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Dialoghi sull’alfabetizzazione digitale

Dialoghi sull’alfabetizzazione digitale
3 minuti di lettura

Ormai da tempo si discute sull’alfabetizzazione digitale e soprattutto su come mettere fine all’analfabetismo digitale degli italiani. Le iniziative destinate a fare crescere la cultura digitale dei nostri connazionali si moltiplicano. QUESTO FENOMENO “QUANTITATIVO” È POSITIVO.

La disorganicità di queste iniziative, tuttavia, fa si che non stia avvenendo una seria riflessione culturale sui contenuti, il metodo, le finalità dell’attività di digitalizzazione culturale. In questi mesi ho fatto molta esperienza professionale “sul campo”, sia nel privato, che nella pubblica amministrazione.

Anche sulla base di queste esperienze ho predisposto, sotto forma dialogica, alcune riflessioni che vi sottopongo. Ho poi tradotto queste riflessioni in alcune slide che potete scaricare e utilizzare.

Sono convinto che i più non si siano posti l’interrogativo “perché alfabetizzazione digitale”? È così scontato porsi questo interrogativo? Un pericolo che intravedo in questa frenetica attività é che molti considerano il web (Internet) come una ideologia o come una religione.

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Chi é dentro é dentro, chi é fuori é fuori. Costui é destinato, inevitabilmente a morire. Non si capisce che questo approccio aristocratico, molto tranchant, fa si che il web (particolarmente i social network) sia avvertito da molti come un pericolo da esorcizzare.

Non é solo un atteggiamento di difesa di rendite di posizione -e non solo nella pubblica amministrazione-, é un atteggiamento culturale. Il web, non é una ideologia, non rappresenta la fine della storia. Il web é uno straordinario strumento/facilitatore. Il web é una opportunità.

In quanto facilitatore, il web, nella sua versatilità, ha un utilizzo che fa risaltare “l’individualità in un contesto collettivo”.

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Ciò che può essere utile ad un artigianato non é quanto può servire ad un insegnate di una scuola elementare. Ciò che é utile a Claudia, non é quanto cerca Michele. Il fine della alfabetizzazione digitale non é far vendere più IPhone, o più sensori. È semmai, nel caso dei sensori, far comprendere che essi producono infinite quantità di dati che vanno utilizzati.

Il fine della alfabetizzazione digitale é quello di rendere #soggettivamente #consapevoli le persone dei vantaggi che si possono trovare nell’uso del web. Per questo motivo servono molte forme (tipologie) di alfabetizzazione digitale. I contenuti dell’alfabetizzazione digitale, a questo punto, assumono una funzione fondamentale.

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Per alcuni soggetti il contenuto si tradurrà nell’apprendimento di base dell’utilità di alcune funzioni/piattaforme. Altri soggetti saranno interessati a fare conoscere meglio le loro attività. Ciò che dovremo ricordare sempre é che l’uso del web é esploso perché é contemporaneamente finalizzato sia alla fruizione che alla produzione di contenuti.

Un uso corretto del web é improntato a grandi atti di generosità. Ad ogni utente un contenuto diverso e la #consapevolezza che attraverso la sua attività egli lo arricchirà. Peraltro questo é il fondamento del successo dell’open data e dello sharing, al di là della retorica sulla trasparenza nella pubblica amministrazione.

L’alfabetizzazione digitale é un processo continuo, come d’altronde lo sono l’apprendimento e il sapere. Un evangelist di successo (o un alfabetizzatore) deve avere la capacità di convincere all’utilità delle dinamiche di gruppo. Lo sharing é il fondamento del successo della diffusione virale del web.

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Nello sharing sta l’utilità sociale del web. Quest’ultima é già una risposta all’interrogativo: perché alfabetizzazione digitale? Ma, condividere non é facile, spesso non ci piace. Siamo stati educati, fin dalla scuola, alla competizione e al primeggiare.

Io utilizzo Lego Serious Play come pratica per far apprendere “le virtù della condivisione”, il vantaggio nel gioco di quadra, la forza della collaborazione, la cultura della sussidiarietà.

Come capirete il metodo di insegnamento diventa sostanza. Chi é allora l’evangelist? È sicuramente un volontario entusiasta (che necessita, per il suo bene, di essere formato), ma soprattutto deve essere un volontario umile, curioso di imparare dai suoi allievi.

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Ma, é anche un professionista perché le pratiche di alfabetizzazione digitale, come ho dimostrato, come ho dimostrato, sono complesse e impegnative. Chi é l’alfabetizzatore digitale? Qui la risposta é meditata.

L’alfabetizzazione é un portatore di metodo e assieme di sapere e cultura. Razionalità, passione, metodo, sapere ecco le quattro parole chiave che identificano una politica di successo di alfabetizzazione digitale. La grande sfida é quindi quella di essere assieme un evangelist un alfabetizzatore.

TRATTO DA MICHELEVIANELLO.NET

Foto del profilo di Michele Vianello
Ex Direttore Generale di VEGA Parco Scientifico Tecnologico di Venezia, imprime una forte impronta di innovazione IT nel territorio veneziano e veneto, sperimentando e attuando, a favore della crescita tecnologica e della competitività delle imprese, modelli avanzati di sviluppo gestionale e organizzativo “Enterprise 2.0”, nuove modalità di marketing “Web 2.0”, le più avanzate soluzioni tecnologiche e piattaforme di eccellenza. La sua carriera politica ha inizio nel 1997 come Vice Sindaco nella sua città natale: Venezia. Deputato della Repubblica dal 2001 al 2005, rientra a Venezia, braccio destro del Sindaco Cacciari alla guida della città lagunare, fino a ottobre 2009. In quattro anni promuove un cambiamento radicale nell’organizzazione della macchina comunale e nell’interazione tra PA e cittadini, con l’adozione delle filosofie gestionali “Web 2.0” e “Amministrare 2.0”. E’ ideatore delle politiche del Comune di Venezia in materia di banda larga e connettività wi-fi: con il progetto “Cittadinanza digitale” ha reso Venezia la prima città d’Italia completamente digitale, con connessione Internet wi-fi gratuita per tutti i residenti nelle piazze, biblioteche e uffici pubblici; con il portale “Venice Connected”, che intermedia decine di migliaia di ordini, ha contribuito ad innovare la gestione dei flussi turistici della città. Numerose le relazioni, gli scritti e le interviste di natura specialistica rilasciate su riviste e quotidiani. Nel 2010 pubblica il libro “VE 2.0. Cittadini e libertà di accesso alla rete” edito da Marsilio Editori. Ad aprile 2010 è stato insignito del prestigioso premio nazionale “La città dei cittadini – Cineca Award 2010”, quale personalità che si è più distinta in Italia nello sviluppo di progetti che favoriscono la comunicazione tra Istituzioni e cittadini, in particolare nell’erogazione di servizi tramite le nuove tecnologie web.

1 Comment

  1. Aggiungo che l’inefficacia delle azioni frammentate e’ alimentata anche dalle istituzioni (o meglio chi le guida) che usano il digitale con unico obiettivo l’autoreferenzialita individuale o di sistema e non l’effetto ‘culturale’

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