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Sentenze online, il Garante ‘bacchetta’ la Cassazione. “Via i dati personali”

Sentenze online, il Garante ‘bacchetta’ la Cassazione. “Via i dati personali”
2 minuti di lettura

Sembra un paradosso ma non lo è. Le sentenze online della Cassazione, messe tutte su Internet con nomi, cognomi, indirizzi, tutti i dati sufficienti per identificare attori e convenuti del relativo processo, e consultabili – in via sperimentale – da tutti i liberi cittadini, così come sono sono troppo trasparenti.

Ma come? Chiediamo la trasparenza, viviamo nella speranza di un open data by default e poi arriva il Garante e mette il freno? Si, perché in Italia funziona così. Il bello è che il Garante non ha proprio intimato di togliere i dati personali dall’archivio delle sentenze online, ma ha ‘espresso preoccupazione‘ (terminologia tutti italiana tipo ‘si auspica che’), come detto dal Presidente dell’Autorita’ Garante Antonello Soro, il quale ha scritto al Primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione.

Secondo Soro c’è la necessità di oscurare tutti i nomi, perché c’è “preoccupazione in ordine al diritto alla protezione dei dati personali (spesso anche sensibili e giudiziari) degli interessati”. Per il Garante Privacy, pur essendo l’iniziativa lodevole, bisogna “eliminare nomi, cognomi e ogni riferimento che riconduca all’identità delle persone coinvolte“.

A questo scopo, “potrebbe essere utile riflettere sull’opportunità di espungere dai provvedimenti i dati identificativi, cosa che, pur non togliendo nulla alla comprensione del contenuto giuridico della pronuncia, consentirebbe di minimizzare l’impatto, in termini di riservatezza , della più ampia accessibilità in rete“.

La domanda però sorge spontanea. Le sentenze online sono piene di dati e informazioni, perché questi dati e informazioni ‘fanno’ giurisprudenza e creano archivio. Se si oscurano i nomi, che senso ha pubblicare le sentenze?  Il lavoro della Corte di Cassazione è stato enorme.

Si tratta quasi 160.000 documenti pubblicati online, con tutti i dati necessari per l’identificazione dei soggetti interessati, in base ad una circolare del Primo Presidente del 2006, che – sulla scorta della previsione dell’art. 52 del codice della privacy-  dava disposizione di cancellare solo alcuni nomi (minori, vittime di reati sessuali, quelli di chi ha chiesto espressamente di non essere citati), nell’intento – ribadito alcuni mesi fa dal Primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione Giorgio Santacroce – di “rafforzare i valori della stabilità e della certezza del diritto non solo tra gli operatori del settore ma fra tutti i cittadini“.

Tanto per spiegare l’impatto che una simile diffusione può avere sulla vita delle persone, tramite il comodo motore di ricerca messo a disposizione agli utenti, è possibile ritrovare i dettagli di una vertenza giudiziaria soltanto digitando il nome.

Così, è facile che, per conoscere l’esatta pronuncia del giudice sulla vicenda che ha coinvolto il nostro parente o vicino di casa, saremo tentati di dare una sbirciatina all’enorme banca dati della CassazioneSecondo la Cassazione è lecito, secondo il Garante no. Secondo voi?

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