Mi faro’ qualche amico, ma…sentite considerazioni su AGID e digitale

Scritto da:     Tags:  , , , , ,     Data di inserimento:  2 aprile, 2015  |  Nessun commento
2 aprile, 2015
politiche_digitali

Visite: 1925

Come sempre vi dirò schiettamente cosa penso. Potrò anche sembrare antipatico, ma non amo i pensieri paludati nei confronti del potere, né quelli ispirati alla nota favola “la volpe e l’uva“. Ho eliminato ogni retro pensiero del tipo “forse potrebbe toccare a me, stiamo prudenti“.

Ho riflettuto qualche giorno, ecco a voi alcune considerazioni. Renzi non riesce ad esprimere una politica finalizzata ad affermare Internet (meglio il digitale) in ItaliaLa fatturazione elettronica, il PIN unico, i digital champion, gli annunci sulla banda larga non sono una politica industriale.

Queste misure rappresentano alcune singole iniziative (alcune tutt’altro che rivoluzionarie come la fatturazione elettronica), ma non sono il cuore di una politica industriale per il digitale. I Digital Champion potrebbero dare il meglio di sé in un clima diverso. Lo stato dell’AGID è il risultato dell’assenza di politica industriale.

Forse sarò all’antica, ma una politica industriale necessita di:

1) indirizzi strategici del Governo a partire da quelli inerenti le condizioni infrastrutturali di base, la definizione di misure economiche e fiscali che favoriscano in Italia lo sbarco non episodico e marginale dei player globali, il consolidamento di realtà industriali esistenti (poca roba invero), la nascita di nuove imprese (che non sono quelli che si inventano una app in formato “open qualche cosa”).

2) accordi del Governo con le principali Associazioni degli imprenditori, a partire da quelli che rappresentano le piccole imprese (90% dell’apparato industriale italiano), per estendere sul territorio la conoscenza dei benefici che un corretto utilizzo del digitale potrebbe generare. Risorse e incentivi conseguenti.

3) accordi con le Regioni e gli Enti Locali per consentire lo sviluppo territoriale delle politiche per il digitale. In questo contesto vanno definite meglio le politiche –non centralistiche- per le smart city. Con buona pace di molti miei amici il digitale in Italia si affermerà a partire dai territori e dalle città. Quindi, avanti le Regioni e i Comuni (iscrivetevi al Premio Egov 2015, ndr). Gli ecosistemi di innovazione nascono e si affermano sui territori. Intervenire con incentivi verso chi innova e disincentivi che penalizzino l’immobilismo.

4) il Governo stipula un patto con le Università e il mondo della scuola tutto, perché, prioritariamente, mutino i loro modelli educativi e i contenuti dell’insegnamento. Evviva i coderdojo, lunga vita ai coderdojo, ma se assieme non cambiamo i modelli educativi cresceremo dei figli in preda a gravi dissociazioni culturali. Insegnare a scuola l’informatica e la programmazione non é un sostitutivo delle applicazioni tecniche né, tantomeno, la supplenza all’ora di religione.

5) il Governo (Renzi in primis) faccia di tutto per evitare le idiote persecuzioni nei confronti di Apple, di Google ecc.ecc.. In Italia abbiamo bisogno come il pane degli investimenti e della cultura dei grandi player globali dell’I.T.. Non mi accontento più di una presenza in Italia degli O.T.T. sotto forma di convegni sul destino di Internet of Things o del Cloud Computing. L’Italia ha bisogno di investimenti. Una presenza più diffusa degli O.T.T. potrà favorire la nascita e il consolidarsi della cultura maker, startupper, coworker.

6) il Governo, superando ogni indugio, deve procedere alla “delegificazione” della Pubblica Amministrazione. L’Agenzia (si chiami AGID, Pluto, Pippo o Paperino) non ce la potrà mai fare in presenza dell’attuale, demenziale impalcatura costituita dal CAD. I tempi della Madia e del Parlamento (tiro veli pietosi sul sindacato) non sono i tempi dell’Information Technology e dei bisogni del Paese. Una Pubblica Amministrazione (ma anche una impresa) deve essere semplice e accessibile come Amazon.

Potrei continuare ancora un pò ad elencare provvedimenti ORGANICAMENTE da affrontare e da realizzare. E l’AGID, mi direte voi?

Sicuramente il Governo avrà (ha) bisogno di un “qualche cosa” (alla dipendenze del Presidente del Consiglio vista la centralità e la trasversalità del digitale) che accompagni l’attuazione e contribuisca a costruire la politica industriale per Internet. Questo “qualche cosa” non dovrà sostituirsi alla libera iniziativa dei territori, dovrà aiutare, dando standard unici, la redazione di Agende Digitali Locali; dovrà monitorare, consigliare ecc.

La digitalizzazione dell’Italia non si farà mai attraverso politiche dirigistiche e centralistiche. I fallimenti sono di fronte agli occhi di tutti noi. Chi è questo “qualche cosa”? Questa è la vexata qaestio.

Vi dico cosa non deve essere. Non é un ente di diritto pubblico i cui dipendenti hanno un contratto di diritto pubblico. Non é un luogo di avvocati e di esperti a destreggiarsi nel delirio normativo.

Dovrebbe essere un soggetto di diritto privato a servizio del pubblico e che opera con modalità privatistiche. So bene che ciò che suggerisco non sta nelle corde del Governo e di molti esperti del digitale, troppo affezionati all’idea che l’Agenda Digitale in Italia sia il fare i missionari negli Enti Pubblici.

Ma, o, cogliendo l’occasione, si attua una forte discontinuità o continueremo inutilmente a lamentarci. Ed ora …. avanti una nuova vittima.

TRATTO DA MICHELEVIANELLO.NET

Lascia un commento


Ti potrebbe interessare anche: