linee guida recanti i requisiti tecnici e le metodologie per la verifica dell’accessibilità dei siti Internet, nonché i programmi di valutazione assistita utilizzabili a tale fine;
  • Il Decreto Ministeriale 30 aprile 2008 “Regole tecniche disciplinanti l’accessibilità agli strumenti didattici e formativi a favore degli alunni disabili

La legge Stanca è rivolta a, come specificato nell’art. 3 della legge:

  • pubbliche amministrazioni;
  • enti pubblici economici;
  • aziende private concessionarie di servizi pubblici;
  • enti di assistenza e di riabilitazione pubblici;
  • aziende di trasporto e di telecomunicazione a prevalente partecipazione di capitale pubblico;
  • aziende municipalizzate regionali;
  • aziende appaltatrici di servizi informatici.
  • tutti i soggetti che percepiscono contributi e/o agevolazioni per lo sviluppo di soluzioni informatiche

E costantemente aggiornata nel tempo a dimostrazione di vero interesse e comprensione dei bisogni…non si stia facendo nulla da oltre dieci anni, anziancora oggi soldi pubblici vengono spesi per creare nuovi siti non a norma, un po come costruire dei grattacieli con il bagno in cortile, e uno solo per tutti i condomini.

A parer mio non si fa! Nel 2015 abbiamo tutti imparato a farla in casa mi pare, ma qualcuno invece pare di no, vista la percentuale di siti non a norma e visto che, qualche giorno fa, a colloquio con il responsabile IT di un importante Amministrazione lombarda, mi son sentito dire che: “si lo sappiamo che il sito fatto per (un importante manifestazione in atto in questi giorni nella regione) con i soldi di (un importante ente sovranazionale), non è accessibile, lo abbiamo fatto apposta, i siti accessibili sono brutti e poco navigabili” (cit.)

Ora però, per non uscire dal tema, reprimo la mia costernazione e la mia rabbia di fronte a tali #cagate, ma torno a chiedermi: perché se qualcosa può colpire l’uomo comune, chi in buona fede utilizza un mezzo ormai abbastanza diffuso anche per piccoli lavori o per diletto personale, ecco questo qualcosa diventa immediatamente lo strumento per reprimere, chiedere soldi, demonizzare, mentre per altri, super partes evidentemente, si continua a fare orecchie da mercante e a fregarsene bellamente.

Non so cosa si possa fare a riguardo, ma a pelle mi vengono in mente un paio di soluzioni che credo siano balenate un po a tutti:

  1. io mi rifiuto di adeguare un bel nulla fino a che chi me lo chiede non sia a sua volta a norma, in fondo sono disabile e non ho avuto corretto accesso alle informazioni;
  2. pretendo che i soldi eventualmente raccolti da sanzioni che riguardino illeciti “WebBased” siano utilizzati per sanare la situazione della vergognosa presenza Web di una altissima percentuale di PA;
  3. propongo che parte di quelle sanzioni venga destinata alla formazione di personale capace non solo di capire cosa sia l’accessibilità ma anche di ragionare in termini economici, dove la logica dice che prevenire è meglio di correggere e che l’accessibilità deve essere filosofia integrante di un progetto e non un correttivo postumo.

Ecco questa è la mia superficiale e spontanea considerazione, sicuramente le cose non stanno proprio così come le ho dette io, ma lasciatemelo dire…sembrano proprio così…

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