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Tra email e Inbox: moriremo sincroni

Tra email e Inbox: moriremo sincroni
5 minuti di lettura

Per il sottoscritto l’email non è mai stata asincrona. Oddio, forse lo era quando usavo Eudora con il modem a 300 bps. Ok, ok, mi fermo qui, altrimenti tiro fuori dalle ragnatele momenti e feticci nostalgici. Dunque da sempre sono abituato a consultare la posta elettronica in real time e possibilmente a rispondere dallo smartphone, o da qualsiasi cazzabubbolo a disposizione, immediatamente. Ripeto: IMMEDIATAMENTE!

L’email è uno strumento, un mezzo, un supporto, un servizio di relazione sociale oltre che professionale e dunque non vedo nessuna differenza fra esso, un social network, piuttosto che un telefono o il campanello di casa. Mi cerchi, hai bisogno di me, mi proponi qualcosa? Eccomi, pronto e sincrono convinto.

Certo che lo strumento ‘posta elettronica’ nel tempo si è evoluto molto e, pena quelli che come me ne fanno un uso sincrono, sicuramente migliorato. Lo uso molto come sistema di alerting magari collegato con il calendario, piuttosto che la sveglia o le notifiche. A volte lo uso come sistema per la lettura posticipata (read it later) o anche per l’archiviazione di documenti e discussioni (San Gmail ci ha abituati bene).

Ma mille altri usi sono legati a questo strumento che ormai ci accompagna da 25 anni. Considerarlo un sistema di messaggistica elettronica è un po’ riduttivo. Che anche a Mountain View si siano accorti di questo è indubbio, e allora Inbox ha un suo senso.

Ma chiariamoci meglio le idee, da dove siam partiti? Forse dai client mobili che per primi hanno rivoluzionato il modo di gestire questi servizi.
Ogni smartphone permette di gestire gli account di posta con una sola applicazione, e non mi sembra cosa banale. La mia, ad esempio, è questa:

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Mi trovo bene con al mia applicazione mobile. Ho tutto sotto controllo, gestisco i vari account in modalità push e grazie a Spotlight posso fare ricerche sui messaggi in un battibaleno. Ma andiamo con ordine. C’è chi preferisce tenere un app separata per ogni account, e allora può scegliere di usare l’app di Microsoft per gli account gestiti con un server Exchange, quella di Google per Gmail e così per Yahoo, ecc. Son scelte, legate anche alle funzionalità estese che spesso queste app portano in dote.

Poi esiste un’altro mondo che è quello dei client smart, come il defunto Sparrow (acquistato proprio da Google) o l’emergente Mailbox di Dropbox che mi ha intrigato non poco.

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Proprio dalla sperimentazione di questo client/app ho maturato alcune considerazioni che si legano perfettamente alla gestione sincrona. L’idea è quella di mettere l’esperienza della messaggistica al centro della gestione giornaliera delle attività. Ovvero il client di posta diventa anche un gestore di attività (task) e di progetti.

L’introduzione delle funzioni associate allo swipe (tendina a scomparsa) è diventata pian piano uno standard grazie proprio a Sparrow e poi Mailbox che per primi l’hanno introdotta per specifiche azioni, fino ad allora non previste nella gestione dei client di posta.

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IMMAGINE TRATTA DA IMORE

Dunque questo è il primo elemento di relativa novità sia per l’usabilità che per la programmazione e sfruttamento del servizio. L’email non è più solo email ma è un Personal Assistant! Solo che quel PA siamo noi. E non mi sembra molto innovativo.

Yahoo ha intrapreso una piccola deviazione da tutto questo ragionamento, con la nuova app mobile. In questo caso oltre alle succitate funzionalità legate all’organizzazione personale ha deciso di spingersi oltre verso l’ibridazione con le notizie che, molto spesso, leggiamo con altri sistemi, lettori di feed o app dedicate.

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Ma il problema (o l’opportunità) rimane. Overo, cos’è oggi l’email? Certo, ogni provider spinge l’utilizzo oltre la banalità legata alla semplice gestione della messaggistica e cerca di attrarre l’utilizzatore verso altri servizi. Dropbox spinge verso gli allegati e il suo cloud, Yahoo verso le news e/o il meteo che sono suoi specifici servizi di punta.

