Caro Regno Unito, Whatsapp ha davvero le spalle cosi’ larghe (tra terrorismo e campagna elettorale)?

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13 gennaio, 2015

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Sempre colpa di Whatsapp. Infatti il terrorismo internazionale è iniziato solamente quando sono cominciati i servizi di messaggistica, nello specifico quelli crittografati in end-to-end. Francamente non si perde mai l’occasione per tacere, soprattutto su un argomento così delicato come questo.

Ma veramente si perde tempo a pensare di abolire la messaggistica istantanea che protegge la privacy – e impedisce qualsiasi intrusione da fuori – perché ritenuta un canale di sfogo (o addirittura di preparazione) degli attentati terroristici?

Forse allora bisognerebbe tornare indietro con la memoria, anche e soprattutto nel Regno Unito, dove Whatsapp rischia il ban visto che il primo ministro David Cameron proporrà una nuova legge per obbligare le aziende Internet ad inserire una backdoor nei loro servizi. Altrimenti, ciccia.

Il tutto arriva dopo i tragici eventi parigini, che hanno colpito milioni di persone. Dicono che i terroristi comunichino tra di loro via Whatsapp. Quelli dell’11 settembre come lo facevano invece? Tramite piccione viaggiatore, mail o segnali di fumo?

La domanda – retorica – che si fa Cameron è: nel nostro paese possiamo tollerare un sistema di messaggistica che non possiamo controllare e leggere? Assolutamente no. Secondo i politici europei, il modo migliore per prevenire attentati terroristici come quello contro Charlie Hebdo è attuare un controllo totale di Internet, scavalcando anche le leggi esistenti e invadendo la privacy degli utenti.

Cameron quindi si batterà, ad elezioni vinte (…), a facilitare lo spionaggio delle comunicazioni. La proposta di legge prevede l’obbligo per le aziende Internet e gli operatori telefonici di registrare le attività degli utenti. In caso contrario, WhatsApp, Snapchat, iMessage, Telegram e altri verranno bloccati.

Due, i motivi per cui la legge anti-messaggistica protetta non funzionerebbe e non avrebbe senso. Primo: è altamente improbabile che un gruppo terroristico scelga Whatsapp o un’altro sistema di chat per preparare un attentato. Immaginate solamente se – e capita spesso – ci si sbaglia destinatario, oppure immaginate se il cellulare finisce in mani sbagliate o, se in seguito a controlli, si subisca una perquisizione (e resta tutto, di quello che ci si manda su Whatsapp).

Secondo: anche supponendolo possibile, automaticamente nascerebbero altri sistemi crittografati – molti dei quali veramente illegali, veramente sconosciuti, veramente border line – dentro i quali nascondersi. Questa proposta di legge sa molto di campagna elettorale aggiunta in un momento da cavalcare.

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