Horizon 2020: cinque principi per superare una visione quantitativa della smart city

Scritto da:     Tags:  , ,     Data di inserimento:  26 novembre, 2014  |  Commento
26 novembre, 2014
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Venerdì ho tenuto un keynote speech alla Camera dei Deputati in occasione del “Meeting of Chairpersons of Commitees on employment, researchand innovation“. Occasione ghiotta per suggerire ai Parlamentari Europei criteri QUALITATIVI finalizzati a giudicare la validità dei progetti smart da presentare all’Unione Europea in occasione del bando Horizon 2020.

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1) La smart city non é un punto di approdo finale condizionato dalla quantità di tecnologie presenti in un ambiente urbano. I processi innovativi hanno sempre interessato gli ambienti urbani. Oggi l’innovazione indotta dall’Information and Communication technology é veloce, pervasiva e dirompente. Un primo criterio da adottare sarà quindi quello della flessibilità e della capacità di guidare il cambiamento.

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2) Nella vulgata comune la smart city é identificata con la grande metropoli. Se seguissimo questa logica una città adotterebbe le politiche smart seguendo una ottica difensiva. All’emergenza ambientale si risponde con le politiche smart, alla criminalità si risponde con le politiche smart, e così via.

Naturalmente il termine

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“smart” si traduce in applicativi IT. La stragrande maggioranza delle persone in Italia (e in Europa) vive in città medio piccole. Andranno quindi premiate le realtà urbane di ogni dimensione che riescono ad innovare mantenendo le loro specificità e condividendo le buone pratiche.

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3) Oggi il grado di smartness delle città é spesso valutato in relazione alla quantità di tecnologie utilizzate.

Ciò che oggi andrà sempre di più adottata sarà la capacità di utilizzare #consapevolmente da parte del genere umano l’Information technology. Il più grande errore che si può commettere è quello di valutare il livello di innovazione secondo i criteri propri della città fordista. Il KPI deve quindi evolversi da quantitativo a qualitativo.

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4) La città smart é una città che include. Il termine inclusione va naturalmente inteso valutando la qualità delle Istituzioni democratiche.

Soprattutto la città smart é improntata alla capacità di mutuare ovunque le modalità comunicative proprie del mondo del social networking. In questo caso i criteri valutativi non saranno improntati alla quantità dei dialoghi, ma alla qualità e alla intensità dei dialoghi. Quelli che ci interesseranno saranno soprattutto i dialoghi tra le Istituzioni, gli stakeholders e i city user.

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5) Una città smart non può fondarsi su una somma di organizzazioni verticali e autoreferenziali.

Ciò che andrà indagato e incentivato é la formazione di tanti nodi tra sistemi umani e di oggetti connessi grazie al web. La città smart é una immensa rete composta di tanti nodi intelligenti costituiti da dialoghi, dati e comunicazioni. Il mondo globale smart sarà il risultato dell’incrociarsi di tanti nodi e di tante reti.

Smart cities: mito o realtà? from Michele Vianello

TRATTO DA MICHELECAMP.IT

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  • Edi Valpreda- Bologna

    Tutto condivisibile ma sino a che il gov Italiano non capisce ( e sarebbe stata occasione ghiotta quella che Lei ha avuto per esprimerla con forza) che deve mettere a disposizione dei fondi a cofinanziamento di progetti europei per Città italiane smart , fondi che possano sostenere progetti focalizzati anche sulla pianificazione smart,sulla produzione di strumenti e modelli di ottimizzazione -piaadattamento esistente inteligente di infrastrutture, flussi di traffico, ecc o di comprensione e gestione delle politiche dei flussi migratori ecc Tutto quanto rende sart una città ma mirato a casi italiani; tutto ciò che non essendo strettamente configurabile come tecnologia non trova spazio finanziabile in programmi tipo HORIZON , sino ad allora non ce la faremo a trasformare davvero le nostre città in smart. Se vedete il budget ed i tipi di progetti finanziati che si possono “permettere” i paesi che ,ad esempio, cofinanziano il programma ERA NET, ci capiamo