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Il wifi libero e’ come Babbo Natale: ci credono solo i bambini. La situazione italiana

Il wifi libero e’ come Babbo Natale: ci credono solo i bambini. La situazione italiana
4 minuti di lettura

Ho scoperto mio malgrado che nella città più performante del pianeta, quella più cool e teoricamente più ‘online’, New York City, il wifi libero (o wifi pubblico, chiamatelo come volete) non esiste o comunque non come pensiamo che debba esistere.

Anzi, ritornando con la mente al meraviglioso coast-to-coast del 2010 da Miami a Los Angeles, attraversando New Mexico, Arizona e Nevada, onestamente ricordo molti più hot-spot nel bel mezzo del deserto che sotto l’Empire State Building o di fianco a Ground Zero, giusto per citare due dei ‘places’ più frequentati della Big Apple.

Non fraintendetemi, il mio non è un attacco alla cultura occidentale, ma semplicemente una considerazione che, viaggiando un po’ qua e la (compreso il Centro America, il Sud America, l’Europa sud-occidentale), ormai credo sia giusto porre ai nostri lettori per sfatare il falso mito che “li hanno il wifi libero“.

wifi_cornicione

Prima di tutto, wifi libero significherebbe – in teoria – possibilità di accedere ad una rete Internet non protetta ma fornita da una municipalità. Perché se io entro in un negozio o passo vicino ad una casa e per un attimo sfrutto questo o quel hotspot, quello non è wifi libero. E’ semplicemente una rete wifi che utilizzano in quel posto e che io ‘sfrutto’ per attimi, secondi, minuti.

Oggi crediamo che il wifi libero sia quello che in diverse piazze italiane ci propinano, non senza prima averci chiesto – come minimo – il nostro numero di cellulare o la mail. Neppure quello è wifi libero (o pubblico), perché io l’aria che respiro la respiro senza fornire documenti, così come la strada che calpesto. Quella, però, la pago con le tasse.

E allora perché non inserire anche il wifi, tra le inopinate tasse che già paghiamo? Qualcuno, nelle alte sfere pubbliche, ci deve aver pensato. Pensate se oltre alla Tasi e all’Imu ci facessero pagare anche il wifi. Probabilmente ci sarebbe una ribellione, ma secondo voi non lo fanno per una questione etica, opportunistica o monopolistica? Non lo fanno perché le compagnie telefoniche non vogliono, e per le loro reti 3G pagano fior di concessioni a destra e a manca. Le compagnie telefoniche, che offrono servizi WiFi in tutto il mondo, fondamentalmente odiano il wifi.

Paradossi italiani: wifi libero obbligatorio negli uffici pubblici (e un metro fuori no)

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Vediamo lo status quo della pubblica amministrazione italiana di riferimento per i cittadini. La Carta della cittadinanza digitale sentenzia così. “Garantire la disponibilità di connettività a banda larga e l’accesso alla rete presso gli uffici pubblici e gli altri luoghi che, per la loro funzione, richiedono” il collegamento al web.

Sono ‘parole’ del nuovo articolo uno, come riformulato dal relatore, del disegno di legge delega sulla PA (Riforma PA) che per adesso è solo un principio e poi diventerà un decreto legislativo del governo a dare piena applicazione alla regola.

Non voglio soffermarmi sui tempi – biblici – dell’eventuale attuazione ma sui luoghi atti al wifi libero, quindi scuole, ospedali, uffici pubblici, biblioteche. E per strada perché no? Se voglio iscrivere mio figlio a scuola seduto al parco perché non ne avrei il diritto? Se voglio pagare la Tasi online mentre sto guardando la tv – e non ho connessioni private in casa – perché non posso farlo?

Wifi libero (con autenticazione): come siamo messi in Italia

Guardiamo adesso la situazione italiana. Milano, Roma e Firenze sono smart city del wifi libero? Con 370 aree collegate e i suoi 200 mila utenti iscritti (circa 400 nuovi iscritti al giorno), Milano è il primo centro italiano e il secondo a livello europeo (dopo Barcellona) per numero di accessi pubblici gratuiti.

Seguono Roma (176 aree, fra indoor e outdoor), Firenze, Verona (120) e Genova (90). A livello europeo dopo Barcellona (450 aree) troviamo Parigi (312) e, lontanissima, Berlino (75). Uno sguardo anche alla totalità delle postazioni wifi che quindi comprendono anche i servizi ‘free’ offerti appunto da bar, ristoranti, negozi, eccetera, in Italia abbiamo oltre 10 mila hotspot, 2.000 però in Lombardia.

Dicevamo wifi libero, ma serve l’autenticazione: in teoria la legge (Decreto del Fare) lascia ai singoli comuni la facoltà di richiederla o meno, ma il 90% lo fa perché in questo modo la singola PA si può esimere dalla responsabilità di eventuali attività illecite (truffe, scambio di materiale pedo pornografico, eccetera). Ecco perché in molte città italiane l’inserimento delle credenziali è ancora richiesto.

La prassi più diffusa è quella basata sulla registrazione via sms: si cerca una rete open con un dispositivo dotato di ricevitore wifi, ci si collega e si apre il browser Internet; alla comparsa della pagina di benvenuto l’utente deve quindi inserire il suo numero di cellulare e attendere la ricezione di una password. Un’alternativa più semplice (soprattutto per gli utenti stranieri) ma non gradita da tutti è quella di fornire le credenziali della propria carta di credito. Non ci credete?

Tornando a Milano e alle altre città, il 50% degli hotspot è di proprietà privata. Ci sono diversi motori di ricerca che possono aiutarvi a trovare gli hotspot ((Hotspots Wi-Fi Italia , Wifi.gratis ,Wefi , Hotspothaven), oppure sul sito del comune si può – se si hanno due minuti – trovare delle mappe.

Ora, siete convinti che il wifi libero esista davvero oppure no? La risposta forse è collegata a quest’altra domanda: avete uno smartphone? Se l’avete, usate un pacchetto Dati a pagamento o no? In un mondo veramente a wifi libero, la 3G non esisterebbe.

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2 Commenti

  1. Salve per correttezza faccio presente che la registrazione a Firenze non richiede nessun dato personale e non sono necessari ne chiamate ne SMS al Call center e questo già dal 5 settembre 2013, Il Comune di Firenze eroga servizi WiFi liberi anche al polo universitario di Firenze e in tutto il polo ospedaliero di Careggi per un totale di oltre 1500 Hot Spot , recentemente abbiamo coperto anche buona parte del parco delle Cascine. Andrea Tombelli

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  2. Complimenti per l’articolo. Concordo al 100%. relativamente ai commenti invece non capisco perchè vantarsi nell’offrire un servizio senza autenticazione. Offrire il servizio WiFi senza registrazione equivale a fornire uno strumento molto potente in mano ai malintenzionati che potrebbero commettere una serie di reati per i quali viene garantito l’anonimato a spese della comunità. Il servizio di autenticazione SMS o con facebook o con gmail non costa ed è utile al fine di dissuadere eventuali usi distorti della rete. Idem il filtro su determinati contenuti. Un amministratore nell’implementare un servizio pubblico pagato dai cittadini dovrebbe tener conto di queste tematiche.

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