L’Agid e l’agenda digitale sono roba da (buoni) Samaritani

Scritto da:     Tags:  , , , , , ,     Data di inserimento:  30 aprile, 2015  |  Nessun commento
30 aprile, 2015
antonio_samaritani

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Il nuovo direttore dell’Agid è quindi Antonio Samaritani (classe 1963), al quale va ovviamente il proverbiale “inboccalupo” di tutta la redazione di Pionero. Come sempre, siamo convinti che il problema non stia tanto nel ‘chi’ si va ad avventurare su questa specie di Perla Nera (se avete visto La Maledizione della Prima Luna sapete di cosa stiamo parlando…), ma quanto il Governo voglia effettivamente cambiare l’Italia visto che la professionalità e le motivazioni di Samaritani – ma anche del predecessore Poggiani – non sono mai state in discussione.

Spid, Italia Login, banda larga, anagrafe digitale unica, alfabetizzazione digitale: nel calderone dell’agenda digitale, il nuovo timoniere che di ICT se ne intende eccome, essendo attualmente Direttore Sistemi Informativi e Tlc della Regione Lombardia ed avendo maturato importanti esperienze in aziende leader del settore come IBM e Accenture.

Nel curriculum di Antonio Samaritani, che è stato annunciato da @matteorenzi nel Cdm di ieri, confluiscono sia competenze tecniche informatiche sia una conoscenza profonda di come funziona – o non funziona – la pubblica amministrazione.

I più ‘introdotti’ narrano che la scelta di Samaritani sembra venire direttamente da  @mariannamadia, che peraltro caldeggiò Alessandra Poggiani. Francamente sono tutti discorsi che lasciano il tempo che trovano, visto che qui i problemi sono altri. L’agenda digitale, ferma, e l’Italia, paralizzata dalla burocrazia che la stessa Poggiani si trovò di fronte ogni santo giorno.

I problemi/opportunità sono di due tipi: burocratici, visto che ci sono una marea di contratti lasciati in essere da chi l’ha preceduto, e di sviluppo: il piano crescita digitale, lo Spid e Italia Login sono progetti da portare avanti con una certa urgenza.

Per fare tutto questo ci sarebbe bisogno che la governance dell’agenda digitale confluisse in un solo Ministero, su una sola persona (il direttore, appunto), e con una sola voce.  Ora come ora il potere decisionale sui cambiamenti da fare a livello di digitale è frammentato fra tanti ministeri. Fin quando sarà così, l’Agid (e l’agenda digitale) rimarrà roba per buoni samaritani. Si, quasi martiri.

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