Agenda Digitale flop (18 su 53), sai che scoperta: e se la cancellassimo? - Pionero
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Agenda Digitale flop (18 su 53), sai che scoperta: e se la cancellassimo?

Scritto da:     Tags:  , , , , , , ,     Data di inserimento:  5 novembre, 2014  |  Nessun commento
5 novembre, 2014
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Non è una scoperta ma l’amara realtà di un qualcosa che forse va cancellato dall’immaginario collettivo: l’agenda digitale non funziona perché così com’è è un insieme di leggi e provvedimenti tra loro scollegati, senza una governance condivisa che possa portare alla loro attuazione aldilà di un discorso di mancanza di fondi.

Il dato messo sul tavolo dall’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano e che tutti gli esperti di settore stanno commentando online è chiaro ma risaputo: dal 2012 a oggi infatti sono stati emessi solo 18 dei 53 provvedimenti attuativi previsti per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale.

Su alcuni dei provvedimenti siamo a circa 2 anni di ritardo (600 giorni): appaiono particolarmente indietro sanità digitale, giustizia digitale, Smart cities, anagrafe. Di fatto, se escludiamo i tre must di Caio (identità digitale, fatturazione elettronica e anagrafe unica dei residenti) che, come abbiamo analizzato di recente, sono o in pending o in elaborazione, il resto è un pantano senza ritorno.

Prima di riportare i commenti degli esperti del Politecnico, quel che fa più specie e che, in teoria, i fondi ci sarebbero: l’Accordo di Partenariato UE che come twittato dal nostro direttore Gianluigi Cogo (@webeconoscenza) “è l’unico appiglio per fare innovazione in questo paese nei prossimi 8 anni” ha messo a disposizione, nel periodo 2014-2020, ben 1.7 miliardi di euro.  A questa cifra andrebbero poi aggiunte altre risorse nazionali e private.

Il primo a commentare è il presidente di Confindustria Digitale Elio Catania: “Lo spread digitale tra la nostra e le altre economie europee ha raggiunto ormai i 25 miliardi di euro l’anno. Si tratta di mancati investimenti in innovazione che ancorano l’economia italiana ad assetti e processi obsoleti“.

Anche questo lo sapevamo già. L’Italia era e resta fanalino di coda in Europa sui maggiori indicatori relativi alla digitalizzazione. Secondo la Digital Agenda Scoreboard, siamo indietro rispetto alla media UE in particolare su sviluppo di ecommerce e utilizzo di Internet (-19% rispetto alla Svezia, prima in classifica), egovernment(-17%) e disponibilità di servizi internet (16%). Quindi, invece che di agenda digitale, dovremmo parlare di sviluppo del Paese.

Le ragioni del ritardo in queste e altre aree sono diverse – ha spiegato Alessandro Perego, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Agenda Digitale -: dalla scarsa qualità della normazione nazionale alla frammentazione delle competenze tra diversi Ministeri e autorità in sede di attuazione, dall’eccessivo numero di provvedimenti attuativi all’assenza di un monitoraggio periodico. Dove queste cause non si verificano, come ad esempio in UE, la produzione normativa procede con regolarità“.

Senza stare a tediarvi coi numeri e numerini che presto saranno disponibili online, vediamo le proposte dello stesso Osservatorio e di Elio Catania, che suggeriscono di costituire un Forum che monitori l’attuazione della normativa e l’impiego dei fondi.

Nel suo intervento Elio Catania ha suggerito anche un percorso più complesso, su sette punti: un portale di Log-in nazionale, una piattaforma per i servizi della Scuola, il Fascicolo sanitario e la ricetta digitale, un sistema dei pagamenti, l’Anagrafe nazionale, il Sistema pubblico d’Identità digitale, l’interoperabilità Inps, Inail, Fisco. Ecco, bene, non parliamo più di agenda digitale. Cancelliamo questo termine e ripartiamo dalle necessità primarie del Paese. Qui l’innovazione deve servire per attuare, non per dare nomi a caso.

 

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