Genova: il tramonto delle smart city?

Scritto da:     Tags:  , ,     Data di inserimento:  15 ottobre, 2014  |  Nessun commento
15 ottobre, 2014
genova_disastro

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Ho aspettato qualche giorno a scrivere queste considerazioni. Troppo vicino il dolore dei genovesi. Troppo forte la loro rabbia. Troppo evidente l’insipienza di scrive. Oggi scrivo. Ad ogni convegno Genova era indicata come una smart city, come un modello virtuoso da imitare. Nei numerosi “smart city index” stava nelle prime posizioni.

In realtà le performance di Genova – così come di molte altre città – erano collegate al partecipare ai bandi europei e italiani definiti “smart”. Genova, con il solito codazzo di aziende, ne aveva vinti alcuni e giustamente “si vendeva” il successo.

Il concetto smart city per troppo tempo è stato collegato alla tecnologia. Per troppo tempo il progresso del genere umano nell’ambiente urbano non è stato considerato. D’altronde la consapevolezza, la condivisione della conoscenza e del sapere, il grado di soddisfazione del vivere non sono facilmente quantificabili. È più facile calcolare i km di piste ciclabili, il numero di LIM nelle classi.

In quello scenario “smart” le persone sono scomparse. Questa impostazione porta a paradossi inconcepibili in una città dove la diffusione dell’Information and Communication Technology dovrebbe cambiare tutto.

Il Sindaco di Genova afferma che non è stato avvisato in tempo. Grave affermazione in epoca di device mobili, di comunicazioni semplici, diffuse e pervasive. La popolazione di Genova non è stata avvisata in tempo. Gravissimo nell’epoca della pervasività del social networking.

Gli “enti preposti” hanno mai pensato che l’uso di Twitter e di Facebook sono largamente diffusi in Italia? Pensano che li usiamo solo per pubblicare la foto dei figli? I genovesi hanno mai pensato di utilizzare il social networking e gli open data per interloquire con le Istituzioni responsabili?

E gli open data a cosa servono? Solo a pubblicare lo stipendio del Sindaco e dei dipendenti del Comune? Come vedete tolto il velo “tecnologico”emerge nell’idea di smart city l’attuale inadeguatezza del genere umano nel suo rapporto con la tecnologia.

Forse è opportuno che le amministrazioni locali lascino perdere il sogno della smart city e si dedichino a “oscure” opere di pratica di civiltà digitale a partire da una “umile” attività di alfabetizzazione digitale di tutta la popolazione a partire dal Sig.Sindaco e dal Presidente della Confindustria.

Alfabetizzazione digitale che va intesa come attività di diffusione di consapevolezza diffusa lasciando perdere le pratiche da “Aiazzone del digitale”. Scusate la ruvidezza, ma ormai avverto con forza la necessità di estendere le pratiche “virtuose” sui territori.

Spero che AGID dia alcune linee guida e poi via, “pedalare” nei territori con pochi “palchi”e “convegni”. Viceversa, vedo il rischio che, a breve, il termine smart city venga soppiantato da “città Horizon 2020″, per alcuni la nuova frontiera dell’Eldorado digitale.

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