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Cultura libera, bene comune e Ubuntu, secondo Dario Cavedon

Cultura libera, bene comune e Ubuntu, secondo Dario Cavedon
4 minuti di lettura

Sabato 22 novembre si terrà a Bologna, presso l’Hotel Ramada-Encore, l’Ubuntu-it Meeting, l’incontro semestrale della Comunità Italiana di Ubuntu, finalizzato a far incontrare le persone che fanno parte della community Ubuntu, fare il punto della situazione e sviluppare nuove idee, oltre che trascorrere una giornata “in comunità”, non solo virtualmente. L’incontro è però aperto anche a tutti i simpatizzanti, amici e familiari, nel clima di una giornata di reciproco arricchimento.

Per questo abbiCavedonamo voluto intervistare Dario Cavedon, uno dei membri attivi della Comunità Italiana di Ubuntu, che abbiamo avuto già modo di conoscere durante il premio Egov 2014. Quattro chiaccihere su Ubuntu, Linux e il mondo del software libero.

 

Come è stato coinvolto in Ubuntu, e nel software libero in generale?

Cominciai a usare Linux qualche anno fa, prima Red Hat Linux, e poi Mandrake. A fine 2004 in Rete circolava voce di una nuova distribuzione, che voleva rendere facile l’installazione e l’utilizzo di Linux per tutti, anche ai neofiti, era nata Ubuntu. Incuriosito, iniziai a usarla, nonostante l’aspetto fosse meno attraente della concorrenza, era davvero molto semplice. Quando apparve la derivata Kubuntu fu amore a prima vista, da allora uso solo Kubuntu, Ubuntu o derivate (sì, cambio spesso!).

Perché Ubuntu?

Il fattore determinante che mi convinse ad usarla fu la filosofia Ubuntu, che crede nell’aiuto e arricchimento reciproco come principio fondante di miglioramento sociale. Nel 2005 cominciai a contribuire alle traduzioni di Ubuntu in italiano, poi al Gruppo Web (che cura il sito web e il Planet), entrando anche nella Comunità Italiana.
Negli ultimi anni mi sono occupato soprattutto di promozione, social media (Twitter, Facebook, GooglePlus) e della redazione che cura la newsletter settimanale della Comunità.

Dove crede che la porterà Ubuntu e il software libero?

Personalmente, Ubuntu è solo un hobby, a cui dedico pochissimo tempo – mia moglie comunque è convinta che passi troppo tempo davanti al computer!

Quali sono i suoi traguardi – sia personali che per Ubuntu e il software libero in generale?

Citando Jon “maddog” Hall, hacker di lungo corso, il primo punto della mia agenda è “world domination through world cooperation“. Sarò però soddisfatto solo quando la cultura libera – di cui il software libero è stato precursore – sarà riconosciuta bene comune e fattore di progresso per tutta l’umanità.

Quali sono le novità più importanti in casa Ubuntu per il futuro?

Ci sono parecchie novità che stanno bollendo nel pentolone Ubuntu, ne cito giusto un paio. A fine 2014 usciranno i primi smartphone motorizzati “Ubuntu Touch”, il sistema basato su Ubuntu progettato per i dispositivi mobili. Si tratta di un progetto iniziato l’anno scorso che ha come obiettivo la convergenza: un unico dispositivo in grado di sostituire PC e smartphone, su cui girano le stesse identiche app. Pensando alla potenza delle nuove CPU ARM – paragonabili a quelle dei netbook – l’obiettivo potrebbe realizzarsi già nel 2015, chissà!
Un’altra novità importante, anche se meno evidente, è MIR, il display server interamente progettato e realizzato da Ubuntu e Canonical, in grado di sostituire quello attualmente in uso su tutte le distribuzioni Linux. Questo sistema è uno dei mattoni fondamentali per la convergenza di cui parlavo prima, e permetterà un significativo miglioramento nell’efficienza e negli effetti grafici, sia sui PC desktop che sugli smartphone. MIR già motorizza “Ubuntu Touch” e lo vedremo presto sui desktop.

Passiamo al nostro Paese. Quanto è attiva e vitale invece la community italiana di Ubuntu?

La community italiana è tra le più attive al mondo, merito che ci viene riconosciuto anche dalla comunità internazionale. Giusto per parlare del supporto agli utenti: abbiamo un nostro forum un nostro servizio “chiedi” – unico al mondo tra le comunità locali, creato sul modello di askubuntu ma sviluppato interamente da noi. Poi siamo molto attivi sui social network, dove abbiamo un nostro gruppo su Facebook e su Google Plus e un nostro account su Twitter.
Ma siamo molto attivi nelle traduzioni – Ubuntu è quasi completamente localizzata in italiano. nello sviluppo – alcuni partecipano allo sviluppo di Ubuntu, Debian e anche Ubuntu Touch, abbiamo una nostra newsletter settimanale dove raccontiamo tutte le novità di Ubuntu e del Software Libero. Infine partecipiamo a molte manifestazioni nazionali (Fiera di Pordenone, Todi Appy Days, Code Motion, Open Source Day, Linux Day,…).
La cosa fantastica è che chiunque può partecipare alla comunità (http://ubuntu-it.org/comunita): basta scegliere l’attività che più piace e buttarsi!

Quali sono gli eventi principali che organizzate come comunità?

Noi organizziamo il nostro meeting (http://wiki.ubuntu-it.org/UbuntuItMeeting), il prossimo sarà a Bologna il 22 novembre, e in collaborazione con Debian Italia il meeting delle due comunità, che abbiamo definito DUCC-IT (http://www.ducc.it/), anche questo un caso unico a livello mondiale.

È coinvolto anche in altre attività al di fuori di Ubuntu che riguardano l’open source o il mondo dell’informatica?

Dal 2008 faccio parte di AVi LUG, un Linux User Group molto attivo nel vicentino. Come LUG forniamo assistenza, organizziamo corsi, serate, il Linux Day e abbiamo anche realizzato il “Progetto Xpocalypse” in collaborazione con il Comune di Schio (VI), grazie al quale il Comune ha ricevuto una menzione speciale al “Premio eGov 2014”. Stiamo partendo in questi giorni con il progetto per realizzare un nuovo CoderDojo, speriamo di attivarlo già dai primi mesi del 2015.

TVA Notizie 21/02/2014 ore 19:30 from Matteo Zaffo ’80 on Vimeo.

Foto del profilo di Alessio Sfienti
Appassionato del mondo Linux e della filosofia Open Source, da anni si occupa della cura di periodici e siti web di consulenza dedicati alla Pubblica Amministrazione

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