Smart city, Smart Government e Big Data: come semplificare la PA secondo HP

Scritto da:     Tags:  , , , , ,     Data di inserimento:  7 novembre, 2014  |  Nessun commento
7 novembre, 2014
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Si fa presto a dire smart city. Anzi, si fa anche ‘male’, visto che spesso si usa il termine ‘smart’ a sproposito, per indicare qualcosa di tecnologico fine a se stesso come ad esempio un lampione coi sensori, un segnalatore di velocità, un wifi pubblico.

La smart city, quella vera, è la città che attraverso servizi di valore per i suoi cittadini, sfruttando le tecnologie esistenti per migliorare processi e prodotti, consente alla collettività di migliorare il rapporto con la quotidianità e con la pubblica amministrazione.

Per quotidianità si intende tutto: lavoro, salute, mobilità, scuola, sportelli pubblici, sanità. Ecco perché smart city e smart government sono “legate da un fattore comune importante, tipicamente la rimozione della burocrazia e delle barriere interne che impediscono a volte a una amministrazione di interagire con l’altra“, rivela Paolo Cattolico, EMEA Strategic marketing manager HP, intervistato a Smart City Exhibition 2014.

“E’ un problema che a livello di pubblica amministrazione locale abbiamo visto in molte province europee e in tante grandi città. Il macro-fenomeno è sempre legato alle persone: c’è ovviamente una problematica di dati, di condivisione di dati e di applicazioni che non si parlano ma al 90% la difficoltà è convincere le persone ad avere un approccio progettuale che coinvolga sia gli operatori IT sia coloro che operano sui dati nelle strutture pubbliche, e a convergere e a cercare l’unione e la condivisone dei dati piuttosto che a perseguire autonomie organizzative”.

Si arriva dritti, quindi, al tema dei Big Data tanto caro ad HP. “E’ uno dei buoni effetti collaterali – conferma Cattolicoperché rimuovendo le barriere non soltanto si abbassano i costi e si lavora meglio ma ci sono dei valori aggiunti. Si crea un grande profilo di tutta l’utenza e del cittadino sotto molteplici aspetti: diventa facile fare profiling, investigare con tecniche di analisi di social media mixate coi dati in possesso delle PA e trarre indicazioni che sono molto più affidabili dei sondaggi perché operano su dati veri e non su sondaggi a campione. Può diventare una miniera di informazioni per un’analisi quasi in real-time dello stato della popolazione“.

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