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“Manager pubblici, le competenze digitali vi servono per migliorare l’Italia”. Firmato Paolo Coppola

“Manager pubblici, le competenze digitali vi servono per migliorare l’Italia”. Firmato Paolo Coppola
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I manager pubblici non hanno ancora le competenze digitali necessarie per cambiare il Paese. Ma c’è chi ci sta lavorando e nel breve si punta a una revisione totale della cultura digitale, che è la vera leva di cambiamento per un’Italia ancora indietro sugli aspetti più importanti dell’innovazione.

Abbiamo parlato di questo e di tanto altro, come ad esempio del documento informatico PA e della sua obbligatorietà di trasmissione da parte degli enti pubblici, con Paolo Coppola, deputato PD e consigliere per l’agenda digitale del Ministro Madia, intercettato da Pionero a Roma in occasione della presentazione del libro “Le competenze digitali del manager pubblico – una guida operativa per la nuova PA, a firma di Giuseppe Iacono e Flavia Marzano.

Prima domanda obbligatoria: come possiamo aiutare i manager pubblici ad ottenere le competenze digitali che poi possano trasformare il Paese e migliorare la vita del cittadino?

Non tutti i manager sono pronti, ci sono alcuni casi di eccellenza ma nella media non c’è ancora la consapevolezza dell’urgenza in queste materie, probabilmente anche a causa dell’età media e della scarsa consapevolezza di quel che si sta perdendo non avendo le giuste competenze digitali. Non è però tutto brutto, e l’incontro di oggi lo dimostra così come la consapevolezza del ministro Madia dell’importanza del digitale“.

Un piccolo flash: in occasione del discorso di insediamento del presidente della Repubblica Mattarella al Parlamento, al riferimento sul divario digitale da colmare assolutamente, molti dentro la sala apparivano quanto meno sorpresi. E’ da questa mancata centralità che si dovrebbe partire per migliorare la situazione? Dai politici, dai governanti?

Ma si, anche se in realtà i politici non si comprano al supermercato, ognuno di noi lo può diventare e portare il suo contributo. Ci sono politici che hanno competenze digitali, all’interno del Parlamento c’è un intergruppo di 70 persone tra deputati e senatori che si interessano e cercano di portare avanti le tematiche del digitale. E’ un inizio ma io vedo il bicchiere mezzo pieno“.

Lei è stato uno dei fautori del piano di informatizzazione degli enti locali che è stato presentato entro il 16 febbraio scorso assieme allo stato di avanzamento dei lavori. Come si stanno approcciando gli enti locali a quello che chiede l’Agid?

Io ho spinto per questo perché secondo me è incredibile che già non ci sia, un sistema del genere. Si, tutto fa riferimento allo Spid ma volevo spingere nella direzione in cui bisogna sganciarsi dal concetto di modulo PDF da scaricare, riempire, scansionare, spedire, eccetera. Sono elettrificazioni di un processo analogico senza alcun senso. Esempio: sul sito dell’Anci nazionale c’è una FAC sulle sanzioni. Ma come? Chi se ne importa delle sanzioni! Io come manager pubblico devo preoccuparmi di come fare al meglio i servizi per il cittadino. Magari possiamo discutere che questo, anche se non credo, non sia il modo migliore per offrire un servizio ma non possiamo continuare a fare qualcosa solo se sono previste sanzioni“.

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