Verso lo SCRIPTORIVM: Open Pompei al CAA15 (parte II)

Scritto da:     Tags:  ,     Data di inserimento:  12 aprile, 2015  |  Nessun commento
12 aprile, 2015
Pompei

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Come vi abbiamo già detto, Open Pompei ha preso parte alla Conferenza Annuale di Computer Applications and Quantitative Methods in Archaeology (CAA) e, come sperato, abbiamo incontrato molti “archeologi aperti” da coinvolgere nello SCRIPTORIVM.

Ma soprattutto abbiamo preso parte alla presentazione di MODA, il Manifesto Italiano dei Dati Archeologici Aperti. Vogliamo dare supporto alla nascente comunità interessata all’apertura e condivisione dei dati anche oltre la conclusione del nostro progetto.

Crediamo che Open Pompei sia come un enzima che può accelerare la costruzione di una nuova gestione del Patrimonio Culturale basato (anche) sugli Open Data. Così, come recitava il nome della Conferenza Annuale di CAA, “che la rivoluzione proceda”! Il Manifesto potrebbe essere il primo passo in questa direzione.

#epicfail: l’Open Source in Archeologia ha fallito?

Questo è il titolo provocatorio dell’intervento del Progetto Mappa nella sessione ArcheoFOSS, in cui si è provato a rispondere a questa domanda: perché negli ultimi anni l’impatto dell’Open Source in Archeologia è stato così limitato.

Due ragioni principali possono essere identificate:

  1. l’assenza di un più forte approccio teorico: “l’Open Source è una istanza propria dell’informatica, la sua trasposizione in archeologia non è stata associata ad un forte approccio teorico. L’Open Source non ha proposto un nuovo sviluppo, nuove forme di “fare archeologia”, che includa nuovi modi, e standards, per gestire, processare e modellare le informazioni. L’Open Source in Archeologia va oltre la mera applicazione di un software, infatti, esso rappresenta un area dove gli archeologi possono focalizzarsi su una discussione relativa alla natura dei dati archeologici, una loro definizione, rappresentazione e manipolazione.”
  2. l’assenza di educazione e formazione nelle competenze Open Source: “è necessatio formare futuri archeologi con competenze sia in archeologia che in informatica (…). Solo una formazione adeguata può consentire loro di impegnarsi per lo sviluppo di nuovi strumenti informatici adatti ai loro interessi archeologici e di comprendere più profondamente come le applicazioni funzionano, passo necessario verso la creazione di nuovi strumenti informatici.”

Moda

MODA è una dichiarazione di intenti sul diritto dell’intera cittadinanza di libero accesso ai dati archeologici. Tutti i resti archeologici sono parte del patrimonio dell’umanità. Come tali, essi appartengono a tutti, insieme alle informazioni ad essi connessi.

Essa nasce da un gruppo di archeologi di differenti formazioni ed è scaturita dall’esperienza della prima Open School of Archeaological Data, promossa dal Laboratorio Mappa dell’Università di Pisa nel Luglio 2014.

Ciascuno di loro ha lavorato in posti differenti, ha studiato in diverse Università, ma tutti concordano sul creare e condividere dati in formato aperto.

Un’altra opportunità di allargare e rafforzare la nascente comunità è stata lo STVDIVM, promosso dal progetto Open Pompei. Incontri formativi come questo promuovono la nascita di una comunità di pratica, cioè di un network di comunicazione informale, che unisce un gruppo di archeologi che lavorano e imparano insieme.

Dal 29 Ottobre 2014, 130 persone hanno firmato il Manifesto e anche i seguenti progetti (oltre OpenPompei stessa): Wikimedia Italia, Progetto Mappa, Archeo & Arte 3D – La Sapienza.

Perché gli Open Data sono così importanti in Archeologia?

Quaranta anni di archeologia stratigrafica hanno prodotto centinaia, migliaia di dati. La raccolta dei dati ha un costo alto. Così, perchè non riutilizzare i dati?

Attraverso l’uso ed il riuso dei dati archeologici noi potremo rendere davvero produttivi rispetto ai costi la nostra raccolta dati, ottimizzando i costi di produzione.

A queste considerazioni di ordine pratico dobbiamo aggiungerne un’altra: l’apertura e la condivisione dei dati genera un circolo virtuoso. Da quest’ultimo, sia la comunità scientificache l’intera cittadinanza può trarre beneficio.

Il circolo virtuoso degli Open Data consiste in:

  • rendere il processo di raccolta dati trasparente attraverso la condivisione dei dati aperti:

un archeologo lavoro come un antenna che riceve segnali dal passato, decodificando e ritrasmettendoli. I segnali sono ridotti dal lungo tempo trascorso e vengono definitivamente distrutti dagli scavi stessi. Noi potremmo verificare più volte il processo interpretativo: condividendo dati aperti, noi potremmo porre loro nuove domande, generando nuova conoscenza;

  • lavorare  insieme velocemente e creativamente per migliorare l’archeologia:

con la crescente disponibilità di più dati processabili ci consentirà nuove prospettive per la ricerca;

  • incoraggiare un comportamento etico:

la condivisione delle informazioni rende ciascuno responsabile della protezione del patrimonio culturale e getta le fondamenta per una nuova gestione del patrimonio culturale stesso

    • promuovere lo sviluppo di servizi innovativi, risparmiando tempi e costi nella gestione del patrimonio archeologico;
  • creare valore e accountability per le istituzioni culturali.

Noi crediamo che in questo modo l’Archeologia riconquisterà un più forte rilievo come servizio pubblico.

Un Manifesto Europeo

Questo è un progetto pilota italiano, ma l’istanza dell’apertura e della condivisione dei dati grezzi potrebbe essere una istanza di tutti gli archeologi europei. Ogni nazione ha una situazione differente riguardo prassi, leggi e gestione delle informazioni archeologiche. Ma l’obiettivo potrebbe essere lo stesso: rinforzare la nostra metodologia di ricerca allo scopo di un miglioramento della tutela del paesaggio storico.

Il prossimo evento live: lo SCRIPTORIVM

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La nascente comunità archeologica aperta si incontrerà nuovamente allo SCRIPTORIVM. La partecipazione dei membri di MODA a questo evento è significativa: noi procederemo dalla teoria alla pratica dell’ha(r)ckeology a partire da un sito di valore simbolico come Pompei.

Che la rivoluzione proceda!

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