Il MacBook ovvero: hardware chiuso o aperto?

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  9 aprile, 2015  |  Nessun commento
9 aprile, 2015
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Quando nelle prossime settimane o mesi, i siti inizieranno (ma forse hanno già cominciato) a “prevedere” come sarà il prossimo iMac, o Mac Pro, tu fai finta di niente. Ignorali tranquillamente, perché in realtà non hai affatto bisogno dei loro post o articoli. Per sapere cosa troverai sulle prossime macchine di Apple, portatili o da scrivania che siano, basterà guardare a quello che adesso il MacBook incorpora. Quella è la strada: spaventato?

Quando Apple presentò anni fa l’iMac colorato con le porte USB, ci fu una piccola sollevazione popolare (con zero conseguenze, come spesso accade), perché allo stesso tempo si era detto addio alle connessioni ADB. Anche il floppy disk fu gentilmente accompagnato alla porta.

Nel 2010 il MacBook Air diede il benvenuto al disco a stato solido (o SSD), al posto del disco rigido, ma un paio di anni prima Apple aveva “osato” eliminare il lettore di DVD. Adesso, nessun computer della mela mordicchiata arriva con il lettore DVD, ma non si sono mai venduti così tanti computer Apple. E “vendite in aumento” è un argomento che è difficile da smontare. Però sull’ultima creatura presentata da Apple forse è bene spendere qualche parola.

Il MacBook è il primo portatile di una “nuova” serie di computer che riceveranno nei prossimi mesi le tecnologie che adesso vediamo in esso. Non in un colpo solo, ma per gradi. Su alcuni modelli che vedranno la luce, la connessione USB C potrebbe solo affiancarsi a Thunderbolt, oppure sostituirla (di già?). E quella MagSafe? Sull’ultimo nato di Apple, è stata sostituita proprio dalla USB C, in una “lotta” senza quartiere che Apple sembra aver ingaggiato contro i cavi, e che ha portato il MacBook a pesare meno di un chilogrammo.

Una perplessità? Almeno una? Eccola. Questo computer è adorabile, ma se osservo il pesante MacBook del 2007 che occhieggia alle mie spalle (ancora funzionante), mi rendo conto che se un modulo di RAM si guasta, posso sostituirlo con scarsa fatica e poca preparazione tecnica.

Il nuovo MacBook ha la memoria “su scheda”, come recita la pagina di Apple dedicata alle specifiche tecniche. Vale a dire è saldata e non c’è verso di cambiarla. Idem per la batteria. Il computer, se in garanzia, viene sostituito integralmente. Se non è più in garanzia… ecco il punto.

Certo, armandosi degli strumenti necessari e di pazienza, è possibile riparare questa macchina “in qualche modo”, ma Apple ha per esempio fatto largo uso di colle per fissare batteria e RAM sui MacBook Pro Retina rinnovati di recente.

Riparare, ridare ancora un poco di vita a una macchina, non è più tra le prerogative di Apple, che infatti da anni impone una precisa politica che recita più o meno: “Giù le mani dall’hardware!”. Comprendo benissimo le ragioni che spingono l’azienda di Tim Cook a queste scelte. Ma che le perplessità degli utenti siano state tante, e difficili da ignorare, lo dimostra Lisa Jackson, che in Apple si occupa di questioni ambientali.

Durante una sua partecipazione a una conferenza del Wall Street Journal, ha difeso la politica di Cupertino (e non poteva fare altro). Che cosa ha detto? Che nessuna azienda fa altrettanto sui temi ambientali. E a proposito del MacBook? Si tratta del portatile che in materia di efficienza energetica non ha eguali.

Usare quel dispositivo di Cupertino significa apportare un piccolo contributo nel diminuire le emissioni di CO2 (anche perché destinato a fare da apripista alle altre aziende produttrici di computer, che dovrebbero adottare parte delle soluzione presenti in questo computer).

Senza contare che adesso Apple nel suo programma di riciclaggio prende in carico anche gli smartphone della concorrenza, e che il cloud computing di Cupertino è gestito con energie rinnovabili al 100%. Insomma, l’impegno per l’efficienza energetica, e contro lo spreco di risorse e a favore dell’ambiente, sono argomenti che a Cupertino sono presi molto sul serio. Quindi tutto bene?

Forse. Impedire una qualunque riparazione su un computer che in caso di guasto, anche lieve, è destinato a una fine precoce, è una scelta che ha un impatto ambientale (e anche finanziario: sulle mie tasche). Se dopo 2 anni il mio portatile si schianta, vorrei, prima di liberarmene, avere io l’ultima parola su di esso. Si dirà che i portatili sono ben più affidabili del passato, e che i guasti rappresentano una percentuale minima. Probabilmente è vero. Intanto, osservo con nostalgia il mio vecchio MacBook…

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