Sanita’, scuola, banda larga: l’agenda digitale ci fa o ci e’?

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20 ottobre, 2014
Schoolchildren Using Digital Tablet In Classroom

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Resta da capire se, al netto dei bandi recenti sulla banda larga e delle intenzioni, più o meno dichiarate, di Poggiani e Delrio sui temi di interesse nazionale che animerebbero l’agenda digitale, ci si muove oppure si continua a parlare senza un vero costrutto.

Il problema quindi è sempre quello: l’Agid è governata bene, ma chi la governa deve prima capire come agire, poi istruire gli esecutori materiali e bypassare la burocrazia, e forse in fondo a questo dedalo infinito, INNOVARE. Se tutto va bene, insomma, passeranno quanti altri mesi prima di vedere gli effetti dell’agenda digitale su sanità, scuola, banda larga e lavoro? 

Sentite le ultime in merito di Poggiani e Delrio. “L’Agid – ha detto il sottosegretario alla presidenza del consiglio – ha una governance da manicomio, barocca, inadatta a raggiungere gli obiettivi. Stiamo cercando di fare la task force di persone che vanno a vedere i progetti”. Secondo il direttore, invece, Agid sarà operativa in 2-3 settimane (questo, però, lo aveva detto due-tre settimane fa). “La capacità di realizzazione dei progetti è sempre proporzionale alla organizzazione. E si tratta di un’organizzazione complicata“. Ecco, appunto.

Istruzione e scuola

Impossibile dirlo, non ce lo dicono e soprattutto si fa fatica a capire quanto pesante sia la macchina organizzativa del governo anche adesso che l’obiettivo ‘snellimento definitivo’ è partito. Partiamo dalla scuola, ad esempio. Si dice alfabetizzazione digitale, si parla di ebook, ci sono leggi più o meno pensate ma mai realizzate.

L’idea sarebbe duplice: adottare libri di testo in formato elettronico (ebook, appunto) e istituire centri scolastici per l’istruzione a distanza di studenti che abitano in zone difficilmente accessibili (aree di montagna). “La scuola può essere il motore per aumentare la domanda di servizi e contenuti digitali se la dotiamo di connessione a banda ultra larga, per aiutare a soddisfare l’obiettivo richiesto dall’agenda digitale europea di avere il 50% della popolazione nazionale connesso ad almeno 100 mbps“, ha sottolineato Annalisa Poggiani, neo direttore Agid.

Poggiani ha rilanciato quindi la disponibilità di Agid a mettersi a disposizione di alunni e insegnanti per aumentare le loro competenze digitali. “Bisogna accelerare sulla formazione del corpo docente, abituandoli alle possibilità offerte da una classe e una scuola in rete“. Quindi il problema non è dei nativi digitali, ma della nostra generazione poco avvezza alla tecnologia? Secondo il numero 1 di Agid, la digitalizzazione delle aule sarà completata solo “quando tablet, wifi e lavagne interattive verranno considerate parte integrante della infrastruttura scolastica“.

Cosa fa, o farà, o sta facendo, il Governo in merito? “Sarebbe interessante incoraggiare gli insegnanti 2.0 ad insegnare ai loro colleghi come integrare la didattica digitale nella dinamica dell’aula“. E’ una proposta sperimentale, attualmente non in corso. Aspettiamo e speriamo, ma il tempo stringe anzi è già finito.

Banda larga: i bandi ci sono, le idee…meno

Vecchio cavallo di battaglia di tutti i predecessori della Poggiani, la banda larga è la (falsa) panacea di tutti i mali. Internet serve, si, ma prima di tutto serve sapere cosa ci dobbiamo fare. L’ultima in merito riguarda i bandi, istituiti dal Ministero allo Sviluppo economico, per colmare il digital divide di prima e di seconda generazione, ovvero per la banda larga e per quella ultralarga ad almeno 30 mbps.

