Spiare Whatsapp e SMS e’ rapina: lo dice la Cassazione

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  20 marzo, 2015  |  Commento
20 marzo, 2015
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Adesso tutti gli aspiranti ‘spioni’ avranno un motivo – serio – in più per stare molto attenti, e magari per smettere di spiare Whatsapp e SMS dell’altrui compagno/compagna in cerca di prove di tradimenti, relazioni, scappatelle o quant’altro.

La Corte di Cassazione ha posto fine – anzi, forse ha solamente iniziato… – a un tema particolarmente spinoso condannando a due anni e due mesi di reclusione un giovane di Barletta (Pasquale C.) che aveva rubato lo smartphone della ex strattonandola e entrando in casa sua con l’intento di perquisirlo e leggere SMS e altri messaggi.

Spiare Whatsapp e altri messaggi è quindi rapina: per essere precisi commette il delitto di rapina chi si impossessa di un cellulare altrui, sottraendolo al legittimo proprietario, al solo fine di “prendere cognizione dei messaggi che la persona offesa abbia ricevuto da altro soggetto e così “violando il diritto alla riservatezza” e incidendo “sul bene primario dell’autodeterminazione della persona nella sfera delle relazioni umane“.

Quel che sfugge è il modus operandi dello spiare Whatsapp che diventaapina. Ossia: se mentre la mia compagna/moglie dorme, cucina, è impegnata in altro, le sottraggo lo smartphone e spio i suoi messaggi sono un ladro? E’ rapina? Oppure serve la sottrazione fisica per più tempo?

Per la Suprema Corte, “la libertà di autodeterminazione nella sfera sessuale comporta la libertà di intraprendere relazioni sentimentali e di porvi termine” e nessuno può avanzare “la pretesa” di “perquisire” i cellulari altrui, soprattutto delle ex e degli ex, per cercare ‘prove’ di nuove o preesistenti relazioni.

Pasquale C., nella fattispecie, aveva cercato di difendersi sostenendo che la sua azione non era stata “ingiusta” perché voleva solo “dimostrare al padre della sua ex fidanzata, attraverso i messaggini telefonici, i tradimenti perpetrati dalla figlia“.

Questa ‘spiegazione’ non ha impedito la condanna per rapina e a nulla è servito all’imputato far presente che nella fase cautelare il Tribunale del riesame “aveva escluso il reato di rapina reputando insussistente il requisito dell’ingiustizia del profitto“.

Per concludere: secondo la Cassazione la finalità di sottrarre un cellulare per leggerne il contenuto “integra pienamente il requisito dell’ingiustizia del profitto morale. Adesso aspettiamo commenti e altre puntate…

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  • Mario Rossi

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