Uno, nessuno, centomila: si arrende anche la Poggiani. “L’agenda digitale in Italia e’ impossibile”

Scritto da:     Tags:  , , , , , ,     Data di inserimento:  30 marzo, 2015  |  Nessun commento
30 marzo, 2015
poggiani-dimissioni

Visite: 4274

Adesso si ricomincia da capo o si riparte dal ‘semi nulla cosmico’ di sempre? Oppure si fa finta che vada tutto bene e il prossimo della ‘lista’ parlerà di agenda digitale, Italia Login (cioè di identità digitale), fatturazione elettronica, anagrafe digitale unica e banda larga propedeutica al sogno digitale? Fate voi, ogni opinione è buona, o per dirla con @la_pippi, è vera massimo al 3%.

La realtà è che le dimissioni di Alessandra Poggiani dalla direzione di Agid pesano non tanto a livello istituzionale – una poltrona pesa più per quello che si può ‘fare’ piuttosto che per chi la occupa – quanto a livello motivazionale: @la_pippi è stata chiara, nell’intervista rilasciata sabato scorso a Wired. “Niente polemiche, ma sono rimasta sola. Impossibile cambiare“.

Ok, per correttezza dobbiamo anche osservare le precisazioni date, direttamente dal suo profilo FB, della stessa Poggiani e la contro-replica dell’autore dell’intervista Massimo Russo, ma francamente è lapalissiano quel che è successo. E non c’è tanto bisogno di improvvisare per capire che siamo sempre fermi, impantanati.

Siamo fermi al fu digital champion Francesco Caio, ora ad di Poste Italiane ma alla fine della fiera l’unico ad aver ‘partorito’ qualcosa non di nuovo ma almeno di misurabile – i tre must che cavalchiamo da circa 3-4 annetti sono roba anche sua – ma, come altri, impossibilitato a procedere per esagerazione di burocrazia. Poi venne Agostino Ragosa, il cui ‘interregno’ servì solo a polemizzare su competenze e annessi e connessi, prima della ‘donna del digitale’ che, a poco a poco, è rimasta sola contro i mulini a vento.

Il che non è una novità. Perché Alessandra Poggiani è arrivata 8 mesi fa (fu nominata con decreto ministeriale di @mariannamadia e fortemente voluta da @matteorenzi) all’Agid con entusiasmo, idee, competenze. Ma, muro dopo muro, schiaffone dopo schiaffone, ha preferito provare a cambiare la sua regione, il Veneto, candidandosi alle elezioni regionali da esterna, nella lista Pd di Alessandra Moretti.

Troppe invidie e rivalità e il 90% delle cose che vengono raccontate non sono vere. Bisogna chiedersi se allo sforzo corrispondono risultati“. Parole pesanti come macigni, che identificano in pieno un carrozzone – quello di Agid – che a questo punto sarebbe forse meglio chiudere, conglobando dentro a un Ministero preposto (quello della PA?) le attività di digitalizzazione della pubblica amministrazione e del Paese.

Ed è probabilmente quello che succederà, visto che Renzi intende accentrare a Palazzo Chigi anche le competenze sull’attuazione dell’agenda digitale, ponendo fine all’Agid istituita dal Governo Monti. Il punto è: a chi affidare la responsabilità? Come riuscire ad evitare altre 2, 5, 10, 1000 Poggiani? Ha davvero ancora senso parlare di #agendadigitale o sarebbe meglio vietare questo termine e iniziare a ragionare su sanità, lavoro, scuola digitale?

Sentite Poggiani, sempre su Wired, a proposito di quello che avrebbe voluto fare e non ha potuto fare. “Assumere nella pubblica amministrazione è impossibile, avrei voluto almeno riorganizzare, ma anche lì, avevo sottovalutato i sindacati del pubblico impiego. Impossibile dare obiettivi ai dipendenti. Quando sono arrivata c’erano 120 contenziosi su 80 persone“.

Infine, la speranza. Che “arrivi un’altra persona“, ma a fare cosa esattamente? Secondo Poggiani “la macchina è riaccesa, i piani ci sono, se il governo e l’opinione pubblica considereranno questo settore davvero importante, si può cambiare. Certo, mi dispiacerebbe davvero moltissimo se tutto dovesse ripartire da zero“.

Cara Alessandra, se non eravamo ‘zero’ non ti saresti dimessa. L’emblema è in questo virgolettato che rende semplicissima l’idea di cos’è, oggi, l’Italia digitale. “La situazione oggettiva rende tutto complicatissimo, anche le cose più banali. Prendiamo l’anagrafe digitale: bisogna misurarsi con i comuni, il ministero dell’Interno, la Sogei, la Consip, e alla fine ti rendi conto che la stratificazione di norme e competenze è tale che tutto diventa impossibile“. Amen.

Lascia un commento


Ti potrebbe interessare anche: