Il declino dell’idea di smart city. Ma ora offriamo una diversa prospettiva

Scritto da:     Tags:  ,     Data di inserimento:  19 maggio, 2015  |  Nessun commento
19 maggio, 2015
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In questi giorni, in qualità di speaker, ho partecipato ad alcuni convegni sulle smart city (in particolare segnalo “Technology for All” e “Smart Cities, gaming, social innovation”). Finalmente, a differenza di un non lontano passato, l’idea della città smart, fondata sulla diffusione delle tecnologie IT, sembra declinare.

Parimenti la visione “quantitativa” dell’uso delle tecnologie viene messa in discussione e, seppure timidamente, la centralità dell’agire umano negli ambienti urbani comincia ad emergere al di fuori di ogni formalismo.

La mia tesi: una consapevole centralita’ nell’agire urbano

In questi anni l’idea di smart city si è creata e consolidata attorno alle relazioni tra i produttori di ICT, i gestori di smart grid e le Amministrazioni pubbliche cittadine. I ruoli si sono così ripartiti:

  1. le Amministrazioni cittadine sono il depositario dello “scenario urbano” e evidenziano, per governarle, tutte le criticità proprie dell’epoca moderna;
  2. le imprese propongono le soluzioni (alcune anche di grande pregio). Le soluzioni offerte sono, in larga parte, incentrate su una visione quantitativa e dirigistica dell’uso dell’information technology. L’esempio tipico è quello rappresentato dal “cruscotto del sindaco”, il quale cruscotto funziona se popolato e arricchito di “dati istituzionali” o di dati generati da “reti di controllo”. La città si riduce ad essere una quinta teatrale nei processi di innovazione.
  3. i bandi, sia quelli europei, sia quelli del MIUR hanno generato (si fa per dire) le risorse per finanziare questa visione della smart city.

Questa visione assolutamente centralistica e dirigista della smart city si é arenata. L’attività stessa di smart city in Italia si è fermata.

Nel frattempo le Amministrazioni comunali si sono trovate strette tra la carenza di risorse economiche e la richiesta pressante, seppure non ancora declinata con chiarezza in tutte le sue implicazioni, dell’opinione pubblica e del Governo di “digitalizzarsi”.

In questi mesi ho cominciato, all’opposto, a maturare una diversa idea della città, della sua smartness, del rapporto tra il genere umano e il “digitale”. Queste riflessioni saranno sviluppate nel mio prossimo libro. Vorrei anticipare alcune riflessioni.

Ogni giorno, in ogni luogo del mondo, in ogni ambiente urbano, milioni di persone generano attività e azioni “smart”. Per attività “smart” intendo le azioni, non necessariamente veicolate dal digitale, ma che determinano ricadute positive, DI INTERESSE GENERALE, in un ambiente urbano.

Esse possono riguardare la sostenibilità ambientale nelle sue diverse declinazioni, l’inclusione sociale, la competitività di un’area urbana, e così via. I campi della “smartness” possono essere i più variegati e spesso vengono ad intersecarsi tra di loro uscendo dalle tradizionali logiche verticali proprie del governo urbano del secolo scorso.

Il digitale è la piattaforma (l’abilitante) che consente a queste azioni di dispiegarsi. Molte di queste azioni, per il loro valore sociale, necessiterebbero di essere raccontate, di essere messe a regime per moltiplicarsi ed estendere i propri frutti a tutti secondo le logiche della sharing society. Come capirete bene questa mia idea di smart city mette al proprio centro la figura umana consapevole.

Michele Vianello genere umano consapevole

D’altronde, in epoca di Internet of Things, se non chiarissimo bene che un sensore viene attivato da un soggetto umano per raggiungere un obiettivo prefigurato da quest’ultimo, correremmo il rischio di valutare solo l’effetto dei sensori, o dei sistemi di sensori, indipendentemente dall’avere indagato sul loro utilizzo.

La mia ricerca vi porta allora dall’indagare sui sensori o sui sistemi di sensorie/o di macchine, a quella dell’indagine sui sistemi di attività del genere umano consapevole. Se volete, questa è la sfida che ci attenderà, sempre di più nei prossimi anni.

Potete catalogare le attività digitali e i prodotti come smart city ma, la definizione di smart citizen è e sarà sempre di più una definizione corretta.

TRATTO DA MICHELEVIANELLO.NET

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