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Agenda Digitale, Internet non basta. Il paradosso del fascicolo sanitario elettronico e l’ansia dei mille Pin

Agenda Digitale, Internet non basta. Il paradosso del fascicolo sanitario elettronico e l’ansia dei mille Pin
3 minuti di lettura

L’agenda digitale italiana batte la fiacca. Come sempre, inevitabilmente. E non veniteci a raccontare che ci sono altre priorità, che l’avvicendamento tra Poggiani e Samaritani al vertice di Agid ha ‘rallentato’ i lavori.

Fin quando non ci sarà un Ministro per il Digitale, non ne caveremo un ragno dal buco perché è inutile: se non si tratta la materia ‘digitale’ come fondamentale, come propedeutica ai fatturati dello Stato e alle migliorie in tutti i settori, pubblici e privati, considerandola ‘roba da smanettoni’, allora resteremo sempre in questo limbo.

Non ricordo con esattezza da quanto tempo sento parlare di banda larga, fascicolo sanitario elettronico, identità digitale e anagrafe unica. Due anni, forse di più, da quando il ‘fu’ digital champion Francesco Caio esaltò i suoi tre ‘must’ dell’agenda digitale che sono rimasti gli stessi con la Poggiani e, presumibilmente, lo saranno con Samaritani.

Tra banda larga e Internet diffusa

Le ultime dal ‘mondo’ ci dicono che il Governo starebbe pensando di affidare a Enel il progetto di sviluppo della banda ultralarga, che sfrutterebbe la rete dei cavi elettrici della società, mettendo all’angolo Telecom. E’ una vecchia storia, la conosciamo più o meno tutti.

Il premier Renzi ha twittato che “la banda ultra larga è obiettivo strategico. Non tocca a Governo fare piani industriali“.  Ok, aspettiamo. Nel frattempo appuriamo, da indagine Audiweb, che a marzo si sono collegati a internet almeno una volta al mese 28 milioni e mezzo di utenti, il 52,8% di italiani dai 2 anni in su, per un tempo totale di circa 28 ore in media a persona.

Sempre secondo Audiweb l’audience totale nel giorno medio è di 21 milioni e mezzo di utenti, online per oltre 2 ore in media per persona. Da smartphone e tablet nel giorno medio si sono collegati 17.4 milioni di persone, il 40% degli italiani di 18-74 anni, online per un’ora e 40 minuti per persona.

Significa che Internet ha una penetrazione evidente, ma che da sola non basta. Perché su Internet il cittadino – non il 20enne, ma il 55enne si intende – ci va se ha senso andarci, se effettivamente c’è una miglioria della sua vita in termini di risparmio di tempo e risorse. Non solo: quella miglioria deve essere adeguatamente sponsorizzata e veicolata, altrimenti nessuno la riconosce.

Mille Pin in cerca d’autore

Prendiamo ad esempio il Pin dell’Agenzia delle Entrate per la gestione dei servizi online: è un disastro, bisogna chiederlo sul sito ma va bene anche allo sportello (…), peccato che alcuni lo hanno già ricevuto ma non si sa ne dove ne quando. E così, dopo 4 minuti di ‘incazzo’ sul sito del Fisco, scommettiamo che più della metà dei contribuenti telefona al numero verde?

Ci sono troppi Pin diversi (ne basterebbe uno, la password che indicate per la vostra mail sarebbe più che sufficiente, chissà cosa gliene frega a un hacker di andare a falsificare la vostra dichiarazione dei redditi…). Quando poi ci sono dei servizi intelligenti e sensati, che facciamo? Li posticipiamo.

Fascicolo sanitario elettronico: l’Agid lo pompa ma poi lo sposta ancora

L’esempio del giorno, che conferma quanto l’agenda digitale sia materia secondaria nelle intenzioni del Governo, è quello del fascicolo sanitario elettronico (FSE). L’Agid, sul suo sito, ha pubblicato le specifiche tecniche di interoperabilità, ossia le linee guida che devono consentire alle Regioni di iniziare a sviluppare i servizi per l’effettiva interoperabilità del FSE.

Il lavoro è il risultato dei test effettuati dalla Regione Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto che, su proposta Agid, si sono offerte, con il supporto del CNR, di validare le specifiche di dettaglio per l’interoperabilità dei sistemi regionali di FSE ed in particolare i servizi di ricerca, recupero e indicizzazione dei documenti che compongono il Fascicolo.

E’ una bella cosa, una cosa utile. Ma si tratta di un decreto attuativo che è li da 22 mesi e che doveva diventare realtà in tutte le regioni entro il 30 giugno 2015. Verrà rinviato di almeno altri 6 mesi, la stessa Agid e il Ministero della Salute si sono già accordate per darsi più tempo.

Perché? Ovvio, perché il decreto attuativo ancora non c’è. Come fanno le Regioni a partire ufficialmente, senza decreto? Improvvisando, a macchia di leopardo, come fanno peraltro i comuni e le Province o le Asl quando mettono su un servizio digitale interessante. Tipo Cristiano Ronaldo che gioca da solo contro 11 robot. Insomma: cambiano i direttori, ma restano i problemi. Anzi, i paradossi.

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