Iva Ebook, tutti i misteri di un 4% a ‘rischio’ Europa

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  12 gennaio, 2015  |  Nessun commento
12 gennaio, 2015
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Il paradosso è nascosto nell’aliquota, ma quel che è certo è che l’Iva ebook al 4% è entrata in vigore ufficialmente dal 1 gennaio 2015 nonostante i principali editori italiani abbiano ‘rivisto’ i prezzi solamente dal rientro dalle ferie della collettività.

Ora, però, attenti alle potenziali reazioni europee – secondo cui le aliquote tra carta e formati web devono essere diverse – che potrebbero anche far saltare presto il banco.

Cosa e’ cambiato

Il senso della riforma è stato fortemente caldeggiato dal ministro Franceschini, che si è particolarmente battuto per l’Iva al 4% sugli ebook, pareggiando quindi quella che già è prevista sui libri cartacei. Un provvedimento contenuto dentro la Legge di Stabilità 2015. Ora gli ebook si stanno effettivamente adeguando alla cifra-soglia di 9.99 euro.

In appoggio erano arrivati gli editori italiani (Aie, Associazione italiana editori) e la campagna #unlibroèunlibro (www.unlibroeunlibro.org). Con la legge di stabilità 2015 l’equiparazione tra i due formati è finalmente avvenuta. La differenza era stata stabilita dall’Unione Europea, secondo la quale ogni bene digitale dovesse essere considerato un servizio ai fini della tassazione IVA, applicando quindi l’aliquota massima; con l’avvento degli ebook e del mercato dell’editoria digitale, però, molti paesi europei hanno cominciato ad applicare una tassazione agevolata, considerando tali prodotti un veicolo di crescita culturale e democratica.

Il balletto dell’aliquota

Forse non lo sapete, ma la stragrande maggioranza degli ebook è acquistata sulle grandi piattaforme come Amazon e affini. Fino al 31 dicembre 2014, infatti, la normativa comunitaria prevedeva che l’imposta si pagasse a seconda del paese di provenienza del fornitore del servizio, ossia del proprietario del portale da cui si acquistava l’ebook.

Su Amazon, per esempio (ma non solo), si pagava l’aliquota del Lussemburgo, il 3%, mentre sui portali italiani, gli store locali, che hanno una quota molto minore rispetto a quelli internazionali, il 22%.

Per cui, in realtà, l’Iva ebook era già più bassa – per la maggioranza dei fruitori – del 22%! L’abbassamento reale per gli editori è di qualche punto percentuale, non del 18%, mentre sarebbe cambiato molto nel caso l’Iva fosse rimasta al 22%: in quel caso gli editori italiani avrebbero visto impennarsi l’imposta sui portali delle web company; invece per i colossi come AmazonApple l’Iva è aumentata, passando dal 3 al 4%, al contrario per i portali italiani è effettivamente diminuita.

Il rischio europeo

La paura è che il provvedimento abbia davvero vita breve e finirà per essere modificato o ritirato alla prima minaccia di procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea. L’Italia, pur avendo preso una decisione coraggiosa, rischia addirittura di essere multata da Bruxelles.

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