A Venezia apriamo i dati…come le vongole

Scritto da:     Tags:  ,     Data di inserimento:  3 marzo, 2015  |  Nessun commento
3 marzo, 2015

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A Venezia le vongole sono una prelibatezza, dentro al guscio è racchiuso un tesoro che anima un pezzo di mercato importante cittadino e non solo. Se non la apri, però, la vongola non vale niente. Così come i dati.

Fino a poco tempo fa ci si accontentava di leggere dati, numeri, cifre , grafici,  che qualcuno  “in alto” elaborava e qualcun altro “in basso” leggeva. La storia del dato finiva là.

Con il perfezionarsi dei sistemi informatici, sono convinta si siano affinati anche i neuroni cerebrali. Il nostro cervello si è affinato, il nostro potenziale di conoscenza aumenta di giorno in giorno, e le probabilità di usare in mille modi un’informazione sono aumentate.

E cos’è un dato se non un’informazione? Il dato ha una sua storia e racconta anche una storia, che poi ci può aiutare a ricostruire anche un’altra storia, perché le probabilità di una suo utilizzo sono N alla potenza. Parlo chiaro e faccio un esempio.

Mi capita di partecipare agli incontri dei comitati mensa del Comune di Venezia. Per chi non lo sapesse, i comitati mensa sono istituiti dall’Amministrazione e i componenti sono genitori volonterosi che si offrono annualmente  per verificare se tutto va bene nei centri cottura delle mense scolastiche e nei refettori delle scuole.

Io sono uno di questi genitori volonterosi che però non si limita a fare i sopalluoghi, ma chiede che i dati che tutti noi “regaliamo” al Comune di Venezia vengano aperti (#opendata) perché ritiene siano prelibatezze che non vadano nascoste nei cassetti di qualche ufficio, così come le vongole.

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Il verbale che compilo nei miei sopralluoghi, oltre all’Amministrazione comunale che a fine anno stila una statistica sul servizio di refezione scolastica, può interessare anche a qualcun altro?

Ometto di dire che il file, rigorosamente in formato PDF ,del verbale lo scarico dal sito del Comune, lo compilo a mano, lo scansiono e lo invio al Comune…con il risultato che, alla fine del girotondo, diventa pressochè illeggibile

Le ispezioni dell’ASL 12 che effettua controlli a campione nei centri cottura, nei cibi, nei locali dove pranzano i nostri figli, possono interessare a qualcun altro oltre che al Comune di Venezia, unico custode dei dati?

I risultati delle 100 e più ispezioni dei verificatori del Comune stesso, dove vanno a finire? Sicuramente non online, nessuno di noi genitori le ha mai viste. Non c’è alcuna consapevolezza del valore di questi dati e di conseguenza vengono perduti.

Pensiamo a come potrebbero essere riutilizzati, sezionati, analizzati. Io mi limito ad immaginare… dalle richieste di menù alternativi e scelti dai genitori per i propri figli, x problemi di allergie, per celiachia, per motivi religiosi, per scelte di vita, avremmo una fotografia sulle abitudini alimentari dei bambini di Venezia, aggiornate di anno in anno. Stili di vita, percentuali di allergie e patologie…è tutto già scritto e tutti potrebbero fruirne.

E qui entriamo a gamba tesa nella scelta di condividere o meno i dati. Sappiamo tutti che essere custodi di una cosa molto preziosa da potere al custode, non è importante l’uso che ne fa, lui se la tiene stretta. E se qualcuno la vuole, deve chiedere a lui il permesso. Figurarsi se si sogna di condividerla!

La richiesta di condivisione viene sempre da una spinta propulsiva esterna, viene sempre dal bisogno di sapere, di conoscere meglio ciò che si intravvede ma che si vuole toccare con mano. Liberare i dati, vuol dire innovare soprattutto un processo culturale con il presupposto che fra il dato e me, ad esempio, non ci siano intermediazioni, non ci siano politici, amministratori, uffici comunali che indirizzino in qualche modo la mia conoscenza.

Questa concezione appartiene a un’epoca passata, quando le vongole della Laguna si mangiavano anche crude, ma spesso facevano morire.

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