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L’identita’ digitale non s’ha da fare? Assintel e Assoprovider ricorrono contro lo Spid al TAR

L’identita’ digitale non s’ha da fare? Assintel e Assoprovider ricorrono contro lo Spid al TAR
2 minuti di lettura

Tempi difficili, per chi cerca di cambiare il Paese. Ce ne siamo accorti anche giovedì scorso a Roma, in occasione della presentazione del volume “Le competenze digitali del manager pubblico” di Nello Iacono e Flavia Marzano, il cui vernissage è andato in scena presso il Dipartimento di Funzione Pubblica alla presenza, tra gli altri, di Alessandra Poggiani (direttore Agid) e Paolo Coppola (deputato Pd e consigliere per Innovazione ed e-government del Ministro Madia).

Quando si parla di cultura digitale e di resistenze al cambiamento, ci si riferisce proprio a situazioni come quella, di poche ore fa, che rischia seriamente il percorso del sistema pubblico di identita’ digitale, anche conosciuto con l’acronimo di Spid (che poi è il cardine del progetto più ampio Italia Login del quale abbiamo parlato proprio con Poggiani).

Succede che Assintel e Assoprovider hanno appena fatto ricorso al TAR contro lo Spid, perché – a detta loro – impedirebbe la partecipazione delle piccole e medie imprese. Secondo le due associazioni, la norma impedirebbe alle piccole e medie imprese italiane del comparto ICT di far parte del sistema di identificazione dell’identita’ digitale.

In breve: cos’e’ lo Spid

Lo Spid si rifà al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n.285/2014 istitutivo del Sistema Pubblico di Identita’ Digitale: si tratta di un identificativo unico per ogni soggetto che potrà così accedere a
tutti i servizi pubblici via online, anche quelli più sensibili come quelli sanitari.

Lo Spid quindi è una procedura, fortemente voluta da Governo e Agid, che consentirà a cittadini ed imprese di accedere a tutti i servizi online della Pubblica Amministrazione (ad esempio Inps, Inail, Agenzia delle Entrate, Regioni e Comuni) tramite un PIN unico e la carta d’identità elettronica o la tessera sanitaria dotata di microchip. Lo Spid sarà valido anche in ambito europeo, in quanto il sistema sarà progressivamente accettato dai diversi stati membri UE.

Le motivazioni del ricorso al TAR

Il ricorso al Tar parte da questioni (ma va?) di opportunità economica: secondo Assintel e Assprovider la normativa prevista dal decreto prevede come intermediari tra la Pubblica Amministrazione e l’identita’ digitale dei cittadini dei fornitori di servizi e gestori di identità digitali che necessitano di un capitale molto elevato.

L’impianto della norma esclude le piccole e medie imprese ICT dalla possibilità di partecipare al sistema, avvantaggiando esclusivamente le grandi società: un paradosso tutto italiano, dato che il nostro comparto è costituito per la stragrande maggioranza proprio da piccoli operatori. Come? – si legge in una nota congiunte delle due associazioni – “In primo luogo la norma richiede un capitale sociale molto elevato per esercitare le attività di identificazione. In secondo luogo introduce una distinzione tra fornitori di servizi e gestione delle identità digitali, in un sistema di identificazione che vede al contrario già protagoniste le nostre imprese associate. Combinando questi due criteri, il risultato è l’esclusione dal mercato dei servizi digitali delle Pubbliche Amministrazioni di migliaia di piccole e medie aziende italiane“.

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