Il wifi gratuito in Italia sbatte contro un muro di gomma. Si fara’ mai?

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  3 novembre, 2014  |  Nessun commento
3 novembre, 2014
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La sensazione è che questa proposta di legge sul wifi gratuito e libero in tutti i luoghi pubblici del nostro Paese resterà li, a fare un po’ di rumore nelle segrete stanze, per poi volatilizzarsi come tante altre – buone – intuizioni che però noi, per un motivo o per altro, non possiamo farcela ad attuare.

Il perché è figlio di tante, troppe situazioni ‘border-line’ e di convinzioni più o meno paradossali (tipo quella sul wifi che fa male alla salute…) ma soprattutto di una motivazione ben precisa: chi paga il wifi gratuito?

Gratuito lo può essere per chi lo usa, ma qualcuno dovrà pure mettere su degli hot-spot (che non si ‘pagano’ da soli). Piccola annotazione statistica ripresa anche da Boccadutri su Twitter: in Italia soltanto un esercizio commerciale su dieci (e anche gli uffici pubblici) offre servizi di connettività wireless.

Allora, siccome il Governo non può permetterselo (se vuoi calare le tasse non puoi far pagare una tassa per il wifi, non credete?) e gli esercenti non ne vogliono sapere (la loro Adsl interna costa meno?), il muro di gomma contro il quale sbatterà la proposta è già in stato di innalzamento.

La proposta di legge in pillole

Partiamo da lei: avanzata da Sergio Boccadutri (PD) e co-firmata da Enza Bruno Bossio, Ernesto Carbone, Alberto Losacco, Gennaro Migliore e sottoscritto da altri 106 parlamentari, in pillole propone l’obbligo per tutti gli esercizi commerciali con superficie superiore ai 100 mq di dotarsi di wifi aperta e gratuita.

Ma, se proprio vogliamo estendere il senso della proposta (la potete leggere qui), per wifi gratuito nei luoghi pubblici si intende libera connessione Internet in: esercizi commerciali, scuole, aeroporti, taxi, e in linea di massima in qualsiasi luogo al di fuori delle mura domestiche.

I pro e i contro (degli espertoni)

Secondo gli espertoni, ci sarebbero dei contro a questa proposta di wifi gratuito. Francamente restiamo ‘basiti’: l’unico contro potrebbe essere il costo se dovesse ricadere sui fruitori – detti anche liberi cittadini – mentre sul web ne leggiamo di ogni. Di sicuro, però, la multa da 5.000 euro per chi non ottempera all’obbligo non sembra il massimo per convincere i piani alti.

Partiamo però dai pro del wifi gratuito che sarebbero innumerevoli: si dà impulso all’uso della rete, accelerandone gli effetti economici. Inoltre, si fornisce una prima concreta soluzione-tappo alla crisi della rete fissa italiana, andando a irrobustire il wireless invece che puntare sul traffico di rete dati, inevitabilmente collegato al piano banda larga.

Arriviamo quindi ai contro del wifi gratuito: (ri)detto del meccanismo obbligo-multa, si sostiene in giro che la proposta interpreti un’esigenza molto egoistica, superficiale, dell’utenza, che risponderà sempre che desidera navigare gratis, ovunque. Per le stesse ragioni per cui vorrebbe poter sempre leggere gratis, viaggiare gratis o mangiare gratis.

Sorridiamo: qui non si parla di cibo o voli aerei, qui si tratta di ‘vita’. Si tratta di sapere cosa succede nel mondo, restare aggiornati su autobus e chiusure di musei, farmaci di turno, asili nido. Non scherziamo: Internet oggi è un bene di prima necessità, che piaccia o no (ed è proprio per questo che lo fanno pagare…).

Si parla poi dell’ansia da modem. Costo approssimato per gli esercenti: 100-150 euro. E anche della difficoltà di passare da un negozio all’altro tra miriadi di modem diversi. Qui ci può stare l’enigma: anche adottando la modalità hot-spot del proprio smartphone, passeggiare in una strada colma di antennine wifi comporterebbe un continuo saltare della connessione stessa. Ma qui la scelta di ‘scegliere’ la rete dati starebbe al singolo cittadino.

Ultimo ma non per ultimo, il problema dell’inquinamento da wifi gratuito che fa male alla salute. Motivo per cui, ad esempio, nelle scuole si preferisce la rete via cavo (negli Usa, in Finlandia e in altri Paesi se ne sbattono della salute??).

Va beh, secondo John Goldsmith, consulente dell’OMS (Organizzazione Mondiale della sanità) l’esposizione al Wi fi rappresenterebbe la prima causa di aborti spontanei entro la 7.ma settimana di gravidanza, mentre l’assorbimento di questo particolare tipo di radiazioni sarebbe 10 volte superiore nei bambini rispetto agli adulti e quindi i bambini sono più a rischio degli adulti di riportare dei danni del DNA mitocondriale.

Normare bene, normare sano

Ora, la sensazione è che il boicottaggio sia già in atto perché è innegabile che una proposta di legge come questa sul wifi gratuito va migliorata e contiene delle imperfezioni (i 5.000 euro di multa, la difficoltà degli hot-spot ravvicinati) ma di base è buona e giusta.

Messa a posto con un paio di correttivi, in primis la definizione delle spese – che dovrebbero essere divise tra esercenti e pubblica amministrazione – in un Paese che vuole definirsi digitale la strada si troverebbe. Noi, invece, resteremo con le nostre 3G stupendoci di poter usare Skype sulla Route 66 in mezzo al nulla. Li, chi lo paga, non è un problema di Stato.

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