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Diffamazione online, probabile estensione a blog ed e-book! Situazione e proteste

Diffamazione online, probabile estensione a blog ed e-book! Situazione e proteste
3 minuti di lettura

La proposta di legge sulla diffamazione online si arricchisce di un nuovo capitolo tra le polemiche di chi la definisce ‘legge bavaglio’. David Ermini, responsabile Giustizia del Partito democratico, ha infatti presentato un emendamento teso ad estendere la nuova disciplina sulla diffamazione, contenuta nella proposta di legge all’esame della commissione Giustizia alla Camera, a tutti i prodotti realizzati su supporto cartaceo e informatico, dunque anche e-book e blog.

La proposta di legge

Nella fattispecie, la nuova legge sulla diffamazione online sostituirebbe la pena detentiva per i giornalisti (e scrittori blog) con la sola pena pecuniaria, fissata dalla proposta ad un massimo di 10 mila euro ma ‘aumentabile’ a 50 mila se il fatto attribuito è consapevolmente falso.

La proposta di legge sulla diffamazione si riferisce alle testate giornalistiche online registrate ai sensi dell’articolo 5 legge 8 febbraio 1948, n. 47 con il riferimento ai prodotti editoriali di cui all’articolo 1 della legge n.62 del 7 marzo 2001.

Se l’emendamento di qui sopra venisse approvato, la nuova norma sulla diffamazione online varrebbe non solo per la stampa cartacea e la radiotelevesione, ma anche per per i prodotti realizzati “su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinati alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora o televisiva, con esclusione dei prodotti discografici o cinematografici“. Rientrano in questa categoria quindi anche le testate non registrate e i blog.

I contrari alla legge

Secondo i fautori del sito nodiffamazione.it, che propongono di firmare l’appello anti-legge sulla diffamazione, questa proposta di legge rischia di “ottenere l’effetto opposto, rivelandosi come un maldestro tentativo di limitare la libertà di espressione anche sul web“.

Si legge sul sito: la legge sulla diffamazione che potrebbe presto essere approvata, prevede in particolare:

1) sanzioni pecuniarie fino a 50 mila euro che appaiono da un lato inefficaci per i grandi gruppi editoriali e dall’altro potenzialmente devastanti per l’informazione indipendente, in particolare per le piccole testate online. Inoltre viene pericolosamente ampliata la responsabilità del direttore per omesso controllo, ormai improponibile in via di principio e sicuramente devastante per le testate digitali caratterizzate da un continuo aggiornamento;

2) un diritto di rettifica immediata e integrale al testo ritenuto lesivo della dignità dall’interessato, senza possibilità di replica o commento né del giornalista né del direttore responsabile, e che invece di una “rettifica”, si configura come un diritto assoluto di replica, assistito da sanzioni pecuniarie in caso di inottemperanza, che prescinde, nei presupposti della richiesta, dalla falsità della notizia o dal carattere diffamatorio dell’informazione;

3) l’introduzione di una sorta di generico diritto all’oblio che consentirebbe indiscriminate richieste di rimozione di informazioni e notizie dal web se ritenute diffamatorie o contenenti dati personali ipoteticamente trattati in violazione di disposizioni di legge. Previsione questa che non appare limitata alle sole testate giornalistiche registrate ma applicabile a qualsiasi fonte informativa, sia essa un sito generico, un blog, un aggregatore di notizie o un motore di ricerca, e che fa riferimento al trattamento illecito dei dati che è concetto dai confini incerti in particolare nell’ambito del diritto di cronaca e critica e che non ha alcuna attinenza col tema della diffamazione.

Sempre secondo i fautori della protesta, “una legge che modifica la normativa sulla stampa al tempo del web deve avere come primo obiettivo la tutela della libertà di espressione e di informazione su ogni medium: e questo non si ottiene prevedendo nuove responsabilità e strumenti di controllo e rimozione, ma estendendo ai nuovi media le garanzie fondamentali previste dalla Costituzione per la stampa tipografica“. Voi cosa ne pensate?

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