Centralismo digitale: benissimo. Ma chi fara’ le cose?

Scritto da:     Tags:  , , , ,     Data di inserimento:  12 febbraio, 2015  |  Nessun commento
12 febbraio, 2015
quintarelli_poggiani

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Brevemente è tutto scritto qui: “Signora Presidente, vorrei appunto annunciare all’Aula che io personalmente apprezzo l’intervento del collega Quintarelli che ha dimostrato la sua sensibilità personale e anche politica nel suo primo intervento in quest’Aula e di questo gli va reso atto, perché – lo voglio dire a tutti i colleghi che magari non lo conoscono – Stefano Quintarelli è uno dei padri di Internet nel nostro Paese. Per questo motivo ho chiesto al presidente Brunetta che il mio gruppo facesse proprio questo emendamento, perché, come l’onorevole Quintarelli testé ha detto, è un emendamento che serve, che è veramente utile, perché ci consente di superare quella drammatica frammentazione che impedisce che, nel nostro Paese, finalmente, la tanto auspicata da tutti noi digitalizzazione possa effettivamente avere atto e prendere piede. Da questo punto di vista, noi crediamo che sarebbe importante, e mi rivolgo in questo momento al Governo, accogliere questo emendamento”.

E’ Palmieri che fa sintesi e sostanzialmente semplifica un concetto: Se vogliamo che il digitale decolli dobbiamo fare in modo che lo Stato centrale possa riprenderne le redini. Insomma il federalismo informatico è morto e sepolto.

Mica pizza e fichi, e ci si è impegnata tutta la task force dei parlamentari che a vario titolo, pensa, vive e agisce digitalmente. A me questa idea di riforma costituzionale non dispiace, in linea di principio sono un centralista convinto, con alcuni distinguo che ora provo a spiegare.

Mi piace il modello francese. In Francia lo Stato decide ma poi permette alle comunità locali di attuare ciò che è stato legiferato entro

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precisi termini. Se i termini vengono superati, lo Stato si riprende anche l’onere attuativo delegato alle comunità locali.

Proviamo ora a fare lo stesso con l’Agenda Digitale. Lo Stato, con questa nuova riforma costituzionale dell’art. 117r, si riprende tutto il potere normativo in materia. Diciamo che una legge come questa del Veneto o questa del Piemonte potrebbero, d’ora in poi, diventare inutili se non addirittura anticostituzionali. Quindi ci aspettiamo che da un punto di vista normativo lo Stato, dopo questa riforma, riprenda a legiferare sul tema del digitale dove sinora è stato particolarmente assente.

Ma veniamo ora alle Agende Digitali locali. Hanno ancora senso? Secondo me nella situazione corrente si. Perchè attualmente il 90% dei finanziamenti utili a far decollare il digitale nel nostro paese sono gestiti dalle Regioni attraverso i Piani Operativi che sfruttano i Fondi Strutturali della UE.

Lo Stato di suo sta mettendo poco e non ha dedicato un Piano Operativo Nazionale specifico al tema riservandosi (si mormora) di utilizzare più avanti il Fondo Sviluppo e Coesione. Sempre che tale fondo non serva ad altri temi di politica industriale più importanti del digitale.

Dunque, plaudo anch’io a questo primo passo che semplifica l’azione regolatoria e normativa ma poi, chi farà le cose? Dopo i vari passaggi parlamentari che porteranno al cambiamento costituzionale, chi sarà chiamato ad attuare le nuove politiche che il parlamento emanerà sul tema?

Molti dei pasticci digitali combinati in periferia, privi di riferimenti agli standard o peggio ancora senza presupposti di interoperabilità son stati dei veri e propri disastri e dobbiamo fare ammenda, ma spesso erano conseguenza del vuoto lasciato dallo Stato.

Va però detto (e lo dico con cognizione di causa visto che da anni analizzo, studio e poi gratifico le eccellenze digitali locali al Premio eGov) che spesso dai territori sono nate innovazioni vere, importanti e soprattutto che funzionano.

Per chiudere vorrei suggerire agli amici onorevoli che si son battuti per questa importante riforma che ora bisogna dare gambe e braccia anche alla macchina operativa. Sarà Agid? Allo stato attuale Agid di operativo ha ben poco e non è strutturata per gestire processi IT su larga scala.

Se Agid dovrà farsi carico di gestire questi importanti processi dal centro, bisognerà dargli struttura, personale, tecnologia e modelli industriali, altrimenti si rischia che Agid stessa diventi un bandificio e sia costretta a gestire gare d’appalto a livello nazionale e internazionale. Per far l’Agenda nazionale più unitaria, dunque, bisogna unire anche le braccia di chi agisce digitale, non solo le teste di chi pensa digitale.

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