Banda larga, scuola digitale (per modo di dire), spifferi Agid: cambiare tutto per non cambiare niente?

Scritto da:     Tags:  , , , ,     Data di inserimento:  17 febbraio, 2015  |  Nessun commento
17 febbraio, 2015
scuoladigitale_miraggio

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Bisogna che ci mettiamo d’accordo su due, anche tre cosette. Se pensiamo che la scuola digitale sia l’iscrizione via Internet a scuola allora non ne parliamo più, mettiamo la testa sotto la sabbia e tutti felici e contenti. Se poi pensiamo di poter fare a meno della spinta locale all’innovazione e che il centralismo digitale possa in qualche modo sostituire la forza delle regioni e dei comuni in materia di agenda digitale e affini, ecco, forse dovremo aspettare un attimo e capire – come argomentato dal nostro direttore – chi farà le cose in materia.

Infine, non siamo in grado di commentare in qualsiasi maniera il rumor di ItaliaOggi sulla rottamazione vicina di Agid da parte di Matteo Renzi: sarebbe quantomeno assurdo dopo tutto il prodigarsi di Madia e Poggiani per avvicinarsi ai tre ‘must’ anagrafe digitale, identità digitale e fatturazione elettronica con via unica su Italia Login. Però, siccome sull’argomento ne abbiamo viste di tutti i colori, attendiamo sviluppi.

Scuola digitale non e’ iscrizione online

Visto che si contempla lo straordinario successo di una buona iniziativa (per carità), che ha portato 1.514.995 domande di iscrizione online alle classi prime di scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado inviate dalle famiglie, con più del 70% delle famiglie stesse ad effettuare la procedura per conto proprio, precisiamo che scuola digitale non è sinonimo di iscrizione digitale alla scuola.

Alfabetizzazione digitale, in primis, contemplerebbe l’utilizzo di libri digitali che invece continuano a non esistere, così come si inorridisce al sol pensiero di vedere, sia a scuola che all’Università, l’esame di idoneità informatica. In una scuola digitale come si deve non esisterebbe idoneità semplicemente perché qualsiasi cosa si faccia contemplerebbe l’idoneità stessa: questo è il vecchio discorso della digitalizzazione – inutile – dell’esistente contrapposta alla cultura digitale che è affare ben diverso.

Non vogliamo però essere disfattisti ne tanto meno togliere importanza a questo successo delle iscrizioni online, che rappresentano un passo avanti rispetto al paleozoico precedente: secondo dati forniti dal Miur, le iscrizioni elettroniche ottengono un gradimento crescente: il 66,3% delle famiglie trova il servizio molto vantaggioso in termini di risparmio di tempo (+6,3% rispetto al 2014), per il 23,7% lo è abbastanza. Solo il 3,7% degli utenti non ha riscontrato questo vantaggio. Per oltre il 49% delle famiglie la procedura online è molto facile (+6,6% rispetto al 2014), per il 35,1% lo è abbastanza.

Banda larga emblema dell’agenda digitale locale

Il Governo deve si riprendere in mano, come peraltro farà dopo l’approvazione dell’emendamento Quintarelli, la questione della legiferazione in materia di digitale. Lo Stato, con la nuova riforma costituzionale dell’art. 117r, si riprende tutto il potere normativo in materia.

Basterà? Difficile, guardando anche a cosa succede nell’immediato in tema di banda larga, uno dei paletti europei verso la digitalizzazione. E’ notizia fresca il via libera, da parte della Commissione europea, a 11 programmi operativi regionali.

Gran parte delle risorse – si tratta di 5.5 milioni di euro - saranno utilizzate per sviluppare reti veloci e sostenere la digitalizzazione delle piccole e medie imprese di Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche e Lazio e delle due provincie autonome di Trento e di Bolzano.

Questo è un fatto, come lo è lo stato attuale della nostra banda larga. E’ stato l’Independent a fornire una serie di dati sulla banda larga in tutto il mondo, rielaborando gli stessi in una mappa. La scala di performance va da meno di 20 Mbps a più di 60 in downolad. Bene (anzi male), l’Italia sta sotto i 15, insieme a Paesi balcanici, Grecia e Turchia.

Significa che gli altri sono tutti più veloci, dalla Bielorussia (tra 15 e 20) a Polonia e Ucraina (20-25) fino ai 45-50 Mbps di Olanda, Svizzera e Lituania e agli oltre 50 Mbps di Romania e Svezia. Se non ci provano le regioni, chi ci prova? Lo Stato sarebbe veramente chiamato, sia su qui che sulla scuola, a legiferare nel breve. Sempre che nel frattempo qualcuno non rottami l’Agid…

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