Le conseguenze dell'innovazione della PA: quello che i burocrati non vogliono cambiare - Pionero
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Le conseguenze dell’innovazione della PA: quello che i burocrati non vogliono cambiare

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  17 dicembre, 2014  |  Nessun commento
17 dicembre, 2014
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Queste considerazioni nascono dopo la lettura dell’articolo del Corriere della Sera “Processo telematico, la carta resta. Le notifiche via email vanno stampate“. Al titolo si aggiunge una descrizione che è tutta una programma “Debutto rompicapo per il processo penale telematico – Al ministero in diverse riunioni è stato esplicitato che il fax è lo strumento più affidabile“.

La cosa è ovvia: se tu affidi l’innovazione a coloro che hanno sempre conservato, le conseguenze non possono che essere queste. Mi stupisco che ci si stupisca.

Un avvocato ragiona da avvocato, un giudice da giudice. Non chiedetegli di ragionare come un qualsivoglia cittadino. Non chiedere ad un impiegato della Pubblica Amministrazione, con 30 anni di anzianità, di suggerire innovazioni, sarà molto difficile che ragioni con altri occhi. Lo stesso vale per un operaio metalmeccanico, per un insegnante e così via.

L’innovazione è guardare il mondo con occhi diversi. Tutto questo non è semplice.

L’avvento dell’Information Technology nella Pubblica Amministrazione italiana non deve ridursi ad essere “digitalizzazione dell’esistente“. Ovvero non può ridursi al migliorare le tradizionali prassi burocratiche.

Il cittadino non vuole la burocrazia, non accetta la “burocrazia migliorata”. Larga parte della legislazione italiana degli ultimi anni si é ridotta ad essere una semplice digitalizzazione dell’esistente. Per questo non é cambiato nulla. Certo ci sono best practice da valorizzare, ma la Pubblica Amministrazione resiste lì, immota e uguale a sé stessa.

Consapevoli o no, ciò che i burocrati (ma anche i sindacalisti) non vogliono sono queste tre inevitabili conseguenze dell’applicazione dell’I.T. nella Pubblica Amministrazione.

1) L’I.T. nella Pubblica Amministrazione é inevitabilmente labour saving.

Non si potrà avere lo stesso numero di dipendenti nella Pubblica Amministrazione. Analizzate ogni processo nella PA e immaginate quante di quelle mansioni, spesso stupide, potrebbero essere sostituite, generando efficienza e ricchezza, da un buon software.

D’altronde, se non si farà questa “banale” attività, ai dipendenti che andranno in pensione e non potranno essere sostituiti seguirà il caos organizzativo e maggiore inefficienza. Ragionamento analogo andrà rivolto ad uno sportello delle Poste Italiane.

2) L’I.T. nella Pubblica Amministrazione può generare ottimizzazione e valorizzazione della conoscenza.

Le architetture web sono nate per favorire lo scambio e l’arricchimento della conoscenza. In fin di conti perché chiediamo lo sviluppo degli open data? Non è solo un problema di trasparenza. Gli open data devono generare valore economico e maggiore conoscenza nell’intero corpo sociale.

Ma, la macchina Pubblica (ma anche molte organizzazioni sociali) é spesso verticale e opaca. Ed é su questa opacità che si fonda il potere delle burocrazie.

3) L’I.T. nella Pubblica Amministrazione determina una parità di relazioni tra il cittadino e la macchina burocratica.

Ma, la macchina burocratica é autoreferenziale.. Spesso la struttura organizzativa viene scambiata con la legge. Quindi, se non si cambiano le leggi la macchina resta eguale a sé stessa, autoreferenziale e inutilmente punitiva nei confronti dei cittadini.

Come capirete riformare la Pubblica Amministrazione italiana non é cosa banale che si risolve con qualche slogan ad effetto.

TRATTO DA MICHELECAMP.IT

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