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Open Data Lazio: quello che c’e’, quello che accade

Open Data Lazio: quello che c’e’, quello che accade
6 minuti di lettura

Come titolo di questo articolo ho voluto utilizzare un appunto che ho preso durante la giornata di presentazione al pubblico del portale Open Data della Regione Lazio. Vi racconto meglio. Lo scorso primo di Aprile, presso il museo Macro di Roma è stato presentato il portale dati.lazio.it, presenti il presidente della Regione Zingaretti, l’amministratore unico di LAit Spa Francesco Loriga, la responsabile dell’Agenda Digitale della Regione Lazio Antonella Giulia Pizzaleo e alcuni “big” nazionali dell’innovazione digitale come Flavia Marzano, Roberto Moriondo, Dimitri Tartari e Andrea Lisi.

Io partecipavo con questi ultimi alla tavola rotonda della giornata e il mio intervento era previsto come  l’ultimo della scaletta. Parlare per ultimi ha lo svantaggio che c’è il rischio che quelli prima di te dicano le stesse cose che il giorno prima avevi pensato di raccontare, lasciandoti quindi a corto di riflessioni “intelligenti” da proporre.

Ha però l’indubbio vantaggio che si ha tutto il tempo di pensare nuove cose da dire sulla base proprio delle riflessioni fatte dagli altri. Mentre aspettavo il mio turno e ascoltavo quello che stavano raccontando gli altri, ogni tanto prendevo un appunto. E uno di questi è proprio il titolo che ho voluto utilizzare per questo articolo.  

Tutte le iniziative Open Data hanno come effetto quello di arricchire l’informazione già presente su un determinato territorio. Tra i dati sicuramente già presenti sul territorio ci sono ad esempio i dati Istat che sappiamo vanno a descrivere quel territorio essenzialmente dal punto di vista socio-economico.

Istat rilascia dati statistici, mentre gli Open Data rilasciati degli enti locali sono essenzialmente dati di tipo amministrativo. Si riferiscono al territorio in cui opera quel determinato ente, per cui se l’ente in questione è ad esempio un comune, i dati saranno (ovviamente) relativi al territorio di quel comune.

Ma in cosa consistono i dati amministrativi? In altre parole, cosa trovo all’interno degli Open Data di un ente pubblico e in particolare di un ente locale? Finalmente qui mi ricollego al titolo dell’articolo. Possiamo infatti trovare due categorie di dati che ho sintetizzato in “quello che c’è” e  “quello che accade” nel territorio di riferimento dell’ente.

Se state leggendo questo articolo è molto probabile che avete anche una certa familiarità con gli Open Data (oppure vuol dire che la scelta del titolo è stata particolarmente efficace) Avrete quindi già notato come una parte significativa di tutti i dataset rilasciati come Open Data specie a livello di ente locale sono di fatto elenchi di “qualche cosa”.

L’elenco delle farmacie, dei musei, degli ostelli, delle parafarmacie, delle pompe di benzina, dei parcheggi, dei tombini, delle piste ciclabili e così via. Sono dati che descrivono “quello che c’è” su quel determinato territorio. Fanno parte di questa categoria tutto ciò che alla fine può essere mappato, rappresentato su mappa e diventare così un dato geografico: edifici, piste ciclabili, sentieri, monumenti, fontane, chiese, alberi, scuole, giardini, linee dei trasporti pubblici ecc ecc

I dati su “quello che c’è” sono i dati più semplici da rilasciare come open data per un qualunque ente pubblico. Sono dati su cui per il loro rilascio non ci sono particolari resistenze interne, i costi di rilascio sono molto bassi e anche la manutenzione è minima in quanto questa tipologia di dati resta piuttosto stabile nel tempo.

Di diversa natura sono invece i dati che raccontano “quello che accade” all’interno di un territorio. In questo caso si tratta essenzialmente di quei dati che vengono generati da un ente nell’adempimento delle proprie funzioni. Parliamo ad esempio dei dati sulla spesa, sul bilancio, sul personale, sul turismo, sulla raccolta differenziata dei rifiuti, sugli appalti, sulle concessioni, sulla sicurezza alimentare, sull’ambiente, sulla salute (come i dati sulle esenzioni per patologia o sulle performance dei reparti dei vari ospedali).

