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La buona scuola: il valore della condivisione #cittadiniconsapevoli

La buona scuola: il valore della condivisione #cittadiniconsapevoli
3 minuti di lettura

Il primo valore assoluto de “La Buona Scuola” è quello della consultazione diffusa tra i cittadini italiani. Si può usare il termine valore perché mai prima d’ora il Governo Italiano aveva aperto le porte in modo così veloce, senza tapparelle, senza tende, e soprattutto senza paura di far entrare aria nuova. Ma tanta aria è entrata finalmente!

I risultati dal 15 settembre al 15 novembre

  • 1.800.000 partecipanti totali
  • 270.000 partecipanti on line
  • 1.300.000 accessi al sito
  • 200.000 partecipanti in 2043 dibattiti
  • 1.500.000 persone  (67% scuole) coinvolte dagli Uffici scolastici regionali
  • 20 documenti regionali

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I dati non hanno senso se non vengono analizzati, ma questi, anche solo a guardarli, ci dicono molto. Ci fanno vedere che l’Italia è un Paese a cui interessa la Scuola, i cittadini cercano un dialogo, si aprono al confronto, vogliono contribuire alla riforme, e apprezzano il nuovo approccio tra PA e cittadini.

Il tutto all’interno di un panorama nazionale desolante, visto che l’Ocse ci ricorda che l’Italia è tra gli ultimi posti per investimenti sull’Istruzione  –  appena il 9 per cento, rispetto al 13 per cento dei paesi Ocse e al 12 per cento dei 21 paesi UE.

Solitamente, i dibattiti sulla scuola avvenivano nelle stanze dei Partiti, tra addetti ai lavori, dove solitamente insegnanti e presidi venivano ascoltati da politici, che in mezzo a mille altre questioni riuscivano ad elaborare un documento che spesso iniziava con “il Partito….ritiene fondamentale il diritto all’istruzione uguale per tutti…e si impegna….“.

E dove tra la norma scritta e le manifestazioni reali del comportamento dei pubblici poteri, veniva ad interporsi un gioco di mercanteggiamenti , di influenze, di gruppi di potere, di lobbies più o meno forti che cercavano di condizionare l’operato e la volontà di fare.

Sulla scuola invece, che non c’è nulla da mercanteggiare. Adesso il paradigma è cambiato perché il mondo è cambiato. E questo Renzi l’ha capito. Poi, come ha detto, durante la presentazione, “ascoltiamo tutti ma poi bisogna decidere  altrimenti ci impaludiamo di nuovo“.

Il paradigma è cambiato perché i cittadini sono stati finalmente coinvolti in un passaggio politico fondamentale, che è sempre stato considerato feudo dalla politica, quello della formazione delle politiche pubbliche. E ciò che ha permesso a milioni di persone di parlare, si chiama social networking ,che non è altro che fare rete sociale, è permettere a tutti i cittadini di accedere agli stessi servizi dando a tutti le stesse opportunità.

Nessuno ha dovuto chiedere il permesso per dare il proprio contributo all’innovazione della scuola, e questa è già una svolta culturale.

Domenica scorsa, @matteorenzi ha spiegato che venerdì prossimo “La Buona Scuola” prenderà forma con un decreto legge e un disegno di legge delega da portare al Consiglio dei Ministri, e voglio ricordare che dentro a quel “pacchetto” ci siamo tutti noi. Come ci siamo noi in Twitter con #labuonascuola a parlarne.

Leggere il resoconto delle consultazioni dà l’idea che i nostri suggerimenti non sono andati perduti in qualche stanza segreta, sono in bella vista, pubblicati. Questi sono i Big Data, questi sono gli Open Data, queste sono piattaforme wiki di cui tanto si parla ma che vanno assolutamente valorizzate quando si vedono in giro.

L’augurio è che, a catena, tutto prenda un senso: che i comuni mettano al centro delle Città le politiche scolastiche, che adottino nuove forme di partecipazione, che colgano velocemente le nuove opportunità della rete per dialogare con i cittadini.

Il fuoco va tenuto acceso, altrimenti ci ritroviamo a contemplare le ceneri“. Sono d’accordo con Renzi.

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