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Apple Pay e la maledizione delle carte di credito: il problema e’ sempre il POS?

Apple Pay e la maledizione delle carte di credito: il problema e’ sempre il POS?
2 minuti di lettura

Questa storia di Apple Pay mi sta mandando via di testa. Cerchiamo in ogni modo dei sistemi di pagamento mobile semplici e funzionali e una volta che lo troviamo, ci si mettono i grandi competitor a boicottarlo? Ci sarà mica qualcosa sotto? La risposta è si. Ma andiamo per ordine.

Il successo di Apple Pay in Usa, in attesa che sbarchi anche in Europa, è certificato dai numeri. Si parla di un milione di attivazioni nelle prime 72 ore, qualcosa di clamoroso (la fonte è Tim Cook). Il perché Apple Pay spopoli è semplice: Apple Pay è facilissimo da usare. Per tutti. Non servono cervelloni, non servono espertoni.

L’implementazione di Apple è molto più agile rispetto agli altri esperimenti della concorrenza sui chip NFC, anche perché riduce l’interazione dell’utente al minimo. Una volta avvicinato lo smartphone all’apposito lettore, infatti, sarà sufficiente effettuare una scansione delle impronte con Touch ID per portare a termine l’operazione.

Come funziona Apple Pay

Apple Pay è questione di un attimo. Si avvicina iPhone 6 al Pos del negoziante, si appoggia il dito sul lettore di impronte digitali integrato e una volta rilevata l’impronta il gioco è fatto. Abbiamo già pagato con la carta di credito ospitata, in modo criptato, su un chip speciale del cellulare (il Secure Element). Lo scambio di informazioni con il Pos avviene tramite onde radio (tecnologia Nfc).

Le carte di credito possono essere aggiunte sia attraverso l’account di iTunes o utilizzando la fotocamera eseguendo una scansione dei numeri.

Apple Pay

Apple Pay (immagine: 9To5Mac).

 

CurrentC e le commissioni galeotte

A differenza di altri operatori di settore, Apple – come altre volte, non sempre – ha giocato d’anticipo stringendo accordi strategici con gli istituti bancari e le catene di distribuzione, così da godere di migliaia di negozi abilitati già al lancio. Ma allora perché negli States tantissimi negozi e catene vogliono boicottare Apple Pay?

Dopo le catene Wal-Mart e Best Buy, che avevano subito detto di no al nuovo tipo di pagamenti, lo scorso weekend anche Rite Aid e Cvs hanno disabilitato il supporto all’Apple Pay. Alla base della decisione, secondo la stampa Usa, ci sarebbe un prossimo lancio, da parte di questi negozi, di un proprio sistema – denominato CurrentC – per i pagamenti mobile.

La domanda è: perché? Perché complicarsi la vita quando c’è chi ce la vuole semplificare? Il nuovo sistema dovrebbe debuttare il prossimo anno, e il lancio potrebbe risentire della concorrenza di Apple Pay.

Attenzione a questo passaggio che è la chiave di tutto: la differenza tra i due sistemi consiste nel fatto che mentre con Apple Pay l’addebito avviene sulla carta di credito, anche se l’utente può evitare di estrarla al momento di pagare, con CurrentC l’importo sarebbe addebitato direttamente sul conto bancario, bypassando quindi le carte di credito e le relative commissioni per i negozi.

Eccoci al dunque, le commissioni. Quelle per le quali in Italia tanti non accettano ancora il pagamento con bancomat (nonostante ci sia una legge che obbliga a farlo, ma non punisce i trasgressori…). Il problema, quindi, è sempre il caro e vecchio POS.

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