Italia, disastro digitale: banda larga e servizi pubblici ai minimi europei

Scritto da:     Tags:  , , , , ,     Data di inserimento:  25 febbraio, 2015  |  Nessun commento
25 febbraio, 2015
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Siamo sempre in zona retrocessione, e per venirne fuori non basterà vincere un paio di partite, come si dice in Romagna, “di sghetto“. L’agenda digitale italiana di fatto è stata classificata dall’Europa al 25esimo posto (su 28 Paesi totali, sigh) della speciale classifica Ue, che si basa su un indice speciale il quale misura livello di economia e società digitali inclusi e-commerce, e-government, uso del cloud ma anche consumo di film e giornali online.

Noi abbiamo calcolato un punteggio complessivo di 0.36, quasi la metà di quello della Danimarca (0.67), prima in classifica. Peggio di noi fanno solo Grecia, Bulgaria e Romania: a pochi giorni dal varo di Italia Login e del piano di informatizzazione della PA, l’ennesima conferma che è la cultura, che fa l’agenda digitale e non il contrario.

Se andiamo nello specifico, la situazione è presto pitturata: siamo i peggiori per connessioni Internet veloci (appena il 21%, 62% la media europea) e diffusione della banda larga (51% del territorio coperto). Andiamo avanti? Per dovere di cronaca si. Solo il 59% degli italiani usa internet regolarmente, contro una media Ue del 75%, e ben il 31% degli italiani dice di non usare mai il web.

Passiamo all’e-commerce dove la situazione non migliora: le piccole e medie imprese italiane che attive nel commercio elettronico  sono appena il 5.1% del totale, a fronte di una media Ue del 15%. Secondo l’Ue, questa riluttanza deriva dalla carenza delle infrastrutture per la connessione veloce a internet (broadband).

La chicca finale però, è dedicata alla pubblica amministrazione digitale che Agid e Governo stanno cercando di risollevare (buon lavoro davvero). Attualmente siamo 15esimi per quanto riguarda i servizi pubblici resi disponibili online ai cittadini ma diventiamo venticinquesimi quando si guarda a quanti cittadini utilizzano davvero tali servizi.

Il perché è sotto gli occhi di tutti: oltre alle scarse competenze digitali di manager pubblici e cittadini italiani e alla scarsa copertura di banda larga, incide pesantemente il fatto che ad oggi i servizi pubblici online sono poco usabili e spesso non consentono neppure al cittadino il completamento di procedimento o adempimento rimanendo dietro al pc, imponendogli – anche qualora lo si inizi online – di completarlo poi attraverso il canale fisico.

Pensate che – come svelato dalla Commissione Ue – rispetto al 2013, la percentuale di moduli e formulari che l’amministrazione ha reso disponibile online ai cittadini è calata sensibilmente anziché aumentare. Insomma, di cosa stiamo parlando esattamente?

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