Buone pratiche per una efficace alfabetizzazione digitale

Scritto da:     Tags:  ,     Data di inserimento:  16 marzo, 2015  |  Nessun commento
16 marzo, 2015
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Seymour Papert (uno dei grandi esperti in intelligenza artificiale) ha affermato che “è meglio che l’apprendere non derivi dal trovare modi diversi e migliori di spiegare, quanto piuttosto dal dare all’apprendente modi migliori di comporre“.

Questa affermazione mi ha fatto molto riflettere attorno alla qualità dell’attività di alfabetizzazione digitale. In questo momento la voglia di alfabetizzare coloro che sono in stato di “digital divide” è molto forte. Questa attività è positiva. Il nostro Paese ha un bisogno disperato di “digitale”.

Tuttavia, questa ansia di digitalizzare senza un metodo non sempre genera successo. Ho l’impressione, anche monitorando i social network, che quello degli alfabetizzatori digitali sia spesso un mondo autoreferenziale che dialoga con sé stesso. Corre il rischio di trasformarsi in un mondo molto distante dal Paese reale. Peccato, sono energie sprecate.

In merito alla mia visione dell’alfabetizzazione digitale ho scritto svariate volte e ho prodotto alcune slide che rappresentano il bisogno di darsi un metodo e alcuni principi. Torniamo a Papert e alle sue affermazioni. Tentiamo di applicarle alla nostra attività di alfabetizzazione digitale.

Non concentriamoci più sull’utilizzo della TV, piuttosto che delle aule tradizionali. La lezione di alfabetizzazione digitale deve essere personalizzata perché ognuno è analfabeta (o sapiente) a modo suo. Usciamo dalla formazione codificata e rendiamo coscienti i nostri alunni delle straordinarie opportunità che il web ci può offrire.

Riflettiamo assieme a loro sulla necessità di modificare organizzazioni complesse e plurali che ostacolano la necessità di cambiamento. L’alfabetizzazione digitale, insomma, non è la figlia delle costrizioni e degli switch off alla moda (quelli servono solo a fare felici i fornitori di software), dedichiamoci, una volta di più, alle persone.

L’obiettivo sarà

quello di dare ad ogni soggetto “modi migliori per comporre” per condividere, e in epoca di web 2.0, la composizione (e la collaborazione) diventano il “core” della nostra attività.

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