Dopo gli incontri bilaterali con tutte le regioni italiane, comprese le province autonome, avvenuti nel 2012, ha bandito 353 milioni di euro per la banda larga completando così il piano nazionale iniziato nel 2009. Le regioni interessate a quest’ultimo intervento attuativo sono Veneto, Sicilia, Puglia, Toscana e Calabria.  Il Piano Nazionale Banda Larga definito dal MISE in coordinamento con le Regioni ha interessato quasi tutte le regioni italiane che vi hanno aderito direttamente o lo hanno attuato autonomamente in coerenza con le linee guida nazionali.

Il Ministero dello sviluppo economico, per il tramite di Infratel Italia ha anche avviato il Piano strategico banda ultralarga per raggiungere anche il secondo è il terzo obiettivo dell’agenda digitale europea (garantire una copertura ad almeno 30 Megabit a tutti e assicurare che almeno il 50 per cento della popolazione sottoscriva abbonamento a servizi di connettività oltre i 100 mbps, entro il 2020).

Per portare l’Italia a livello dell’Europa per velocità della rete sono necessari tra 5 e 6 miliardi“. Ad oggi 383 milioni di euro sono stati banditi per la banda per ultra larga (a cui si somma il contributo degli operatori privati beneficiari) che permetteranno la copertura di circa 700 comuni a fallimento di mercato. In particolare, sono già assegnati i bandi in Campania e Molise e avviati in Calabria, Puglia, Lazio, Sicilia, Abruzzo, Lombardia e Comunità Montana Val di Sabbia.

Il resto del programma: identità digitale, sanità, giustizia, moneta elettronica

Tra i principali obiettivi dell’agenda digitale e di Agid, annoveriamo progetti in corso d’opera di diverse matrici. L’identità digitale è una sorta di ‘must’ che, dai tempi della vecchia CIE (a qualcuno piace l’orrido) cerchiamo di buttare nel mezzo a mo’ di pallone in area al novantesimo.

L’idea di base è creare un documento digitale unificato che racchiuda al suo interno identità e tessera sanitaria. Bisogna però anche costruire un’anagrafe unificata nazionale e un censimento annuale della popolazione, oltre a consentire a tutti i cittadini di parlare con la PA attraverso la vecchia PEC. La domanda/provocazione è: non è che siamo già anacronistici?

Passando alla sanità, quel che consociamo è il fascicolo sanitario elettronico (FSE) contenente tutti i dati digitali di tipo sanitario e sociosanitario del cittadino, raccogliendone di fatto l’intera storia clinica. Il problema è che il fascicolo sanitario elettronico procede a singhiozzo: in teoria, tutte le Regioni dovranno crearlo entro il giugno del 2015. Peccato, però, che soltanto pochi enti locali (Emilia-Romagna, Lombardia, Sardegna, Toscana, Trentino e Veneto) siano già in fase avanzata, mentre molte altre rischiano seriamente di non rispettare la scadenza del prossimo anno.

E il processo civile telematico? Ha debuttato lo scorso 30 giugno e prevede il deposito e la pubblicazione degli atti con strumenti digitali. Si tratta però di norme che entreranno in vigore con una tabella di marcia non proprio velocissima, visto che le nuove procedure andranno a regime soltanto a novembre, mentre nelle Corti di appello (cioè negli organi giurisdizionali di secondo grado) se ne riparlerà soltanto nell’estate del 2015. Molti tribunali (circa un quarto del totale) lamentano già il bisogno di potenziare la propria dotazione tecnologica e informatica per non farsi trovare impreparati all’appuntamento.

Le norme sulla moneta elettronica invece sono operative. Dall’estate scorsa, per esempio, sono entrate in vigore (non senza uno strascico di polemiche al seguito) le norme sull’uso della moneta elettronica, che obbligano i commercianti ad accettare sempre i pagamenti con strumenti tracciabili nelle transazioni sopra i 30 euro. Peccato che chi non rispetta le regole non venga multato.

Stesso discorso per le fatture elettroniche che, da settembre, sono obbligatorie per legge nelle forniture alla pubblica amministrazione mentre le tradizionali fatture di carta scompariranno completamente dagli uffici degli enti locali e statali da marzo del prossimo anno.

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