Dunque l’email è un identificativo, un sistema di provisioning e di identity per attrarre gli utenti verso i servizi core del provider di turno. Le funzionalità della gestione multi account, lo swipe, il read it later, l’organizing, la gestione degli allegati e chi più ne ha più ne metta sono solo degli add-on che seguono la naturale evoluzione tecnologica o sono dei cavalli di troia per portarci verso la fruizione di servizi?

E qui entra in gioco Inbox che sto provando da un paio di giorni. Cos’è Inbox? Il nuovo Gmail? No, forse. Ma anche si, #ecchisenefrega se tutti dicono il contrario.

– Inbox è mobile. Ovvero non solo mobile, ma l’esperienza d’uso e i vantaggi che si traggono dall’utilizzo della app sono tutt’altra cosa che la fruizione via web. Dunque sembra nato, voluto e studiato per la posta sincrona. E questo mi piace.

– Inbox lavora per noi. Si, fa delle cose senza che gli e le diciamo. A dire il vero le impara dalle nostre esperienze d’uso. Possiamo dire che si tratta di Intelligenza Artificiale? Non lo so, certo che alcune analogie con Google Now sono davvero evidenti. Ad esempio gli Highlights mi sembrano proprio ingegnerizzati per questo.

– Inbox si organizza per boundle e pin. Che poi son le vecchie tab di Gmail e la stellina. Nulla di nuovo, solo che facendo ciò, Inbox apprende e te lo ripropone la prossima volta. Non male dai.

– Inbox ama gli allegati più del testo. Nel senso che li mette in maggior evidenza a discapito proprio del body. Scelta discutibile ma che cercherò di analizzare meglio.

– Inbox non ha la pubblicità (per ora). E vi sembra poco?

Considerazioni finali

Non è proprio una rivoluzione. Ci scommetterei non so cosa che dietro c’è il teem di Google Wave, ricordate? Molte idee son nate li. Su iPhone, dove l’ho stressato io, l’accessibilità è scarsa. Tutto piccolo, iconcine e scorciatoie impercettibili. Devo comprarmi un 6 plus? La strada, comunque, è quella giusta solo che da sincrono convinto mi aspetterei anche una versione assistita da voice. Ok, sto esagerando. O forse no!

PS. dimenticavo una scenetta della scorsa settimana: Nominato rappresentante di classe ho chiesto a tutti i genitori di consultare la loro casella di posta almeno una volta al giorno per coordinarci con le comunicazioni. Ho rischiato il linciaggio!

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Foto del profilo di Gianluigi Cogo
Da anni facilita i processi che sfruttano le nuove tecnologie e diffonde cultura digitale nella Pubblica Amministrazione. In rete dai primissimi anni ‘90, a Venezia fonda la prima rete civica ‘Venice On-Line’ e poi il primo portale cittadino: ‘Venezia.Net’. Verso la fine degli anni ’90, assieme ad altri colleghi, crea il primo network dei Comuni della Provincia di Venezia ‘Polo Est’ e, infine, uno dei primi social network italiani: ‘Networkingitalia.it’. Presso la Regione Veneto (dove ora ha la responsabilità della Community Network inserita nella struttura di e-government) crea la prima rete intranet basata su workspace e dinamiche 2.0. Sviluppa, insieme ad altri colleghi di diverse regioni italiane, Ritef, la ‘rete delle regioni per l’e-learning’ ed è fin dai primi anni 2000 uno dei protagonisti del Cisco Networking Academy in Italia. Attualmente svolge consulenze per Università, Centri di Formazione Pubblici e Privati e Ministeri, per divulgare le dinamiche e i valori della ‘collaborazione e della partecipazione’. E’ docente presso la Facoltà di Informatica dell’Università Ca Foscari di Venezia del corso ‘Social media e smart apps’, Presidente di Assint (Associazione per lo sviluppo dell’innovazione e delle nuove tecnologie), è stato anche Segretario Generale dell’Associazione Italiana per l’Open Government, Componente del Comitato Scientifico della rivista Egov, membro dell’esecutivo dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione, fondatore/animatore della rete degli innovatori della pubblica amministrazione, consulente di FormezPA e molto attivo con il suo blog: http://webeconoscenza.net/. Ha ideato e promosso il primo Barcamp degli innovatori della Pubblica Amministrazione e collabora come docente e curatore scientifico per master e corsi sull’e-government 2.0 e sull’Enterprise 2.0. Scrive su diverse riviste del settore e ha pubblicato i libri: ‘La cittadinanza digitale’ , ‘I siti web delle Pubbliche Amministrazioni’ e ' I Social Network nella PA'.

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