Email Print Twitter Facebook Google LinkedIn
Agenda Digitale / Beni comuni / Blogger / Competenze Digitali / Egovnews / Innovazione / Marketing / Opengovernment / Politica / Strategia

Mi faro’ qualche amico, ma…sentite considerazioni su AGID e digitale

Mi faro’ qualche amico, ma…sentite considerazioni su AGID e digitale
4 minuti di lettura

Come sempre vi dirò schiettamente cosa penso. Potrò anche sembrare antipatico, ma non amo i pensieri paludati nei confronti del potere, né quelli ispirati alla nota favola “la volpe e l’uva“. Ho eliminato ogni retro pensiero del tipo “forse potrebbe toccare a me, stiamo prudenti“.

Ho riflettuto qualche giorno, ecco a voi alcune considerazioni. Renzi non riesce ad esprimere una politica finalizzata ad affermare Internet (meglio il digitale) in ItaliaLa fatturazione elettronica, il PIN unico, i digital champion, gli annunci sulla banda larga non sono una politica industriale.

Queste misure rappresentano alcune singole iniziative (alcune tutt’altro che rivoluzionarie come la fatturazione elettronica), ma non sono il cuore di una politica industriale per il digitale. I Digital Champion potrebbero dare il meglio di sé in un clima diverso. Lo stato dell’AGID è il risultato dell’assenza di politica industriale.

Forse sarò all’antica, ma una politica industriale necessita di:

1) indirizzi strategici del Governo a partire da quelli inerenti le condizioni infrastrutturali di base, la definizione di misure economiche e fiscali che favoriscano in Italia lo sbarco non episodico e marginale dei player globali, il consolidamento di realtà industriali esistenti (poca roba invero), la nascita di nuove imprese (che non sono quelli che si inventano una app in formato “open qualche cosa”).

2) accordi del Governo con le principali Associazioni degli imprenditori, a partire da quelli che rappresentano le piccole imprese (90% dell’apparato industriale italiano), per estendere sul territorio la conoscenza dei benefici che un corretto utilizzo del digitale potrebbe generare. Risorse e incentivi conseguenti.

3) accordi con le Regioni e gli Enti Locali per consentire lo sviluppo territoriale delle politiche per il digitale. In questo contesto vanno definite meglio le politiche –non centralistiche- per le smart city. Con buona pace di molti miei amici il digitale in Italia si affermerà a partire dai territori e dalle città. Quindi, avanti le Regioni e i Comuni (iscrivetevi al Premio Egov 2015, ndr). Gli ecosistemi di innovazione nascono e si affermano sui territori. Intervenire con incentivi verso chi innova e disincentivi che penalizzino l’immobilismo.

4) il Governo stipula un patto con le Università e il mondo della scuola tutto, perché, prioritariamente, mutino i loro modelli educativi e i contenuti dell’insegnamento. Evviva i coderdojo, lunga vita ai coderdojo, ma se assieme non cambiamo i modelli educativi cresceremo dei figli in preda a gravi dissociazioni culturali. Insegnare a scuola l’informatica e la programmazione non é un sostitutivo delle applicazioni tecniche né, tantomeno, la supplenza all’ora di religione.

5) il Governo (Renzi in primis) faccia di tutto per evitare le idiote persecuzioni nei confronti di Apple, di Google ecc.ecc.. In Italia abbiamo bisogno come il pane degli investimenti e della cultura dei grandi player globali dell’I.T.. Non mi accontento più di una presenza in Italia degli O.T.T. sotto forma di convegni sul destino di Internet of Things o del Cloud Computing. L’Italia ha bisogno di investimenti. Una presenza più diffusa degli O.T.T. potrà favorire la nascita e il consolidarsi della cultura maker, startupper, coworker.

6) il Governo, superando ogni indugio, deve procedere alla “delegificazione” della Pubblica Amministrazione. L’Agenzia (si chiami AGID, Pluto, Pippo o Paperino) non ce la potrà mai fare in presenza dell’attuale, demenziale impalcatura costituita dal CAD. I tempi della Madia e del Parlamento (tiro veli pietosi sul sindacato) non sono i tempi dell’Information Technology e dei bisogni del Paese. Una Pubblica Amministrazione (ma anche una impresa) deve essere semplice e accessibile come Amazon.

