Blogger / Cultura digitale / Innovazione / Innovazione Sociale / Marketing

Il futuro e’ fatto di curiosita’, non di software

Il futuro e’ fatto di curiosita’, non di software
3 minuti di lettura

Due notizie che in apparenza non hanno molto in comune: la prima è “vecchia”, la seconda invece è più recente. Iniziamo allora da quella più stagionata.

Un po’ tutti conoscono Jonathan Ive: è lui la mente e il braccio che in Apple disegna i prodotti. Che si tratti di Apple Watch, computer o dispositivi come l’iPhone o l’iPad, lui e la sua squadra, li disegnano, e poi li realizzano.
Qualche mese fa era a Londra, al Design Museum dove si è sottoposto a una sorta di intervista-chiacchierata, durante al quale ha toccato vari argomenti (curioso come i dirigenti di Apple tendano, più che in passato, a svelare retroscena dell’azienda di Cupertino. Con Steve Jobs non credo che sarebbe stato possibile).

C’è un aspetto che però sembra essere passato sotto silenzio. Ive si lamenta che molti designer non sanno costruire nulla. Le scuole di design, questa la sua affermazione, ricorrono a computer e programmi 3D, ma gli studenti non sono in grado di fabbricare un oggetto con le proprie mani.

Bizzarro, vero? Uno degli artefici della produzione di dispositivi che aiutano le persone a risparmiare tempo grazie a hardware e software, vede dei rischi: il divorzio tra manualità e progettazione.

La seconda: Apple ha presentato Swift, un nuovo linguaggio di programmazione che viene rilasciato nel giugno del 2014, e che ha come scopo quello di sostituire l’Objective – C.

Secondo il sito RedMonk, in pochi mesi ha scalato un numero impressionante di posizioni. Adesso occupa la numero 22 tra i linguaggi di programmazione più utilizzati, quando pochi mesi prima era alla numero 68. Certo, Java, Python, C++ restano nei piani alti della classifica. Ma è stata una scalata improvvisa e per questo impressionante; di solito occorrono anni prima che si riesca a guadagnare così tante posizioni.

Adesso proviamo ad arrivare a una conclusione. Il futuro non è fatto di programmazione; ma di curiosità. Che cosa voglio dire?

Delegare tutto al software, e perdere ogni contatto con la materia, con gli oggetti; non è sinonimo di intelligenza, o curiosità. Ma di una pericolosa deriva che rischierà a lungo andare di produrre danni. Nell’immediato: interfacce hardware e software poco amichevoli, quindi utilizzabili male. Spreco di risorse per riparare al danno prodotto.

Per questa ragione quando sento parlare di una scuola che si deve adeguare, un po’ capisco e un po’ mi preoccupo. Capisco perché esiste una realtà, un mercato del lavoro che richiede un preciso tipo di preparazione, e questo Paese non può permettersi di essere schizzinoso.

Però temo pure che si produca un’intelligenza del tutto sganciata dalla mano, dall’atto pratico. Perfetta per chi vive nel mondo delle idee; ma le persone non sono affatto idee.

Esempio scemo: perché “password” è la password più utilizzata dagli utenti? Perché leggono quella parolina, accanto c’è il campo di testo vuoto, e immaginano che la si debba riscrivere pari pari. Quando non si “allungano le mani” sulla realtà, non ci si fa i conti, non si sposa un atteggiamento pratico, che arrivi a immedesimarsi, a “toccare con mano”: accadono queste cose. E sono disastri.

Tuttavia, non disperiamo. Al giorno d’oggi abbiamo un gran numero di strumenti per avvicinarci all’informatica con meno soggezione; essa infatti non è affatto “teoria”, faccenda per smanettoni: ma roba pratica. Che coniuga numeri e pensiero umanistico, alla ricerca di soluzioni potenti e flessibili, destinate alle persone.
La diffidenza che circonda questa materia è anche figlia di un modo di presentarla troppo distante dai fatti; quasi fosse magia (o stregoneria?). Oppure, si presentano al suo riguardo fatti mirabolanti: persone che con righe di codice realizzano milioni, o fondano aziende nella baia di San Francisco…

Non credo che si debba per forza imparare un linguaggio di programmazione (no, nemmeno Swift). Penso però che tutto questo mondo digitale (espressione ahimè fumosa, che vuol dire tutto e il suo contrario), debba spingerci ad avere con la realtà un rapporto migliore: più concreto.

Proprio perché ci libera da un sacco di incombenze, di processi inutili e ripetitivi. Con tutto il tempo che ci ritroviamo tra le mani, meglio usarlo per essere più curiosi che per testare un altro software, o un’altra rete sociale.

Foto del profilo di Marco Freccero
è stato per anni Web Editor del sito ilMac.net. Ha curato per BuyDifferent numerosi libri elettronici, firmato articoli di opinione, e decine di recensioni su software e hardware dedicato alla piattaforma Mac. Vive in provincia di Savona, e quando non sviscera gli aspetti più o meno nascosti del sistema operativo di Apple, cura il suo blog personale dove non parla di Mac: http://marcofreccero.wordpress.com/

1 Comment

  1. IL FUTURO E NASCOSTO, PERCHE LA VERITA E LA CREDIBILITA, FA MALEEE
    MA SENZA BASIII RADICIII, NON CI SARA, UN FUTURO NUOVO???
    L’EUROPA STA ASPETTANDO LA NOSTRA IGNORANZA, PER COSTRUIRE UN FUTURO AVVENIRE, CON EQUILIBRIO, SALUTE, SVILUPPO!!!
    FORSE CI PUO’ ESSERE LA SPERANZA???

    Reply

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>