L’architettura in terra e su nel Cloud

Scritto da:     Tags:  ,     Data di inserimento:  19 febbraio, 2015  |  Nessun commento
19 febbraio, 2015
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Perché l’architettura, disciplina legata alla progettazione e costruzione di edifici, è così importante e spesso citata anche nell’Information Technology? Secondo me perché in entrambi i casi è la sintesi di diversi aspetti in costante evoluzione quali la cultura e le aspirazioni della società da una parte e i vincoli tecnologici ed economici dall’altra, come cerco di spiegare di seguito.

L’architettura in terra

A meno di 3 Km dai nostri uffici, ai piedi di una catena di colline sorge Villa Barbaro: una delle più importanti ville venete del XVI secolo progettate da Andrea Palladio, che più di ogni altro ha influenzato l’architettura occidentale. Questa opera è così importante da essere stata dichiarata dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità, assieme alle altre ville venete e alla città di Vicenza.

Il Rinascimento stava cambiando profondamente la cultura e le aspirazioni delle classi agiate, attraverso la riscoperta della cultura greca e romana, il culto del bello e la nuova centralità dell’individuo. Una caratteristica meno nota del Palladio è che seppe interpretare il nuovo spirito del Rinascimento e celebrare la posizione sociale dei committenti ad un costo accessibile a diverse famiglie venete del tempo, riducendo sapientemente l’uso del marmo e sostituendolo con cotto e legno intonacati. La tipologia della villa di campagna, quale è villa Barbaro, riuscì anche a conciliare il nuovo interesse dei ricchi veneziani per l’agricoltura come nuova fonte di reddito, con la ricerca di armonia, riflessione culturale e relazioni sociali.

A riprova del profondo rinnovamento culturale del tempo, pochi anni dopo la costruzione di villa Barbaro, a Padova, una città a circa 50 Km e sede della seconda più antica università del mondo, Galileo Galilei gettava le fondamenta della cultura scientifica occidentale basata su modelli matematici verificati sperimentalmente e rivelatasi nei secoli successivi il principale fattore di sviluppo tecnico.

Palladio fu anche uno dei primi a capire l’importanza di un nuovo mezzo di diffusione delle idee: il libro. I suoi “Quattro Libri dell’Architettura”, pubblicati a Venezia, allora centro mondiale della nascente industria tipografica, viaggiarono per il mondo e influenzarono profondamente l’architettura occidentale. Anche qui l’impatto culturale fu moltiplicato dai minori costi di produzione derivanti dall’introduzione dei caratteri mobili.

Gli esempi di come la tecnologia influenzi l’architettura sono molteplici. Nella metà del secolo scorso, con il cemento armato e la prefabbricazione, l’ingegnere/architetto italiano Pier Luigi Nervi fece diventare le strutture portanti un elemento architettonico e creò ambienti enormi e luminosi per mezzo di coperture ampie e leggere, impossibili da realizzare con le tecnologie precedenti. Allo stesso tempo abbassò i tempi e i costi di costruzione.

L’architettura nel Cloud

I mutamenti della società che vengono interpretati dal Cloud Computing sono invece l’accesso di massa a qualunque informazione attraverso Internet e in modo crescente da dispositivi mobili, ed inoltre il passaggio dalle grandi aziende integrate e chiuse del XX secolo alle nuove aziende distribuite e aperte del XXI secolo. Si assiste sempre di più al fenomeno delle “federazioni” di aziende specializzate, anche di piccole dimensioni, che collaborano fra loro e con i clienti per offrire nuovi prodotti e servizi. La società è infatti sempre più pervasa da oggetti intelligenti (IoT da Internet of Things) e grandi volumi di dati eterogenei (Big Data) da cui estrarre nuove conoscenze e strumenti di ottimizzazione delle risorse.

Il Cloud Computing è un fenomeno nato commercialmente nel 2006 con i primi Amazon Web Services e basato su nuovi paradigmi definiti autorevolmente dal NIST, tra cui la massima condivisione delle risorse attraverso la multi-tenancy, l’ampio accesso attraverso Web Services standard, l’elasticità rapida attraverso lo scale-out ed il resource pooling, ecc. ottenendo un livello di servizio (SLA) ed una scalabilità elevatissima e allo stesso tempo evitando qualunque spreco di risorse. Molti confondono il Cloud Computing con il tradizionale Hosting, ma è proprio la nuova architettura del software a fare la differenza. D’altronde è abbastanza intuitivo comprendere come nuove esigenze non possono essere soddisfatte da architetture e tecnologie sviluppate per situazioni completamente diverse.

Non è un caso che il modo migliore per erogare servizi sicuri e scalabili sia progettare secondo i nuovi paradigmi del Cloud ed i principi della Service Oriented Architecture (SOA). Volendo semplificare, si tratta di servizi autonomi che realizzano ognuno una singola funzionalità e comunicano attraverso messaggi standard, tanto da poter essere immaginati come dei blocchetti Lego facilmente componibili per costruire servizi più complessi e in continua evoluzione. L’apertura dell’azienda verso l’esterno, siano essi i dispositivi mobili dei clienti oppure i sistemi informativi di produzione o logistici, diventa naturale.

Qualunque sistema informativo complesso, anche di precedenti generazioni, se privo di un progetto architetturale coerente con gli obiettivi e le tecnologie adottate, produce risultati simili a quelli che si possono vedere ancora oggi nella Winchester House a San Jose in California, una enorme abitazione cresciuta in modo spontaneo nell’arco di alcune decine di anni, tanto da avere molte porte e scale che non portano da nessuna parte (e diventata così un’attrazione turistica).

Il vero ostacolo alle innovazioni è la resistenza umana al cambiamento e la tendenza ad imboccare la strada più semplice, evitando nuovi investimenti e la messa in discussione di paradigmi consolidati. Per questo il Cloud Computing è spesso solo una mano di vernice applicata dal marketing a soluzioni tradizionali per vendere i cosiddetti SoSaaS (Same old Software, as a Service). Per contro i veri SaaS “architettati” per il Cloud sono non solo più sicuri e scalabili, ma anche più efficienti e soprattutto aperti alla cooperazione.

A cura di Wladimiro Bedin

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