Potrei continuare ancora un pò ad elencare provvedimenti ORGANICAMENTE da affrontare e da realizzare. E l’AGID, mi direte voi?

Sicuramente il Governo avrà (ha) bisogno di un “qualche cosa” (alla dipendenze del Presidente del Consiglio vista la centralità e la trasversalità del digitale) che accompagni l’attuazione e contribuisca a costruire la politica industriale per Internet. Questo “qualche cosa” non dovrà sostituirsi alla libera iniziativa dei territori, dovrà aiutare, dando standard unici, la redazione di Agende Digitali Locali; dovrà monitorare, consigliare ecc.

La digitalizzazione dell’Italia non si farà mai attraverso politiche dirigistiche e centralistiche. I fallimenti sono di fronte agli occhi di tutti noi. Chi è questo “qualche cosa”? Questa è la vexata qaestio.

Vi dico cosa non deve essere. Non é un ente di diritto pubblico i cui dipendenti hanno un contratto di diritto pubblico. Non é un luogo di avvocati e di esperti a destreggiarsi nel delirio normativo.

Dovrebbe essere un soggetto di diritto privato a servizio del pubblico e che opera con modalità privatistiche. So bene che ciò che suggerisco non sta nelle corde del Governo e di molti esperti del digitale, troppo affezionati all’idea che l’Agenda Digitale in Italia sia il fare i missionari negli Enti Pubblici.

Ma, o, cogliendo l’occasione, si attua una forte discontinuità o continueremo inutilmente a lamentarci. Ed ora …. avanti una nuova vittima.

TRATTO DA MICHELEVIANELLO.NET

Email Print Twitter Facebook Google LinkedIn
Foto del profilo di Michele Vianello
Ex Direttore Generale di VEGA Parco Scientifico Tecnologico di Venezia, imprime una forte impronta di innovazione IT nel territorio veneziano e veneto, sperimentando e attuando, a favore della crescita tecnologica e della competitività delle imprese, modelli avanzati di sviluppo gestionale e organizzativo “Enterprise 2.0”, nuove modalità di marketing “Web 2.0”, le più avanzate soluzioni tecnologiche e piattaforme di eccellenza. La sua carriera politica ha inizio nel 1997 come Vice Sindaco nella sua città natale: Venezia. Deputato della Repubblica dal 2001 al 2005, rientra a Venezia, braccio destro del Sindaco Cacciari alla guida della città lagunare, fino a ottobre 2009. In quattro anni promuove un cambiamento radicale nell’organizzazione della macchina comunale e nell’interazione tra PA e cittadini, con l’adozione delle filosofie gestionali “Web 2.0” e “Amministrare 2.0”. E’ ideatore delle politiche del Comune di Venezia in materia di banda larga e connettività wi-fi: con il progetto “Cittadinanza digitale” ha reso Venezia la prima città d’Italia completamente digitale, con connessione Internet wi-fi gratuita per tutti i residenti nelle piazze, biblioteche e uffici pubblici; con il portale “Venice Connected”, che intermedia decine di migliaia di ordini, ha contribuito ad innovare la gestione dei flussi turistici della città. Numerose le relazioni, gli scritti e le interviste di natura specialistica rilasciate su riviste e quotidiani. Nel 2010 pubblica il libro “VE 2.0. Cittadini e libertà di accesso alla rete” edito da Marsilio Editori. Ad aprile 2010 è stato insignito del prestigioso premio nazionale “La città dei cittadini – Cineca Award 2010”, quale personalità che si è più distinta in Italia nello sviluppo di progetti che favoriscono la comunicazione tra Istituzioni e cittadini, in particolare nell’erogazione di servizi tramite le nuove tecnologie web.

Cosa ne pensi?

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. Campi richiesti *

Puoi usare questi HTML tags e attributi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Lost Password

Register