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Agenda Digitale, avanti un altro martire ben retribuito. Il problema e’ che serve un progetto

Agenda Digitale, avanti un altro martire ben retribuito. Il problema e’ che serve un progetto
2 minuti di lettura

Quello che non serve lo conosciamo: carrozzoni inutili con burocrazie inenarrabili, cooptazioni di candidati e personaggi miopi senza la visione del tutto. All’agenda digitale e quindi all’Agenzia per l’Agenza Digitale serve qualcuno che abbia il coraggio di cambiare, anche se poi il vero problema è che se il pesce puzza dalla testa qualsiasi pescatore può farci poco, quando andrà a preparare il piatto quel che verrà fuori sarà inevitabile.

In ogni caso, sul sito della Funzione Pubblica è stata pubblicata la lista dei candidati alla direzione Agid. Non tutti, a dire il vero, perché dei 189 nomi arrivati solamente in 125 hanno autorizzato la pubblicazione del nominativo. Il che, francamente, un po’ stride con la tanto decantata trasparenza. Ma non è questo il problema (magari lo fosse…).

Il ‘problema’ è che servirebbe un SOLO MA CHIARO progetto, non di digitalizzazione della PA ma di digitalizzazione della cultura italica, senza nessun tipo di distinzione tra i reparti. Il reparto è uno, la ‘vita’, e comprende tutto: scuola, uffici pubblici, sanità, banda larga, servizi vari. Quando lo capiranno non sarà mai troppo tardi per cambiare, ma se non lo capiscono all’Agid può salirci anche l’Uomo Ragno, non cambierà un bel niente.

Alessandra Poggiani lo ha chiaramente fatto capire: le resistenze al cambiamento sono troppe. E gli strumenti dati all’Agenzia – che è un ente della Presidenza del Consiglio – per imporlo sono pressoché nulli. Ma cosa dice la padrona di casa @mariannamadia sul tema?

L’operato del nuovo direttore  proseguirà percorso su  quanto avviato da Poggiani ma anche da Francesco Caio mantenendo le  tre priorità: fatturazione elettronica, anagrafe unica e identità digitale“. Ahia, siamo sempre li allora. Stesso posto stesso bar.

Dalla governance dell’agenda digitale non ne veniamo fuori, quindi . Il piano governativo Crescita digitale, approvato a marzo, ha messo nero su bianco uno switch off dell’analogico da qui al 2020 per tutta l’Italia. Ma le norme ora demandano questo compito alle decisioni di tante teste, in altrettanti ministeri, alcuni dei quali sono fortemente interessati a conservare le proprie prerogative di potere.

Esempio immediato? L’anagrafe unica, che non parte perché stretta nelle mani del ministero dell’Interno. Uno dei motivi per cui Poggiani ha mollato. Se l’Agid non avrà potere decisionale pressoché totale, sarà solo l’ennesimo martire (ben pagato) a tempo.

L’elenco dei candidati alla presidenza Agid che hanno autorizzato la pubblicazione del proprio nominativo

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