Sono spesso anche dati scientifici rilevati dai sensori sparsi sul territorio come ad esempio i dati sul traffico piuttosto che sulla localizzazione dei mezzi di trasporto pubblici o quelli generati dalle centraline di rilevamento della qualità dell’aria. Decidere di rilasciare e poi produrre e manutenere queste tipologie di dati risulta essere più complesso (e costoso) che nel caso precedente.

Questa è infatti una tipologia di dati che non solo è fondamentale per la trasparenza dell’azione di una pubblica amministrazione ma diventa un elemento chiave per la misura dell’efficacia delle politiche fatte su un intero territorio.

Semplificare l’accesso ai dati e creare una “catena di valore del dato” che consenta di trasformare i dati in conoscenza utile  vuol dire non solo poter immaginare e generare servizi ai cittadini e alle imprese del territorio ma anche fornire supporto alle politiche del territorio e a chi è chiamato ad amministrarlo.

Tutto ciò a patto che i dati siano dati “di qualità”. E’ evidente che c’è una bella differenza tra dire ad esempio quanto ha speso in totale una Asl per “materiale generico di consumo” oppure sapere quanto è stato il costo di una singola siringa e chi è l’azienda fornitrice. Il livello di dettaglio del dato diventa quindi fondamentale per salvaguardare le potenzialità del dato stesso.  

Come anche la tempestività con cui i dati vengono rilasciati. I dati devono essere rilasciati possibilmente nel momento in cui vengono generati. Pensiamo ai dati sulle centraline di rilevamento della qualità dell’aria o ai dati sul traffico. In questo caso anche un ritardo di qualche ora significa di fatto depotenziare e quindi impedire di immaginare un loro utilizzo ad esempio per generare  servizi.  E questo vale, ovviamente  con tempi diversi,  per qualunque tipo di dato.

Un altro elemento di qualità è infine la copertura del dato, dove per copertura si intende la disponibilità di uno stesso dato su una ampia porzione di territorio. Ha poco senso avere ad esempio i dati di spesa o i dati sanitari soltanto riferiti ad una Asl. Oppure quelli della raccolta differenziata dei rifiuti solo per qualche comune. Avere dati con una copertura territoriale significativa significa accrescere le potenzialità di quel particolare dato in quanto ci si possono fare più cose e per un numero più ampio di potenziali utenti.

E poiché è a livello regionale che vengono fatte le politiche del territorio, diventa strategico poter disporre di una copertura del dato a livello regionale. Le iniziative Open Data fatte dalle regioni diventano quindi strategiche per l’intero ecosistema nazionale dei dati aperti.

E Open Data Lazio parte con il piede giusto. E’ stato fatto un ottimo lavoro in termini di architettura tecnologica e di scelta dei contenuti iniziali. Ma è soprattutto un progetto che punta alla sostenibilità.  E’ un progetto che infatti da una parte punta alla qualità dei processi di produzione di dati attraverso l’”empowerment” dei propri dipendenti pubblici.

E’ solo puntando ad una “amministrazione open” che si vengono a creare le condizioni stabili per rilasciare dati “veri” in modo sostenibile. Dall’altra si punta sull’”engagement”  dei cittadini. Perché la cultura del dato in generale e degli open data in particolare possa diventare una opportunità per avvicinare tra loro cittadini, istituzioni e imprese e per immaginare un nuovo modello di governance del territorio.

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Foto del profilo di Vincenzo Patruno
Specialista IT, coordino attualmente le attività legate agli Open Data presso l’Istituto Nazionale di Statistica, dove mi occupo di innovazione nell'ambito della diffusione, della visualizzazione e del data sharing e dove ho ricoperto vari incarichi tra cui quello di responsabile dell’unità Tecnologie Web. Sono stato membro della Commissione Nazionale sul Software Open Source, mi interesso e promuovo la conoscenza aperta come modello per lo sviluppo della società e del mercato. Ho collaborato come esperto IT in diversi progetti di cooperazione tecnica internazionale e svolgo attività di docente e di relatore in convegni e seminari. Collaboro con vari blog come autore di articoli su innovazione digitale promuovendo la cultura del dato tra le community di utilizzatori.

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