Banda larga e crescita digitale: purche’ non sia solo un compitino

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  4 marzo, 2015  |  Nessun commento
4 marzo, 2015
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Alla fine il piano per la banda larga e la crescita digitale è stato ‘varato’ (così si dice), nella pompa magna di tutti i protagonisti, @matteorenzi in primis, col suo “la banda larga è l’abc dell’alfabeto economico” e il passaggio del testimone a Federica Guidi prima e Graziano Delrio poi.

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I 6 miliardi di euro (più o meno) che nel lasso di tempo 2014-2020 saranno investiti nella banda larga (tecnicamente, si tratta di una banda ultra larga a 100 Mbps) dovranno portare al rispetto dei minimi sanciti dal DAE, che sta per Digital agenda for Europe: al 2020 la fornitura di banda larga per tutti i Paesi della Comunità dovrà essere a 30 Mbps per l’intera popolazione e a 100 Mbps almeno il 50%.

Il ‘compitino’ lo conosciamo, ma limitarsi a quello sarebbe non solo sciocco ma anche inutile. Se, nel mentre, non daremo un senso agli investimenti per la banda larga che è uno strumento necessario ma non sufficiente alla crescita digitale. Proprio come gli open data, o la fatturazione elettronica, o il fascicolo sanitario elettronico, o l’identità digitale. Anche la banda larga è uno strumento, ma senza la cultura, senza l’insieme finale non servirebbe a molto.

Quello che c’è nel Piano – qui il comunicato ufficiale del Governo dove trovate tutto – è ben noto. A livello numerico, si punta all’estensione della rete fino agli immobili ma senza varcare il portone d’ingresso delle abitazioni dei clienti. I fabbisogni finanziari secondo una fonte sono “stimati dal governo in circa 1 miliardo per la copertura (del 100% dei cittadini, ndr) con i 30 Mbps e in 2,7 mld per garantire alla metà degli italiani una navigazione ultraveloce fino a 100 Mbps”.

Piccola postilla prima di parlare di crescita digitale: la querelle della fibra ottica e del rame che aveva fatto imbestialire gli operatori Tlc, in particolare Telecom, è stata ‘risolta’ dal Governo lasciando che i dettagli tecnici della messa in opera siano appunto decisi dalle singole aziende appaltanti.

Nel piano infatti non si parla di switch-off obbligatorio alla fibra né si parla di servizio universale: ovvero l’obbligo di portare la banda a 30 Mbps a qualsiasi cliente ne faccia richiesta. E manca anche ogni riferimento alla tecnologia, rame o fibra, con cui si farà la Ring.

STRATEGIA BANDA LARGA E CRESCITA DIGITALE: LE SLIDE UFFICIALI

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Passiamo alla parte più interessante, quella della crescita digitale (termine a metà tra il criptico e l’inquietante, un po’ come l’agenda digitale). Leggiamo, sul comunicato ufficiale, che si tratta di “una strategia che punta alla crescita digitale di cittadini e imprese, anche utilizzando le leve pubbliche. Integrerà in modo sussidiario quanto realizzato o in fase di realizzazione sia nel settore pubblico, sia nel settore privato e, deve realizzarsi una piena sinergia con altre strategie pubbliche in essere, sia di pertinenza del governo nazionale sia di competenza regionale, per mettere utilmente “a sistema” obiettivi, processi e risultati“.

Vediamo gli obiettivi:

  • obbligo dello switch-off nella Pubblica Amministrazione:  digital First, con il superamento della tipologia tradizionale di fruizione dei servizi al cittadino; percorso di centralizzazione  della programmazione e della spesa, monitoraggio delle modalità e tempistiche;
  • nuovo approccio architetturale basato su logiche aperte, standards, interoperabilità e architetture flessibili, user-centered;
  • trasparenza e condivisione dei dati pubblici (dati.gov.it);
  • nuovi modelli di Partnership Pubblico/Privato;
  • coordinamento di tutti gli interventi di trasformazione digitale;
  • la diffusione di cultura digitale e lo sviluppo di competenze digitali in imprese e cittadini;
  • un approccio architetturale basato su logiche aperte e standard, che garantiscano accessibilità e massima interoperabilità di dati e servizi;
  • soluzioni volte a stimolare la riduzione dei costi e migliorare la qualità dei servizi, contemplando meccanismi di remunerazione anche capaci di stimolare i fornitori a perseguire forme sempre più innovative di erogazione/fruizione dei servizi;
  • progressiva adozione di Modelli Cloud;
  • innalzamento dei livelli di affidabilità e sicurezza.

Tra le azioni infrastrutturali cross, la Strategia si pone:

  • Servizio Pubblico d’Identità Digitale (SPID) per un accesso sicuro e protetto ai servizi digitali.
  • Digital Security per la PA per tutelare la privacy, l’integrità e la continuità dei servizi della PA.
  • Centralizzazione e programmazione della spesa/ investimenti reingegnerizzazione e virtualizzazione dei servizi in logica cloud con conseguente progressiva razionalizzazione datacenter.
  • Sistema Pubblico di Connettività linee guida, regole tecniche e infrastrutture per garantire la connettività e l’interoperabilità Wifi negli uffici pubblici e nelle scuole/ospedali, in sinergia con il piano nazionale banda ultralarga massimizzando la copertura a 100 mbps e garantendo almeno 30 mbps nelle aree più marginali.

Tutto ruota attorno a Italia Login, raccontata a Pionero direttamente da Alessandra Poggiani, che di fatto vuole essere il riferimento del cittadino online per tutti i servizi pubblici in tutto il Paese. Secondo gli scritti del Governo, “ogni cittadino con la propria identità digitale ha tutte le informazioni e servizi che lo riguardano“. Non male, sempre che cittadini e fornitori sappiano di cosa stiamo parlando. Altrimenti sarebbe – ancora – tutto inutile.

 

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